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THE ELMER BELT LIBRARY OF VINCIANA

A gift to the Library of the University of California, Los Angeles, from Elmer Beh, M.D., 1961

1786

li3iìa::y ? vikciaiì\

TBaXTAXO / JXLU FITTOHA / DI / LLOVASUì £a VIBOI / ■oummmU dato in luoe / ooa la Vita d«II'l0t««ao autore / aorltta / da Bmtmtllm ]>tt Fraaa». / SI sono aMluati 1 tm libri dalla pittura, ad il Trattato / della Statua di UOK WmatA ALBERTI / eoa la TlU dei BMdeaiao / la Bolo#ia / lell* Inatltuto delle 8«l«asa. 1786. Con approvaci one.

37ai.jpp.xxiii-202; ili. Yer«a #11

Lieb #7

apoo that of Parla 16^1.

Tma edltlon la

The flgurea an» dlffenently groupedt

ricnraa aa oaa piate.

Thla 00 MT ooataioa 19 platea.

8

TRATTATO

DELLA PITTURA

D I

LIONARDO DA VINCI

Nuovamente dato in luce

CON LA VITA DELL' ISTESSO AUTORE

SCRITTA

DA RAFAELLE DU ERESNE.

Si fono aggiunti i tre Libri della Pittura, ed il Trattato

delia Statua di Leon Battista Alberti

con la Vita del medefinK)*

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ÌN BOLOGNA

Neir Inftituto delle Scienze. )( 178^. )( ^^^ a^^ro^aMone >

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Ili

r EDITORE

A' CORTESI LEGGITORI

I,

.L Trattato della Pittura dell' infigne Lionardo da Vinci fatto imprimere in Parigi l'anno 1651. da Rafaello Trichet du Freg- ne con le Figure dilegnate dalle mani valenti di Pouflln , e d' £r- rard , non oitante k molte edizioni dopo quella fatte , e le tra- duzioni pur anche ih varie lingue , eilèndo diventato rariillmo , e da molti perciò richiedo , mi fono determinato di riprodurlo ^ e nella ileilà torma della Architettura, Pittura, e Statua di Leon Battifta Alberti , pochi anni (bno , da me rimandata alla luce , prolèguendo così la incominciata riftampa de' Libri più rari, e più vantaggìoii che trattano delle tre nobiliflime Arti Architettura , Pittura , e Scultura . Della utilità di queft' Ope- ra non occorre far qui parola , efiendo conofciuta abbaftanza . Che che ne dica il Boflè nel fuo Trattato di Profpettiva , il Libro e tutto Iparfb di moniti , e d' infegnamenti non pur giovevoli , ma necelTarj agli Studiofi dell' Arte della Pittura , e del Dilegno . Si conofce , è vero , il dotto Autore non aver- lo in tutto perfezionato, eflèndovi alcune cofè ripetute, ed altre non dichiarate abbaftanza , come ne avverte anche il du Frefne medefimo nella fua Lettera al Bourdelot Medico della Regina Criftina di Svezia , alla quale dedicò il Libro , che qui vedrete ftampata ; ma non pertanto anche tal quale è il Libro utili (lìmo , e degno parto di grande Maeltro . In quefta riftampa ho (eguita in tutto la mentovata edizion di Parigi del kSj i. come la più perfetta, e più accreditata, e fpero non abbia a riufcir meno accetta della fuddetta di Leon Battifta Alberti . Gradite il buon animo che ho di giovarvi , ed afpettatevi pure appreflb di veder profeguita la cominciata mia imprefa , poiché altr' Opera ho pronta di grave Autore , che non vi farà meno cara di quefte che ho già fatte pub- bliche .

a % ALLA

V

ALLA SERENISSIMA E POTENTISSIMA

FRINCIFESSA CRISTINA

TER GRATIA DI DIO REGINA DE' SVEDESI, GOTI, E VANDALI

Gran Duchejpi di Finlandia , Duchejfa d"* Eflonia, e Care Ha ^

Signora d"* Ingria éìc.

SERENISSIMA REGINA.

FEdeft

Edejl per lunga memoria delle più chiare hiflorie ejfere Jlata fempre tenuta in pregio V arte della pittura , t't ognun sa cH' A' kjfandro , che per grandeT^ d' anitno e di fotti fu il Gujìavo del foo Jecolo y hebbe in honore il grande Ape Ile , Nulla dirò di Fabio , eh"* in quella città dove i Re Ji tennero honorati del titolo di cittadino, per >' ejercitio di si nobile arte fo chiamato il Pit- tore , e ne lafVtò il nome alla Jua Famiglia . Ne per indurre la Maejìà Vqjìra a foar Jìima di quejìa virtù credo che Jta necejfario di foirla ricordare cK Antonino Imperatore con quelle fnani che da- vano le leggi al mondo , con quelle ijlejfè Jt dilettava di maneg- giare alle volte i pennelli, A tutti è noto P amore e h"* ella porta alle Lettere , ed a tutte le belle Arti, e P ammira il mondo come protettrice e pojpditrice ancora delle più recondite Jcienz^ , e Jlu- pifce vedendo a tanti habiti virtuoji imito folicemente V Impe- rio . Sperando dunque che quejìa Opera , la quale da me vien con- Jecrata c^Juoi meriti, e porta in Jr onte V augujìo nome di V. M,

VI

flit per effere da lei gradita , ho Jupplicato il Signor Bourdelot , dclitie de* letterati della nojira natione , e che ha un particolar gu- Jfo delle cojl: d^lla Pittura , di volerla prejentare alla Aiaejìà Fo- Jlra , acciocché per la gentile:;;^ del donatore il dono acquìjìi più gratia apprejp) di lei , L* autore , che JcriJJe nel principio del J^e- colo patito , J'it favorito da Prencipi grandi , ft // Re Francefco primo , che cotrH ella Jli il Kume tutelare de"* Virtuojì , lo volje , benché carico d^ anni , havere nella Jua Corte ^ e Ji sa ch^ egli gli morì in braccio . Avventurofò Vecchio , ejpndo hoggidì Jìia fortu- na di rivivere nelle mani d* una Ti ama ^ che per /' imperio di tan- te fiere e bellico nationi fi può chiamar la più potente , come per quello della virtù la più compita e gloriqfa FrencipeJJa dell'* Univetfò , e che da quelli che parlano la lingua degli Dei Ji deve ad una voce chiamar Regina di Varnafo . Ma per non penetrare più oltre nelP ampio campo delle fue lodi y non ejfendo materia ■proportionata alla tenuità del mio file , vengo a fipplicar humil" m.ente la Aia fa Vqjlra di gradire le mie fatiche , havendo pep la riputatione di Lionardo da Vinci ^ e per P utilità pubblica, re- fituito ur^ Opera molto importante ^ la quale accompagnata dal fio chiaro nome , vincendo le tenebre delP obblto , ha da pafarc fno alla più lontana poflerità , & io a refar felice , / ella f de- gna di riceverla con benigna fonte , f come io la dono e dedico con vivo affetto di cuore , efèndo non m^no . riverente delle fue grande:^ , che ammiratore delle fue glorie ,

DI VOSTRA MAESTÀ

Humìlif/itfto e de<V9tifj[ìmo Ser'vttote

Rafaelle Trichet du Fresne.

' VII

Al Molte Illujlye ed Eccellevt't^mo Signore

IL SIGNOR PIETRO BOURDELOT,

Primo Medico della SerenifTima Regina di Svetia . Molto tlltijìre Ùf tccellenttjftmo Jtgnore ^ e padrone mio ojf."^.

HO creduto che la nobiltà dell' arte della quale /piegano i precetti in quefta opera , & il merito di Lionardo da Vinci , che n'è l'autore, come ancora la bellezza e curiòfìtà con la quale è ftampato il libro, non fi potevano fregiare d'un nome più glo- riofo di quello della Tua gran Regina. Ho creduto ancora che V. S. ecc."" mi preftafTe in quefta occafione le mani, più gradita fa- rebbe la mia oblatione. E mi fono facilmente perfUafb che pregando- la, come io faccio, ella non mi negherebbe quefto ufficio, tanto per la lunga noftra amicitia , quanto per l'amore eh* ella porta alla pit- tura: il qual gufto nato in lei & in me in un medefìmo tempo, cioè quando andavamo con tanta accuratezza efaminando le bellezze dell* una e dell'altra Róma, crefcendo con la continua applicatione, è di- ventato, principalmente in lei, femprc più fino & efquifito. Mi fo- no valuto nel far flampar quefto trattato di vari) manofcritti . Più nobile per un buon numero di figure, che vi fono fchizzate dalla dotta mano del fignor Poufti'n, e ftato quello del figncr di Cian- telou, il quale i' hebbe dal virtuofìnimo cavaliere del Pozzo, nel tempo eh' egli andato in Italia alla conquifta delle be'lc cò- fe , per la gloria del regno non moriva il noftro gran Car- dinale, haverebbe portato Roma a Parigi. L'altro, eh' e alTai più corretto, mi è ftato communicato dalla cortefia del fignor Tevc- not, gentilhuomo d' ogni forte xli belle lettere e cognitioni adorno. Ma per 1' ignoranza o negligènza di ehi copia libri, o per qualfi- voglia altra occafionc , pochi fi fono trovati i capitoli , ne' quali non vi fia ftato qualche intoppo, e principalmente in quelli dove entrava un poco di geometria, che per 1' aiTurdità delle figure re- ftavano quafi intelligibili. Spero di harer reftituito il tutto alla fua prima purità. Vi rcftano però molte cofe che paiono defiderare la lima: vi fono molte repliche inutili, molti ragionamenti troncati, la dicitura è in più luoghi frcgolata, e benché vi fia qualche or- dine ne' capitoli , non è però tale quale richiede in un' ope- ra perfetta : donde fi conchiude facilmente che Lionardo da Vin- ci non gli diede mai 1' ultima mano . Nientedimeno ella è confide- rabile, e di maravigliofa utilità, e vale fempre più, come sa V. S. ecc."" un abbozzo di Michelagnolo che quattro ftatue finite di qual- fivogha altro fcultorc mediocre. Havcndola dunque purgata quanto

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fi poteva, per maggiormente illuftrarla fi fono fatte intagliare le fi- gure con quella diligentia eh' ella vede . Il fignor Errard valentifTi- mo pittore, che per la profonda fcienza del difegno non fi può paragonare non con i più eccellenti huomini de gli ultimi fecoli, e del quale potrebbe dire qualche filofofo che per quel vero gufto eh' egli ha delle cofe antiche, fulTe pafTatà in lui 1' anima di qual- eh' uno di quei primi maeftri, è quello al quale fi devono il com- pimento e gli ornamenti dell' opera, havendovi aggiunto parecchi figure, e fra le altre quelle che. fi vedono verfo il fine del libro, dove fi ragiona del modo di panneggiare e di veftir le figure : nel refto fi è fervito di quelle idee e fchizzi del fignor PoufTin , che fi fono trovati nel manofcritto del fignor di Ciantelou. Tale è Y hiftoria di quefto trattato. Ho creduto che V. S. ecc."*' haverebbe a caro di efferne informata. Per la conformità^ della materia fi fono aggiunti i tre libri della pittura di Leon Battifta Alberti, & il trattato della* ftatua dell' iftelfo, il quale non fi trovava più, non clTendo mai flato ftampato fenon una volta fola. Il Vafari fcri(Te già le vite dell' uno e dell' altro autore , ma perche egli ha trala- fciato molte cofe degne di elTere oHervate, mi fono meflfo a farle di nuovo , aggiungendovi quello che la lettura de' libri , e qualche cognitione ch'io mi ^no *cqiiWlato delle cofe d'Italia m'hanno (ug- gerito. Ho fcritto in lingua Italiana, perche iapendonc quanto ba- Itava per edere intefo , mi pareva che cofi lo richiedeflfc l' accom- pagnamento dell'opera. Se un'altra volta haverò occafione di par- lar Latino o Francefe, forfè mi riufcirà meglio, e potrò più feli- cemente fpiegarc i mici concetti. Intanto fupplico V. S. ecc.*"* di volermi elTere protettore, e di porgere a miei firritti quell'aiuto che non potrebbono peraventura dall' autore loro fperare , manifcftando la fovrabondanza del fiio amore nella moltitudine de miei dififetti. E le bacio mille volte le mani.

Vi V. S. eccellerit'ijjìma.

Sewltou denjotij^mo e cordtalijjìmo Rafaellc Trichet du Frefne.

)X

VITA

DI LIONARDO DA VINCI

Ti E S C \ITT A

DA RAFAELLE DU FRESNE-

SE la nobiltà del fangue , eh' è una cofa immaginaria , fa una tal diitintione fra gli huomini, che gli uni innalza fopra gli altri, chi è colui che non ftimi che quella dell' animo, che confifte in virtù effettiva, e rifiede nella parte che tragge Tua origi- ne dal cielo , non fia per portar gli huomini dal più infimo {tato fin' a i confini della divinità. Di quefta vera e più rifplendente no- biltà ornato Lionardo da Vinci, potè in gloria & onori pareggiare i più grand' huomini del (no fecolo , & innalzandofi fopra la baf- fezza della fua nafcita , vivere , praticare , è morire con i re e prencipi grandi s e quel eh' a pochi è conceOTo , lafciar 1' immorta- lità al fuo nome. Nacque egli nel cartello di Vinci, porto nel Val d'Arno di fotto, non rroppo lontano da Fiorenza , e fu Tuo padre Piero da Vinci. Cortui accorgendofi del genio del figliuolo, che fra gli altri iuoi rtudii Tempre attendeva a difegnare, rifolfe di aiutar quella fua naturale inclinatione , e menatolo a Fiorenza deli- berò di porlo con Andrea Verrocchio pittore in quel tempo di qualche riputatione. Quello ammirando 1* ingegno del giovane, ne le' quel giuditio che poi il tempo dimortrò verilhmo , & accettato- lo per fuo difccpolo, tanto più promife a fer Piero di ammaertrarlo,

|j quan-

X VITA

quanto che pafTava una eretta amicltia fra di loro , e che Lionar- do per le Tue belle maniere , e coftumi , gli parfe degno delle Tue cure. Egli nella fcuola d'Andrea, che non folo s'applicava alla pittura, ma ancora fu fcultore , architetto, intagliatore, &i orefice, imparò non folo 1' arte del dipingere , ma di più tutte quelle altre dove il difegno interveniva. E fu tale il progrefTo eh' egli vi fece , eh' in poco tempo fi lafciò addietro il proprio maellro . Del qua- le fi legge che dipingendo in una tavola, per i frati di Valumbro- {a. , che fono in S. Salvi fuor di Fiorenza , 1' hiftoria di S. Giovan- ni quando battezza Chrillo , volfe che Lionardo T aiutaffe, e gli diede a colorire un angelo, che nelle mani teneva alcune vefti. Efeguì egli con tanta maeftria quanto da Andrea gli fu commeflo, che di gran lunga trapafsò il reftantc dell'opera, e giudicò chiara- mente ogn' uno che le altre parti del quadro erano molto in bel- lezza all' angelo inferiori. Arrofsì il Verrocchio , e vedendofi fupe- rato da un giovanetto Tuo allievo, fdegnato contra i fuoi pennel- li , mai più volfe adoprar colori , e difle per femore addio alla pittura .

Ufcito dalla fcuola Lionardo, & cOfendo già in età da poter governare fteffo, fece in Fiorenza quelle opere che dal Vafari vengono accennate , cioè per il di Portogallo il cartone di Ada- mo e d* Eva quando peccarono nel paradifo terreftre , nel quale , oltre le due figure , vi dipinfe di chiaro ofcuro con incredibile pa- tienza e diligenza gli alberi e le herbettc de* prati . Fece ancora ad iftanza di Piero fuo padre , per un fuo contadino da Vinci , fopra una rotella di fico, una tal c-mpofitionc di diverfi e ftrani anima- lucci, come ferpi , lacertole, ramarri, grilli e locufte , che di tut- ti infiepie fene formava uno, tartto fpaventevole & bombile, eh' a guiia, della tefta di Medufa rerideva immobile da flupore chiunque lo riguardava . Ma giudicando il padre che quefta non era opera da mettere in mani di villano , vendutala a certi mercadanti fu poi comprata per 300. ducati dal duca di Milano. Fece in un qua- dro una Madonna rarilTima, e fra le altre cofe vi contrafece una caraffa piena d' acqua con alcuni fiori dentro , fopra la quale con admirabile artificio haveva imitato la rugiada dell' acqua : il qua! quadro hebbe poi Papa Clemente fettimo. Fa ancora rnentione il Vafàri d' un difegno fatto fopra un foglio per Antonio Segni fuo a- miciffimo , nel quale con rara inventione, e con la fua ordinaria accuratezza figurò un Netunno in mezzo al mare turbato , col fuo carro tirato da eavalli marini , accompagnato di orche , tritoni , & altre cofe fantaftiche che gli parfero a propofito per un tal {oggetto.

In quefto luogo offervaremo che benché il Vinci fapelle a tal fcgno in che cofa confiftelTe quella divina proportione eh* è madre

della

DI LIONARDO DA VINCI. xi

della bellezza, che le Tue figure piene di gratie infpiravano amo- re a rifguardanti, pigliò nondimeno tanto gufto nel dipingere cofe bizzarre & alterate, che s'egli s* imbatteva in qualche villano che con vifo Itrano & alquanto fuor dell' ordinario dalTe un po- co nel ridicolo invaghito dalla bizzarìa dell' obbietto 1' haverebbe feguitato un giorno intiero, fin' a tanto eh' havendone una perfet- ta idea ritornato a cafa lo difegnava come lo avefle avuto pre- fentc. Et oflerva Paolo Lomazzo nel fefto della pittura cap. 32. che nel Tuo tempo Aurelio Lovino ne haveva cinquanta in un li- bro difegnati di fua mano. In qucfto genere è dipinto quel qua- dro che fi vede qui a Parigi fra molti altri che fi confervano in una ftanza del palazzo reale delle Tuelleric fotto la guardia del fi- gnorc le Maire pittore, come ogn' un sa, di non ordinario valore, nel quale fono dipinti due cavalieri in atto di togliere per forza a due altri una bandiera: il qual groppo faceva parte d* una opera maggiore, cioè del cartone ch'egli fece per la fiala del palazzo di Fiorenza , come di fiotto fi dirà , ma per la fiua bellezza fu da lui dipinto in picciolo volume con gufto & amore incredibile . Qui oltre la furia de cavalli, e la bizzarria de vcftimenti , fi vedono le tefte de combattenti grinzute , infocate & infuriate , con aria tan- to ftraordinaria e ftravagante, e per dir cofi caricata, e da mafica- rone, eh' in un medefimo tempy deftano e paura e rifio nell' ani- mo de' rifguardanti ..

Tornando alle prime opere di Lionardo da Vinci, dice Gior- gio Vafari eh' egli cominciò in un quadro a oglio una tefta di Medufà di ftravagante inventione , la quale rimafe imperfetta. Diede ancora principio a una tavola dell' adoratione de' magi, nella quale erano alcune bellilTime tefte s ma non mai finita, come foleva per lo più intervenire a tutte le cofe fiue. Perche ha- vendo egli un* infinità di belle cognitioni, & efiendo di natura vi- vace , e di fertiliflimo ingegno , non fi tofto haveva cominciato u- na opera, che gli veniva in penfiero di metterne in efecutionc un' altra. Et oltre la profeflfione della pittura, che per quella tan- to diligente maniera da lui abbracciata, poteva occuparlo tutto, attendeva alla fcultura, e modellava divinamente bene. Era in- telligcntilTimo della geometria, e nella mecanica non cefiàva mai di penfare a nuovi ordegni , e fu inventore di diverfe machine . Era buoniifimo architetto, e fapeva al pari di nififun altro la fcien- za de' fpecchi , e la profpettiva . Studiò ancora le proprietà delle herbe , e penetrando con 1' ingegno, fino nel cielo s' applicò alli ftudij dell' aftronomia , e fece molte oflervazioni circa il moto delle ftellc. Nella mufica riufcì admirabile , e fiì tanto leggiadro nel cj^ntarc, e nel fonare, che fuperò tutti i mufici del Tuo tem-

b 2 pò:

Xll

VITA

pò: & acciocché non gli mancafte virtù alcuna, quell' iftefib furo- re infpiratogli da Apolline che lo fece pittore e mufìco , lo fe- ce ancora poeta. Ma eflendofì perfe tutte le Tue compofitioni , è folo pervenuto fin a noi quello Tonetto morale .

Chi non può quel che 'vuoi , quel che può 'Doglia ,

Che quel che non fi può folle è colere.

Adunque faggio è /' huomo da tenere.

Che da quel che non può fuo <voler toglta» Terò eh' ogni diletto nofìro e doglia

Sta in fi e no , faper 'voler potere ,

Adunque quel fol può che (O 7 do'vere

Ne trae la ragion fuor di fua fogUa . Ne fempre è da 'voler quel che V huom puote ,

Speffo par dolce quel che torna amaro.

T tanfi già quel eh' io 'volfi poi eh' id V hehhi . Adunque tu, lettor, di quefie note.

Sa te 'vuoi effer buono , e agi altri caro ,

Voglt fempre poter quel che tu debbi .

Era etiandio diftratto in più diletti, perche gli piacevano ol- tre modo i cavalli , e con dcftrczza gli maneggiava , & effendo non meno agile e robufto di membri , che di bella prefenza , & avvenente in ogni fua attione , fu fchermidore & armeggia- tore infìgne . Ma Ibpra tutto fi dilettava di converfarc fpeffo con gli amici, & era tanto manierofo nel trattare, e fpiegava i fuoi penfieri con tanta gratia & urbanità , che tirava a gli ani- mi di chiunque 1' afcoltava .

Tante rare qualità, & un acquifto fi grande di fcienze, fparfero il nome di Lionardo per tutta V Italia, & induiTero Lodovico Sforza, detto il Moro, che favoriva i virtuofi , e fu quafi con tutti liberale, a chiamarlo a Milano, aifegnandogli o- gni anno cinquencento feudi di fiipendio . La prima cofa che fa- cefie quel prencipe fu di formare un' accademia per 1' architet- tura, nella quale egli introdufle Lionardo, il quale (cacciando le maniere Gotiche della prima fcuola , già labilità nell' illelTa cit- tà cento anni avanti fotto Michelino, aprì la via di ridurre quell' arte alla fua prima & antica purità . Fu poi impiegato dal me- defirao prencipe per condurre 1' acque dell' Adda fino a Milano, e formar quel canale navigabile, volgarmente detto il navilio di Mortefana , con 1' aggiunta di più di ducento miglia di fiume navigabile fin' alle valli di Chiavenna e Valtelina. JL' imprefa era diffìcile & importante, e degna del bell'ingegno di Lionardo

per

DI LIONARDO DA VINCI. xiii

per la nobile concorrenza col navilio grande che ducento anni pri- ma fiì fatto ne' tempi della repuhlica Milanefe dall' altra parte del- la città , col quale fi derivano le acque del fiume Tefino per la navigatione e per 1' irrigatione della campagna fino a Mila- no. Ma iuperò egli tutte le difficoltà che s' incontrarono, e con moltiplicate cataratte , o vogliam dire folkgni, fece con mol- ta facilità e fìcurezza caminar le navi per monti e valli.

Non contento il prencipe che Lionardo come architetto & ingegnerò illuifralTe il Tuo flato, volfe ancora eh' egli T ornarfe con qualche opera fcgnalata di pittura . Gli ordinò dunque che nel refettorio de' padri Dominicani di S. Maria delle gratie dipin- gere la Cena di Chrifto con gli Apoftoli: il che da Lionardo fu con tanta maeflria cfeguito, che quella opera fu poi da tutti Ifimata per il miracolo della pittura . E veramente vi furono con tanta pompa fpiegate tutte le finezze dell' arte, che tutti fcrivono, & è comune voce, che ne in difegno , ne in efpref- (ione, ne in diligenza, ne in colorito, fiì mai vifto cofa fupe- riore a quefla. Non fu ordinaria la gratia e la maeftà eh' egli diede alle tefte de gli apofloli, e fpecialmente a quelle de due Giacomi , fi che quando venne a finire quella di Chrifto , non potendo arrivare a un grado più eminente di bellezza, difperato la lafciò imperfetta ^

E perche nel lavorar il quadro pareva al priore del con- vento che troppo duraffe Y opera , Tpcffo con importunità Tene lamentò con Lionardo , anzi portò le fue querimonie lino alle orecchie del duca : il quale ragionandone una volta con Lionar- do, feppe da lui che non refkva altro da fare che le due tefte di Chrifto e di Giuda. E che non potendo immaginar Y in- finita bellezza del figliuolo di Dio, manco fapeva come la po- .tefTc efprimere con i pennelli . Ma che quanto alla bruttezza di Giuda figliuolo dell* inferno, che lo teneva in penflero, non gli mancherebbe il ceffo dell* ingrato frate, che con una into- lerabile &C infoiente feccaggine s' era refo oltre modo ad am- biduc importuno.

Riufciglr a maraviglia , come fcrive il Vafari , di efprime- re quel foìpetto eh' era entrato ne gli apoftoli , di voler fapere chi tradiva il loro maeftro . E racconta il Lomazzo , (il quale per haverne fatto una copia grande in S. Barnaba di Milano , haveva quell'opera fortemente impreffa nell'animo) ch'in cial- cheduno fi vedeva 1' ammiratione , lo fpavento, la doglia, il fof- petto , 1' amore , e fimili pafTioni & affetti in che tutti all' bo- ra fi trovavano , e finalmente in Giuda il tradimento concetto acir animo , con un fembiante appunto limile ad un fcelerato ^.

Si

xiv VITA

Si che ben dimoftrò Liònardo quanto perfettamente intendeffe i moti che 1' animo Tuoi cagionare ne corpi , eh' è la parte la più delicata, e per la fua difficoltà meno praticata dell'arte. Era una tal' opera degna dell' immortalità , ma effendo dipinta a oglio fopra un muro humido , è ftata poca durata , & hog- gidì è del tutto guafta . Volfe Francefco primo quando fu a Mi- lano che fi tentaffe ogni maniera per portarla in Francia, &C arrichirne il Tuo regno , ma eHendo dipinta fopra una parete grofia , alta e larga da trenta piedi , riufcì vano il penfiero . E' però verifimile eh' egli ne facelTe far qualche copie , e quel- la ne farà forfè una e' hoggi fi vede nella parrochia reale S. Germano, inchiodata al muro, a man manca quando fi en- tra in detta chiefa per la porta che rifguarda il mezzodì. Nel medefimo refettorio ove Liònardo dipinfe quel cenacolo , ritraf ancora di naturale il duca Lodovico , e la ducheffa Beatrice fua moglie , tutti due in ginocchioni , con ì figli avanti , & un Chrifto in croce dall' altra mano. Dipinfe ancora per il me- defimo duca in una tavola d' altare la natività di Chrifto, la quale fu mandata all' imperatore.

Fra le altre occupationj di Liònardo, nel 'fuo foggiorno a Milano , fu importanti|Timo il fìudio eh' egli fece intorno all' a- natomia de gli liuomini , nel quale, efiendo aiutato da Marco Antonio della Torre, eh' in quel tempo leggeva e fcriveva di ■quefta materia in Pavia, egli divenne perfettifTimo , e ne fece un libro difegnato di mattita roffa, e tratteggiato di penna, che poi rcfìò in mano "di Francefco Melzi fuo difcepolo. Dife- gnò ancora per Gentile Borri , che profetava 1' arte dell' armi , del- la quale egli fteflo fi dilettava molto, un libro intiero di huo- mini combattenti a piedi & ^ cavallo, nel quale fi vedevano efpreffe le regole di quella fcienza. E per la gloria & accre- fcimento dell'accademia fua Milanefe, e per 1' inftruttione de gli accademici , fcriffe molte cofe , e compofe più opere in di- verfe materie , che reftarono un gran tempo neglette , e quafi jncogrjite apprelTo de' Signori Melzi nella loro villa del Vavero, e poi fi funo diffipate e difperfe in qua 6c in , com* è la foriuna ordinaria de' libri : Perche vi fu un tal Lelio Gavardi d' A fola prepoflo di S. Zeno di Pavia, ftretto Parente di Al- do Manucci, eh' effendo {tato macftro d' humanità de' Signori Melzi , & andando fpeffo in detta villa , ne cavò tredici volu- mi, e gli portò poi a Fiorenza, fperandone gran prezzo dal gran duca . Ma morì intanto quel principe , e venne il Gavardi a Piia , e trovandovi Gio. Ambrofio Mazzenta gentiluomo Milanefe eh' era in quel tempo allo fìudio, e gli fece fcrupolo del mal

acqui-

DI LIONARDO DA VINCI. xv

acquiflato , fi compunfe, e pregollo che tornando a Milano refti- tuill'e i libri a' Signori Melzi . Il che egli fece: ma nel rendergli fi maravigliò il fìgnor Orario Melzi capo di quella famiglia della puntualità dell' uno e dell' altro , e fece dono di detti libri al fig. Gio: Ambrofìo , che poi recarono in cafa de Mazzenti . I quali fa- cendone troppo pompofa moftra, Pompeo Leoni, flatuaro del di Spagna, fece conofcere al Melzi di quanto prezzo follerò quei libri, e gli promife honori , & officii , ricuperandogli ftne face- va un prcfente al Filippo. Moffo da tal fperanza il Melzi vo'ò al S- Guido Mazzenta fratello di Gio: Ambrofìo Si. inginocchiato pregollo di ridonarli quelle opere del Vinci . Moffo dalle preghiere del collega, glie ne reftituì fette, e fei ne reflarono in cafa Maz- zenta, uno uè' quali fu donato al Cardinale Borromeo per la fua biblioteca Ambrofìana , OC un altro ad Ambrofìo Figgini , che morencìo lo lafciò al fuo erede Ercole Bianchi . Un terzo ne hebbe Carlo Emanuele duca di Savoia , e morendo il Signor Guido , i reftanti pervennero nelle mani del fopranominato Pom- peo Leoni , che gli lafciò a Cleodoro Calchi fuo erede , il quale gli vendette per 300. feudi al Signor Galeazzo Lonato . Soleva Lio- nardo quando voleva fìlofofare , & applicare con forte attentione allo Ifudio, rtirarfi in detta villa del Vavero , e fi sa ch'egli vi dimorò molti anni con Francefco Melzi fuo difcepolo. Di fotto fi metterà 1' indice de' fuoi ferirti.

Dopo la caduta del Moro, che fu l'anno 1500. condotto prigione in Francia , e morì nella torre di Loces , per le guerre che fucccdettero, s'intepidì affai in Milano lo fludio delle belle arti , e fi diffipò poco a poco 1' accademia già cominciata , nella quale erano riufciti eccellenti nella pittura Frar-cefco Melzi , Cefare Sefto, Bernardo Lovino , Andrea Salaino, Marco Uggioni, Antonio Boltraffio, Paolo Lomazzo , & altri Milanefì, tutti imita- tori del Vinci, a tal fegno che fpc(To le opere loro vennero e ven- gono h ggidì credute, ftimate, e vendute per fattura di Lionardo, e principalmente quelle del Serto e del Lovino, che più fi acco- ftarono alla maniera del maeffro . Ma fopra tutti fi farebbe innal- zato il Lomazzo, non rimaneva privo de gli occhi ne* più verdi anni dell' età fua , come gli era flato predetto da Girolamo Car- dano: e non potendo con la mano, fi diede a trattar la pittura con r ingegno , e cieco ne compofe quei libri che da i più oc- chiuti fono ftimati eccellenti, ne' quali egli propone continuamente il Vinci per idea del vero e perfetto pittore.

Nel tempo che Lodovico XII. di Francia venne a Milano, che fu un anno avanti la prefa del Moro, effendo pregato il Vinci da' principali della città d' inventare qualche machina capricciofa e

ma-

XVI

VITA

magnifica con la quale fi potefle regalare e dilettare quel gran prencipe , fece un lione di tale artificio , che dopo haver carni- nato buon pezzo in , una fala , fi fermò innanzi al , e poi aprendofi il petto, fu vifto efiere tutto pieno di gigli. Per er- ror di chi fcrilTe fotto Lomazzo lib. 2. cap. i. fi legge che tal cofa fiì fatta per Francefco I. il che non può ciTere vero, perche egli entrò l'anno 15 15. in Milano, nel qual tempo Lionardo era in Roma, come di fotto fi vedrà.

Le torbolenze di Lombardia , e gV infortuni) de gli Sforzi , padroni di Lionardo , 1' obbligarono ad abbandonar Milano , e tornare a Fiorenza fua patria . La prima cofa eh' egli vi fece , fu quel famofo cartone della Vergine col Chrifto e fanta An- na , con S. Giovanni , e haveva a fervire per 1' aitar maggióre dell' Aonuntiata, il quale fu vifitato in frotta da tutto il popo- lo di Fiorenza. Quefto cartone fu poi da Lionardo iftelTo por- tato in Francia , dove il defiderava eh' egli lo colorifie .

Fece poi per Francefco del Giocondo il ritratto tanto no- minato di Lifa fua moglie, volgarmente chiamato la Gioconda, il qual fi vede a Fontanableò in compagnia di molti altri qua- dri pretiofi del Chriftianiffimo , e fu già comprato per quattro milla feudi da Francefco l. Si dice eh' egli flette quattro anni a la- vorar quel ritratto, e che nondimeno lo lafciò imperfetto, ha- vendo il guflo tanto delicato, e 1' ingegno acuto e fottile, che per arrivar alla verità della natura, cercava Tempre eccellenza fopra eccellenza , e perfettione fopra perfettionc , e non appagandofi del fatto ben che bello , andava con anfietà dietro a quel più che fi poteva fare . Mentre egli dipinfe foleva havere attorno della fignora Lifa gente che cantaiTe, fonalTe e rideffe, per tenerla al- legra, èc non cafcar nell'ordinario inconveniente de' ritratti, che per lo più danno nel malinconico . E veramente in quefto fi vede un gigno tanto piacevole , che , come dice il Vafari , e co- fa più divina che humana a vedere . E ancora bello un altro ritratto del medefimo Lionardo eh' è a Fontanableò , e fi dice eifer d' una Marchefe di Mantova . BelliiTimo fu quello della Gi- nevra di Amerigo Benci , fanciulla di famofa bellezza in quei tempi. Ne fi deve tralafciar la Flora dipinta con mirabile va- ghezza, e con aria veramente divina: la quale fi conferva in l^angi, &: è in mano di perfona privata.

Havendofi circa f anno 1503. a ornare nel palazzo di Fio- renza la fala del configìio, fu per decreto pubblico eletto Lio- nardo per dipingerla. Fece egli per tal effetto un cartone pien d' arte e di belle confiderationi , nel quale era efprelTa una hi- jftoria del Piccinino : e già n' haveva colorito la più gran parte

a

DI LIONARDO DA VINCI. xvii

a ogilo, quando accortofì che per 1' imprimitura troppo groHa diftaccàvafi ogni cofa dal muro , & che le Tue fatiche erano va- ne, abbandonò l'opera.

In quel tempo, che fu nel pontificato di Pio il terzo, non del fecondo , come fi legge nel Vafari , Rafaelle da Urbi- no, eh' era a pena giunto all' età di venti anni, e che di fref- co ufciva dalla fcuola di Pietro Perugino , defidcrofo di veder quel famofo cartone , & invaghito dalla fama di Lionardo da Vinci , il qual paflava il fc{Tantc{ìmo anno della fua età , ven- ne la prima volta a Fiorenza. Stupì alla vilìa delle fue opere, e non hebbe mai più potente stimolo che lo facclfe correre e con prellezza arrivare a quella alta perfettionc dell' arte, che da tutti lo fece riverire per dio della pittura, dipartendoli da quel tempo in poi dalla maniera fecca e dura del Perugino , per padare alle morbidezze e tenerezze del Vinci . Fu ancora fpcc- tatore il giovane Rafaelle, non fenza profitto, delle contefe che poi caufarono tanta inimicitia fra Lionardo e Michelagnolo Buo- naroti , che non pafìava 29. anni, e con' ordine pubblico haveva fatto per un' altra facciata dell* iliefTa fala del configlio quel tan- to nominato cartone della guerra di Pifa, ripieno di varii nu- di fatti in concorrenza co '1 Vinci. Sino all'anno 1513. Lio- nardo flette fempre a Fiorenza , e vi dipinfe molte cofe . Fran- cefco Bocchi nel libro da lui fcritto delle bellezze di Fio- renza fa mentione d* un quadretto che nel Tuo tempo fi vede- va in cafa di Matteo e Giovan Battifla Botti , nel quale era dipinta una madonna con fommo artificio e diligenza , co '1 Chri- fto bambino bello a maraviglia, che con gratia fingolare alzava la faccia . Dal Borghini per cola rara vicn mentovata una tefla di San Giovanni Battifta eh* era in mano di Camillo de gli Albizi .

Ma edendo afTunto al pontificato Leone X. nel quale V a- mor della pittura e di tutte le belle arti fiì cofa ereditaria, corfe Lionardo a Roma per riverire quel prencipe e Mecenate de' virtuofi , il quale havendogli ordinata una tavola , racconta il Vafari che fubito cominciafle con apparato grande a flillare oglii , e preparar la vernice , e che Leone informato di ciò di* celTe, che non fi doveva fperar nulla da chi penfava al fine, innanzi di bavere esaminato il principio dell' opera. Narra an- cora certe altre cofctte indegne della grandezza del genio del Vinci , le quali fi debbono tenere per fofpette , effendo fcritte da perfona partialifTima di Michelagnolo, il quale, come dicem- mo, profeflava aperta inimicitia con Lionardo, & con finte e favolofe burle fi dilettava di fcemarne la riputatione. Quell' odio

Q im-

XVlll

VITA

implacabile difpiacquc fommamcnte a Lionardo, e vcdcndofi chia- mato dal Franccfco, che nel fuo foggiorno a Milano s era innamorato delle Tue opere, fi rifolfe, benché vecchio di più fettanta anni , d' abbracciare un partito così honorato e gloriofo , e di far il viaggio di Francia .

Non Ri ordinario il gufto eh* ebbe il vedendoci pofTcflrore d' un virtuofo tanto da lui {limato e bramato. E benché per la Tua vecchiezza a pena potefTe più lavorare, fu nondimeno Tempre ben veduto & accarezzato dal . Ed ogn' un sa , eh' elTendo egli flato molti mefì ammalato in Fontanableò, il lo venne a vifitare , e che volcndofi egli per riverenza drizzare fu '1 let- to , e raccontare il fìio male , gli venne un' accidente : per la qual cofa il prefagli la tefta per aiutarlo , e foftenerlo , egli conofciuto il favore gli fpirò in braccio nell' età di fettantacin- que anni , affai più gloriofo di neffun' altro pittore , fc véro e eh' un bel morir tutta la vita honora.

Fu belliffimo di corpo , come fi è detto di fopra . Paflà- ta la gioventù con una negligenza filofofica lafciò crefcere i ca- pelli e la barba , fi che pareva un Hermetc o un Druido an- tico. Non volfc mai pigliar moglie, o s" egli n ebbe alcuna, come diceva un altro pittore , non fu altra che 1' arte , & * fìgiivioli le opere fue. Ne fi deve credere che fi fieno accenna- te tutte, perche molte altre ne ha il gran Duca di Fiorenza, e mi ricordo di haverne vedute parecchie in Inghilterra . Neil' idea del tempio della pittura di Paolo Lomazzo cap. 33. fi fa mentione d' una coneettione della Vergine dipinta per la chiefà di S. Francefco di Milano . Nella libreria Ambrofiana dell' iftcf- fa città fi confervano molti difegni e pitture di quefto autore .

Qui a Parigi nel Palazzo Cardinale fi vede una Madon- na di fua mano , la quale fiede in grembo a S. Anna , e tie- ne con le fue mani un Chrifto bambino che fcherza con una pecorella . Vi è un paefe bellilTimo : ma la tefta della vergine è rcftata imperfetta . Il Cardinale di Richelieu havcva una He- rodiade di efquifita bellezza. Il S. Giovanni nel deferto, figura intiera , eh' è a Fontanableò , & un altro quadro di una Ma- donna, col Chrifto , S. Giovanni & un angelo di mirabil bel- lezza, pofti in un paeie, fono cofe da eflTcre offervate. Nel ftu- dio del Signor Marchefe di Sourdis a Parigi vi è un' altra Ma- donna di riputationc .

Il Signor di Ciarmois fcgretario del Marefcial di Schomberg, gentilhuomo di rare qualità , il quale accoppiando infieme la curiofita e 1' intelligenza fa una confiderabile raccolta di bei quadri, ne ha uno del Vinci, nel quale con due mezze figure

fi

DI LIONARDO DA VINCI. xix

fi rapprcfenta il giovine e bel Giufeppc che fuggendo volta le fpalle alla bella ma dishonefta moglie Putifar . Il tutto è di- pinto con amore e diligenza grande : 1* efprefTione è mirabile , & il pudor dell' uno e la lafcivia dell' altra paiono ne' due vi- fi , più prefto cofe vere che finte. Appreffo il medefìmo fìgno- re una madonna con Tanta Anna , & un Chrifto bambino al quale fan Michele porge una bilancia, e fan Giovanni che fcher- za con una pecorella , è un quadro di eftrema bellezza . Ma troppo farebbe il voler regiftrare tutte le pitture del Vinci : re- fìa che dopo le opere del pennello, fi ragioni di quelle della penna .

Soleva il Vinci fcriverc alla mancina, fecondo 1' ufo de gli Ebrei, nella qual maniera erano fcritti quei tredici volumi de* quali habbiamo già fatto mcntione , & eflendo il carattere buo- no , fi leggeva aflai facilmente mediante uno fpecchio grande . E' probabile eh* egli facefie quefto, accioche tutti non Icggefle- To cofi facilmente i fuoi fcritti .

L* imprefa del navilio di Mortefana gli diede occafione di fcrivcre un libro della natura , pefo e moto delle acque , - pie- no di gran numero di diiegni di varie rote e machine per mo- lini, e regolar il corfo dell' acque, e levarle in alto.

Scrifle dell' anatomia del corpo humano , come fi è già detto, la quale opera era ornata di varii difegni fatti con itu- dio e diligenza grande, e ne fa egli ftcflb mentione nel capi- tolo 22. di quefto trattato della pittura.

Il libro dell' anatomia de' cavalli e mentovato dal Vafiiri, dal Borghini, e dal Lomazzo. Efl*endo flato egli eccellente nel plafticargli , e nel dipingergli , come ne fa fede il quadro de' quattro cavalieri combattenti fopra accennato , non vi e dubbio che r opera non fufle di ftraordinaria bellezza & utilità .

Nel capitolo 8i. & ilo. di quefto trattato vien citato da lui una fua opera della profpettiva, divifa in più libri. Forfè che in quella era infegnato il modo di tirare le figure maggio- ri del naturale, lodato dal Lomazzo nell' idea, cap. 4-

Nel capitolo 112. & 123. promette di fare un libro de* movimenti del corpo , e delle fuc parti : foggetto anatomico , e che non è mai ftato toccato da alcuno .

Promette ancora nel capitolo 26%. un trattato della pon- deratione overo libratione del corpo .

11 libro dell' ombre e de' lumi fi ritrova oggi nella libreria Ambrofiana di Milano, in folio, coperto di velluto rodo, 6c è quello che, come fi è detto di fopra, fu dato dal fignor Guido Mazzenta al Cardinale Borromeo . Tratta egli quella ma-

e 2 ceria

XX

VITA DI LIONARDO DA VINCI.

tcrla da filofofo , da matematico e da pittore , e ne fa men- tionc in quefto trattato cap. 278. Fiì miracolofo in quella par- te della pittura , imitando con tanta fagacità gli effetti che fa la luce col colore , che le Tue opere havevan più del natu- rale che del fìnto .

Refta il trattato della pittura , che contiene varii precetti di quella arte, &C infìeme i modi del difegno e del colorire. Racconta il Vafari d' un certo pittore Milanefe paflTando a Fio- renza , gli fece vedere quella opera , e gli dille che quando faria arrivato a Roma fubito la farebbe ftampare: ma ciò non fu da colui efeguito , e quello eh' a Roma non fi è fatto , hora dopo un fecolo intiero fi mette in efccutionc a Parigi , dove col confronto di varij manofcritti , tutti corrotti e guaiti , fi è reltituita da me un' opera che per V eccellenza de' precetti , e per il merito dell' autore è degna dell' immortalità. E per ren- derla ancora più familiare alla noftra natione, il fignor di Ciam- bre gentilhuomo intelligentiffimo di tutte le parti del difegno , e che ( come dicemmo del gran Leone X. ) per inftinto com- munJcato alla Tua famiglia fi diletta di ogni forte di virtù e di fludio , n' ha fatto una verfìone in lingua Francefc , che vale un ccmmcntario intiero , efTendovi con una efquifita e felice di- 1 genza cfpreiTo il fenfo dell' autore*

PER

XXI

PER NON LASCIAR QUESTE CARTE VOTE ED

inutili , fi è fatto il fcguente indice de gli altri libri che trattano della pittura e del difegno , come ancora di quelli dove fono delcritte le vite de' pittori e le opere loro.

T~ì / Alberto "Durerò pittore e geometra chtartjjìmo , della Jìmmetria de i -^^ corpi biwjani, Ithrt quattro^ )ìuo<vamente tradotti dalla Iwgua Latina nella Italiana da M. Gio. Taolo Gallucct Salodiano , \^ accrefcmti del quin- to libro , nel quale fi tratta con quat modi pojfano t pittori e Jcultort mo- jlrare la dfverjttk della natura de gli huomini e donne, e con quali le paf- Jìoni che fentono per It din)erji accidenti che li occorrono , bora di no<vo Jlani' piati. In Venetia 1 5$>4. fol. I quattro libri di Alberto Durerò fono ita- ti più volte flampati in lingua Latina, Tedefca , Francefe & Italiana.

lufli Ammani Tigurini enchtndion artn ptngendt , jingendt , t^ fcul' pendi. Franco/urti 1578. 4.

Trattato dell' arte della pittura di Già. Taolo Lomaz.x.o Mtlanefe pit- tore , dinjifo in fette libri , ne quali fi contiene tutta la theortca e la prat- fica di ejfa pittura . In Milano 1 5 8 4. 4.

Idea del tempio della pittura di Gio. Taolo Lomaz.-z,o pittore, nella quale egli dtfcorre dell' origine e fondamento delle cofe contenute nel fuo trattato dell' arte della pittura. In Milano 1590. 4.

Della forma delle Mufe cacata da gli antichi autori Greci e Latini, opera utiltffìma a pittori e fcultori , dt Gio. Taolo Loma'ZjZ.i Mtlanefe pit- tore . In Milano 1 5 9 i 4-

// ripofo dt Raffaello 'Borghini , in cui della pittura e della fcultura fi favella , de più illufìn pittori e fcultori , e delle più famofe opere loro fi fa mentione , e le cofe principali appartenenti a dette arti s mfegnano . In Ftorenz.a 1 584. 8.

Difcorfo di Aleffandro Lamo intorno alla fcoltura e pittura do<ve ra- giona della <vita dt M. 'Bernardino Campo pittore Cremonefe. In Cremona

i5«4- 4- . .

De' njeri precetti della pittura di M. Gio. Battigia Armenim da Faen- za , libri tre , ne' quali fi dimofìrano i modi del difegnare , e del dipinge- re {S'è. In %a'venna 1587. 4.

Due dialogi di M. Gio<vanni Andrea Gilio da Fabriano , nel primo de quali fi ragiona de le partt morali e ct^nli appartenenti a letterati cor- tigiani y e r utile che i prencipt canjano da letterati : nel fecondo fi ragio- na de gli errori de' pittori circa V htflorie , con molte annotationi fatte fo- pra il giuditio di Michelangelo , (^ altre figure , tanto della (vecchia quan- to della nonja capella , tS in che modo 'vogliono ejfer dipinte le facre tma- gtni . In Camerino I5<^4- 4-

// Pigino, o'vero delfine della pittura, dialogo del rever. Tadre D'

Gre-

xxu

Gregorio ConiMmHt cMHontco regolare Luteruyienfe y ove qu'tJì'tdiiAndnJt ^ s el Jì- ne della pittura Jia l ' utile , o<vero il diletto , Jt tratta dell * ufo di quella nel Chrijìianejìmo , e Jt mojlra qual jia imitator più perfetto , e che più diletti^ il pittore o<vero il poeta. In Mantorva 159^- 4*

Trattato della nobiltà della pittura , compojìo ad uìjlantia della we- nerabil compagnia di S. Luca ^ e nohtV accademia delli pittori di ']\oma , da %omano Alberti della citta del "Borgo S. Sepolcro . In T^oma 1 5 8 5 . 4.

L' idea de pittori , fcultori , tS" architetti , del canjalier Federico Zuc- caro , dfvifa in due libri. In Torino 1607. fol.

Origine e progreffo dell ' academia del difegno , de' pittori , fcultori CJ' architettori di l^ma , donje fi contengono molti utiltj^mt difcorji e Jìlofojict raggtonnmenti appartenenti alle fuddette profefpont, ^ tn particolare ad alcune no've definitiom del difegno ^ della pittura , fcultura tS" architettura , (S' al modo d' incaminar i gionjaniy e perfettionar 1 prouetti , recitati fot- te il reggimento dell' eccellente Jtg. Ca^valiere Federigo Zuccari, e raccolti da 'Romano Alberti fecretario dell' academia. In Ta^via 160^. 4.

"Due lei.ioni di M. "Benedetto Varchi , nella prima delle quali fi di- chiara un fonetto di M. Mtchelagnolo "Buonaroti ; nella feconda fi difputa quale Jia più nobile arte la fcultura 0 la pittura , con una lettera d ' ejfo Mtchelagnolo , e più altri eccellentifs, fittori e fcultori , fopra la qutjlione fopr adetta. In Ftoren^ct 1549. 4.

Tomponii Gnurtci NeapoUtani de fculptura liber. Ite»* Ludo<vici Ve- montiojli de ^veterum fculptura , colatura , gemmarum fculptura tS' pi&ura libri duo . Item Abrakami Gorlai Antuerpiani daHyliotheca . Amjlerodami 160^. 4

F ranci fci lunii F, F. de piSìura 'veterum libri tres , AmJleUdami

1^37- 4-

Antonii Toffe'vini Societatis lefu liber de poe/t tS' pi^ura, qui eji decimus feptimus bibliotheca felefì^. Venetiis 1603. f'^^-

Trattati della pittura fondato nell ' autorità di molti eccellenti tn que- jia profefJìonCy fatto a comune beneficio de' mirtuofi da fra D. Francefc» %fagwo cavaliere di Malta. In Venetia 1(^42. 8:

'Difegno del Doni partito in più ragionamenti , ne quali fi tratta del- la fc altura e pittura y de' colori ^ de' getti ^ de' modegli, con molte cofe ap- partenenti a quejì' arti, KS'c In Venetia 1549. 8.

Della nobilìffma pittura , e della fua arte , del modo , e della dottri- na di confegutrla age<volmente e prejìo , opera di Michel Angelo Biondo , tfc. In Vwegia 1549. 8.

Difcorfo intorno al difegno Hampato con lo inganno de occhi y pi'of- petti'va pratica di Tietro Accolti^ In Firenze \6iy fol.

Scntimcns Tur la diftin<fl:ion des manieres de peinturc , defTcin & graveure , & des originaux & copies , par A. Bolle Graveur cn tailie douce. A Paris 16^^. 12.

Le

XXIU

Le nj'ite de più eccellenti pittori , fcultori , ^ architetti di Giorgi» Vafart pittore ^3" architetto Aretino , con una tntroduttione nel principio al- le tre arti del di/egno , cioè architettura , pittura , e /coltura . In Ftorenz.a 15<58. 4. 3. njol. ^ in "Bologna ló^"]. 4. 3. W.

Le <vite de" pittori ^ architetti , dal pontijjcato di Gregorio XIII. del 1572. in^no attempi di papa Urbano ottano nel 1^4 2. fcrttte da Gio. 'taglione Romano. In %oma 16 ^2. 4.

Le maraviglie deW arte ^ ouero le <vite de gV illujlri pittori Veneti y e dello flato , 00»^ fono raccolte le opere tnjtgni ,■ i cojiumt , Z5' t ritratti loro ^ con la narratione delle hijìorie ^ delle favole, e delle moralità da quelli dipinte^ defcritte dal cavalier Carlo l^dolf. In Venetia 1^48. par- te prima , parte feconda .

Vita di Michelagnolo Buonarroti raccolta per Afcanio Condivi de la T^lpa Tranfone . In %oma I 5 5 3 4.

"Breve compendio della vita del famofo Titiano Vecellio di Cadore ca^ fvalliere e pittore , ton V arbore della fua «vera confanguinità . In Venetia 1622. 4.

Il Junerale d' Agojìin Caraccio fatto in Bologna fua patria da In- caminatt accademici del difegno . In "Bologna itfoj. 4.

Le bellei.'z.e di Fiorenoca , dove a pieno di pittura , di fcultura , dt facri tempii ^ di palaz,%i, i più aobili artifi'z^it e più prex,iofi fi contengono, fritte da M. Francefco Bocchi . In Fiorenz,a 1 5 9 1 . 8 .

Eccellem,a della fiatua del fan Giorgio di "Donatello fcultore Fioren- tino^ pojìa atlla faccia di fuori d' Or fan Michele, fritta da M. Francef- co "Bocchi, dove fi tratta del e 0 fiume , della vivacttk , e della hellez.%.a di detta fatua , In Fioreni^a 1584. 8.

'Xagionament't del fig. Giorgio Vafari pittore ^ architetto Aretino fo- pra le tnventtont da lut dipinte tn Ftrent,e nel palax.ijo dt loro alte'Zj'z.e fe- reniffime , con lo illufìrijf tS^ eccellentijf. Jtgnor don Francefco Medici allo- ra prencipe di Firen'z.e, tnfieme con la inventione della pittura da lui co- minciata nella cupola . I4 Firenz.e 1588. 4.

Libro della pittura, nel quale fi fpiegano i fondamenti e la pratica di quell ' arte , infeme €on le vite de pittori Italiani e Fiamenghi , fritto e Ram- pato in lingua Fiamenga da Carlo Vanmander pittore . In Amflerdam 1 6" 1 8 . Henrico Teacham nella fua opera fritta in lingua Inglefe, (^ intito- lata : Il perfetto gentilhuomo , impiega la metà del libro a ragionare della pittura . In Londra I (!^ 3 4. 4.

La maniera di preparar ogni forte di colori , libro frìtto m lingua Todefca da Valentino Bolgen da 'Kufach . In Francofort 1)62. 8.

Tietro Maria Canepario da Crema nel fuo libro Latino intitolato : "De atramentis , dichiara le maniere di far ogni forte di colori . In Venetia 161^. 4.

TRATTATO

DELLA PITTURA

V I

LIONARDO DA VINCI.

!^ello che de^e prima imparare il gionjaììe . C A P. I.

IL giovane deve prima imparare profpettiva , per le mifurc d' o- gni cofa : poi di mano in mano imparare da buon maeftro , per aHuefarfì a buone membra: poi dal naturale, per confer- marfi la ragione delle cofe imparate : poi vedere un tempo 1' opere di mano di diverfi maeftri , per far habito di mettere in pratica , òi operare le cofe imparate .

^ale Budio deue ejfere ne giovani . GAP. IL

Lo ftudio de' giovani , li quali defìderano di far profìtto nelle fcienze imitatrici di tutte le figure dell' opere di natura , deve cfferc circa il difegno accompagnato dall' ombre e lumi convenienti al fino dove tali figure fono collocate .

final regola fi deve dare a putti pittori. GAP. IIL

Noi conofciamo chiaramente che la vifta è delle veloci opera- . tioni che fiano , & in un punto vede infinite forme i nientedimeno non comprende non una cofìi per volta. Poniamo caio: Tu let- tore guardi in occhiata tutta quelfa carta fcritta , fubito giudicherai quella efier piena di vane lettere : ma non conofcerai in quel tempo che lettere fiano , ne che vogliano dire : onde ti bifbgna fare à pa- rola à parola , verfo per verfo , à voler haver notitia d' effe lettere . Ancora vorrai montare all' altezza d' un edificio , converratti falirc a grado à grado, altrimenti fia impolìibile pervenire alla fiia altezza. E coli dico à te che la natura ti volge a quelt' arte . Se vuoi haver vera notitia delle forme delle cofe , comincierai dalle particole di quelle , e non andare alla feconda , prima non hai bene nella memoria , e nella pratica la prima . E farai altrimenti , getterai via il tempo , o veramente allungherai affai lo ffudio . E ti ricordo che impari prima la diligenza che la preflezza .

A Nott-

1 TRATTATO DELLA PITTUP.A

Noti'z.ia del giocane difpo^o alla pittura , C A P. I V.

Molti fono gli huomini eh' hanno defìderio &C amore al dife- gno , ma non difpofitione , e quello fia conofciuto ne' putti , li quali Tono fenza diligenza , ne mai finifcono con ombre le lor cofe =

Trecetto al, pittore . C A P- V-

Non è laudabile il pittore che non fa bene Te non una cola fola , come un' ignudo , tefta , panni , o animali , o paefì , o (ìmili particolari , imperoche non è fi grolTo ingegno , che voltatofi ad una cofa , e quella Tempre melTa in opera , non la faccia bene .

I>t che modo denje il gioqja^e procedere nel fuo Jludto . GAP. V L

La mente del pittore C\ deve del continuo trafmutarc in tanti difcorfi quante fono le figure de gì' obbietti notabili che dinanzi gì* apparifcono, & à quelle fermare il pafib, e notarle, e far fopra elTc regole , confiderando il luogo , le circollanze , i lumi <3>C ombre .

J)el modo di Jìudiare , GAP. VIL

Studia prima la fcienza , e poi feguita la pratica naca da cffa {cienza. Il pittore deve ftudiare con regola , e non lafciar cofa che non fi metta alla memoria , e vedere che differenza è fra le mem- bra de gì' animali , e le loro giunture .

^'vnjertimento al pittore. GAP. VI IL

Il pittore deve efTere univerfiile e fblitario , e confiderare ciò che elfo vede , e parlar con feco , eleggendo le parti più eccellenti delle fpecie di qualunque cofa che egli vede , facendo à fimilitudine dello fpecchio , il quale (\ trafmuta in tanti colori , quanti fon quelli delle cofe che gli pongono dinanzi , e facendo cofi lui , parrà ^flere feconda natura,

Trecetto del pittore uni^erfale . C A P. I X.

Quello non fia univerfalé che non ama egualmente tutte \t cofe che fi contengono nella pittura : come ad uno piacciono li paefi , cffo ftima di effere di femplice inveftigazione , come diiTe il noftro Botticello , che tale ftudio era vano , perche col (blo gettare una fpunga piena di diverfi colori à un muro , elTa lafciava in detto

muro

DI LIONARDO DA VINCI. 5

muro una macchia , dove fi vedeva un pacfc . Egli è ben vero che il vedono varie inventioni di ciò che 1' huomo vuol cercare in quel- la , cioè telle d' huomini , diverfi animali , battaglie , fcogli , mari , nuvoli, boichi, e fìmil colè, e come il fuono delle campane, il quale fi pub intendere che dica quello , che à te pare . Coli , anco- ra che elTe macchie ti diano inventionc , elTc non t' infegnano finir alcun particolare , e quefto tal pittore fece triftifiimi paefi .

Come il pittore dc'v ejfere unì'verfale . C A P. X.

Tu, pittore, il quale vuoi efTcre univerfalc , e piacere a divcrfi giudizi) , farai in un medefimo componimento che vi fiano cofe di grand' ofcurità , e di gran dolcezza d' ombre , facendo però note le caufc di tal ombre e dolcezza .

Precetto al pittore. CAP. XL

Quel pittore che non dubita , poco acquifia , quando l' opera fupcra il giuditio dell'operatore, cfio operante poco acquifta, e quan^ do il giuditio fiipera l'opera, c(Ta opera mai non finifcc di miglio- rare , r avaritia non l' impedifce .

Trecettq com^ fopra . CAP. XII-

Il pittore deve prima affuefar la mano col ritrar difegnl buoni maeftri , e fatta detta alTuefattione , col giuditio del fuo pre- cettore , deve poi alìuefarfi col ritrar cofè di rilievo buone , con quelle regole che del ritrar rihevo fi dirà .

Precetto dello fcbii.'z.ar hifìorie e figure . CAP. XIII.

L' abbozzar dell' hifloric fia pronto , & il membrificar non fia troppo finito . Sta con attentione folamente à fiti d' elfe membra , le quali poi a beli' agio , piacendoti , potrai finire .

Del corregger gt errori, che tu fcuopri . CAP. XIV.

Ricordo à te , pittore , che quando per tuo giuditio , o per al- trui avvifo , fcuopri alcun errore nell'opere tue, che tu le ricorreg- ga, accioche nel publicar tal' opere , tu non publichi inficmc con quelle la materia tua. Et non ti fcufare da te medefimo, perfua- dentoti di reftaurare la tua infamia nella fucccdente tua opera, per- che la pittura non muore mediante la fua cieatione;, come fa )a,

A 2 Hiufi-

4 TRATTATO DELLA PITTURA

mufìca , ma lungo tempo dura , & il tempo darà tc(Hmonianza dell' ignoranza tua. E tu ti fcuferai d'havere a combattere con la ne- cefFità , e di non haver tempo a fìudiare , è farti vero pittore , non incolpare non te medefìmo , perche fblo lo fludio della virtù è pafto dell' anima e del corpo , Quanti fono li fìlofbfì che fono nati ricchi , e perche non l' impediflero le ricchezze , le hanno lafciate .

Pel giudtùo. GAP. XV,

Nìuna cofa è che più e' inganni eh il noftro giuditio in dar lentenza alle noftre operationi , e più ti varranno i biafìmi de' ni mi- ci , che de gì' amici le fentenze , perche gì' amici fono una medefl- ma cofa con teco , e coli ti polTono col tuo giuditio ingannare ..

Modo dt dejìar Y uigegno a <varie ttì'ventwnt . GAP. XVL

Non refterò di mettere in quefte precetti una nuova invcntionc «li fpeculatione , la quale , benché paia piccola , e quafì degna di rilb , nondimeno è di grand' utilità à deftar l' ingegno à varie inventioni , e quefto è : Se riguarderai in alcuni muri imbrattati , o pietre di va- rij mifchi , potrai qviivi vedere l' inventione e fìmilitudine di diverlì paefì , diverfe battaglie , atti pronti di figure , forane arie di volti , & habiti , e infinite altre cofe j perche nelle cofe confufe 1' ingegno defta a nuove inventioni .

'Dello Jìndiare iy}Jìm quando tu ti dejì't , o prma che tu t addomi em'i allo fcuro . GAP. XVH.

Ancora ho provato efTere di non poca utilità , quando ti trovi allo fcuro nel letto , andar con l' imaginativa ripetendo li lineamenti fuperfìciali delle forme per l' addietro Ifudiate , o altre cofe notabili di fottile fpeculatione : &c a queflo modo fi confermano le cofe comprefè nella m.emoria.

Che Jt denje prima imparar la ddigeni^a che la prefìa pratica .

GAP. XVIIL

Quando vorrai far buono & utile ftudio , ufa nel tuo difegna- re di fare adagio , e giudicare infra i lumi , quali e quanti tengono il primo grado di chiarezza i e coli infra 1' ombre , quali fiano quel- le che fono più fcure che l' altre , & in che modo fi mefcolano in- * {ieme , e la qualità , e paragonare 1' una con 1' altra , &: i lineamenti a che parte s' indrizzano , e nelle linee quanta parte deve ef-

fere

DI LIONARDO DA VINCI. 5

ibe per 1' uno e per 1' altro verfo , e dove o più o meno evi- dente , e cofi larga o iettile , Ck in ultimo , che le tue ombre e lumi lìano uniti fenza tratti o fegni , a ulb di fumo : e quando ba- rai fatto r ufo e la mano a quella diligenza , ti verrà fatta la pra- tica preilo , che tu non tea' avvederai .

Come il pittore (ie^i/ ejjer <vngo d' udtr il giudttto d' og;i uno .

GAP. XIX,

Certamente non deve ricufare il pittore , mentre eh' ei difegna o dipinge , il giuditio di ciaituno , perche noi conofciamo che r huomo , benché non fìa pittore , haurà notitia delle forme dell' huo- r^9 ) 5.' egli e gobbo , Te ha gamba grolTa , o gran mano , s' egli è zoppo , o ha altri mancamenti . E le noi conofciamo gì' huomini po- ter giudicare 1' opere della natura , quanto maggiormente potranno giudicare i noflri errori .

Che t huomo non Jt derue fida? tanto di , che non 'vegga dal

naturale . GAP. XX.

Quello che fi ad intendere di poter rifcrbare in tutti gì* effetti della natura, s'inganna, perche la memoria noftra non è di tanta capacità : però ogni cofa vedrai dal naturale .

Velie 'varietà delle figure , CAP, XXI.

Il pittore deve cercare d' effere univerfale , perche gli manca aflai dignità, fa una cofa bene, e l'altra male: come molti che Iblo fludiano nell' ignudo mifurato , e proportionato , e non ricerca- no la fua varietà , perche può elTere un huomo proportionato , Ck effer grolTo , e corto , e longo , e fottile , e mediocre , e chi di que- lla varietà non tien conto , fa fcmpre le flie figure in {lampa , il che merita gran riprenfione .

DeUeJfere uninjerfale . CAP. XXIL

Faci! coHi e all' huomo che sa , farfl univerfale , impe roche tut- ti gl'animali terreihi hanno fìmilitudine di membra, cioè mufcoli, Jiervi , & olTìi , e nulla fi variano , non m lunghezza , overo in groflczza , come farà dimoftrato nell' anatomia . De gli animali d' ac- qua , che fono di molta varietà , non perfuadcrò il pittore che vi faccia regola.

6 TRATTATO DELLA PITTURA

T)t Quelli che tifarlo la pratica fenica la diligen'z.a , onjero Jctenz.a .

GAP. XXIIL

Quelli che s innamorano della pratica fenza la diligenza , overo fcienza , per dir meglio , fono corne i nocchieri eh' entrano in mare fopra nave fenza timone o buffola , che mai non ha,nno certezza do- ve fi vadino . Sempre la pratica deve eflere edificata fopra la buona teorica , della quale la profpettiva è guida , e porta : e fenza quella niente fi fa bene , cofi di pittura , come in ogn altra profefTionc ,

7)el non imitare f un f altrQ pittore . C A P. XXIV,

Un pittore non deve rnai imitare la maniera d' un altro , per- che farà detto nipote e non figlio della natura 5, perche eflendo le cofe naturali m tanto larga abbondanza , più torto fi deve ricorrere ad efla natura , che alh maeftri , che da quella hanno imparato .

!Pel r tirar dal naturalt - GAP. XXV,

Quando hai à ritrarre dal naturale , fìà lontano tre volte la grandezza della cofa che tu ritrai, e farai, che quando tu ritrai, o che tu muovi alcun principio di linea , che tu guardi per tutto il corpo che tu ritrai , qualunque co/a fi fcontra per la dnttura della principale linea ,

A'wert'tmento al pittore , GAP. XXVI.

Nota bene nel tuo ritrarre , come infra 1' ombre fono ombre infenfibili d' ofcurità e di figura , e quefto i] prova per la terza , che dice , che le fuperfitie globulente fono di tante varie ofcurità e chia^ rezza , quante fono le varietà dell' ofcurità e chiarezze che gli ftannQ per obbietto .

Cor/ie de^ce ejfere alto il lume da rttrar dal naturale .

GAP. XXVII.

Il lume da ritrarre di naturale vuol* enfere à tramontana , accio non faccia mutatione : e lo fai à mez,zo , tieni finellre impan- nate , accioche il fole illuminando tutto il giorno non faccia muta- tione . L' altezza del lume deve effere in modo fituato , che ogni corpo faccia tanto lunga f ombra, fua per terra , quanto è la fua altezza .

$ua^

DI LIONARDO DA VINCI. 7

Slualt lumi Jt denjono ele^^eve fer ritrar le figure de corpi ,

GAP. XXVIII.

Le figure di qualunque corpo fi conftnngono à pigliar quel lu- me nel quale tu fingi eflere efie figure : cioè tu fingi tali figure in campagna , elle fon cinte di ^ran fbmmltà di lume , non vi eC- fendo il fole fcoperto > & Ce il fole vede dette figure, le fuc ombre fiiranno molto ofcure , rifpetto alle parti alluminate , e faranno ombre di termini efpediti , cofi le primitive , come le derivative , e tali ombre faranno poco compagne de' lumi , perche da tal Iato allumina r azzurro dell' aria , e tinge di quella parte eh' ella vede s e quefto affai fi manifefìa nelle cofe bianche: e quella parte eh' è alluminata dal fole , fi dimoflra partecipare del colore del fole , e quello ve- drai molto fpeditamente , quando il fole cala all' occidente , infra i roffori de' nuvoli , fi che efl^i nuvoli fi tingono del colore che allu- mina : il qual roffore de' nuvoli , infieme col roffore del fole , fa rof- feggìare ciò che piglia lume da loro : e la parte de' corpi , che non vede elfo roffore , refta del color dell* aria > e chi vede tai corpi , giudica che fieno di due colori : e da queflo tu non puoi fuggire , che moflrato la caufa di tali ombre e lumi, tu non le facci partici- panti delle predette caufe , non 1' operation tua è vana e falfa . E la tua figura è in cafa ofcura , e tu la vegga di fuora , quefì:a tal figura havrà 1' ombre sfumate , flando tu per la linea del lume , e quella tal figura havrà gratia , e farà honore al fuo imitatore , per efler lei di gran rilievo , e 1' ombre dolci e sfumofe , e maflTime in quella parte dove manco vedi f ofcurità deU' habitatione , imperoche quivi fono 1' ombre quafi infenfibili , e la cagione farà detta al fuo luogo .

J)elle qualità del lume per ritrar rilienji naturali , 0 finti .

GAP. XXIX.

Il lume tagliato dall' ombre con troppa evidenza è fbmmamen- te biafimato , onde per fuggir tale incoveniente , farai li corpi in campagna aperta , farai le figure non alluminate dal fole , ma fingi alcuna quantità di nebbia , o nuvoli tranfparenti , efiTere interpofiti infra 1' obbietto & il fole, onde non effendo la figura dal fole efpedita, non faranno efpediti i termini dell'ombre con quelle de lumi.

Del ntrar gt ignudi . GAP. XXX.

Quando ritrarrai gì' ignudi , fa che fempre li ritragghi interi , e poi finifci quel membro che ti par migliore , e quello con 1' altre membra metti in pratica, altrimenti fareftì ufo di appiccar mai bene

le

8 TRATATTO DELLA PITTURA

le membra infieme : e non ufar mai far la tefta volta dove è il pet- to , ne il braccio andare come la gamba ; e la tefta volta alla fpalla deflra , fa le Tue parti più balte del lato fìniftro che dell' al- tro : & fai il petto infuori , fa che voltandofi la tefta fu '1 lato lìniftro , le parti del lato deftro fieno più alte che le finiftre .

Del ritrarre di rilievo fìnto , o del naturale . GAP. X X X L

Colui che ritrac di rilievo , fi deve acconciare in modo tale , che r occhio della figura ritratta fia al pari di colui che ritrae .

Modo di ritrarre un /ito corretto. GAP. XXXIL

Habbl un vetro grande come un mezzo foglio di carta reale , e quello ferma bene dinanzi à gì' occhi tuoi , cioè tra gV occhi e quella cola che tu vuoi ritrarre , e poi ti poni lontano con l' occhio al detto vetro due terzi di braccio , e ferma la tefta con un inftru- mento , in modo che non la polTi muovere punto . Di poi ferra e cuopriti un occhio, e col pennello, o con il lapis, fegna su'l vetro quello che di appare, e poi lucida con la carta tal vetro, e fpol- verizzandola fopra una carta buona , dipingela , ti piace , ufando bene di poi la profpettiva aerea ,

Come Jt denjono ritrar li paejì. GAP. XXXIIL

Li pacfi fi debbon ritrarre in modo che gì' alberi fiano mezzi alluminati , e mezzi ombrati : ma meglio è farli quando il fole è mezzo occupato da nuvoli , che all' hora gì' alberi s' alluminano dal lume univerfàle del cielo , e dall' ombra univerlàle della terra , e quefti fon tanto più ofcuri nelle lor parti , quanto elle parti fono più vicine alla terra.

Del ritrarre al lume dt candela . GAP. XXXIV.

A qucfto lume di notte fia interpofto il telaro , o carta lucida, o fenza lucidarla, ma folo un interfoglio di carta fottile cancellarefca , e vedrai le tue ombre non terminate .

In che modo jt dehha ritrarr un 'volto , <• dargli gratta , ombra , e lumi . GAP. XXXV.

GrandilTima gràtia d' ombre e di lumi s' ag^iugne alli vifi di quelli che feggono nella parte di quelle habitazioni che fono ofcure,

che

DI LIONARDO DA VINCI. ^

che gì* occhi del riguardante vedono la parte ombrofa di tal vifo cC- fere ofcurata dall' ombre della predetta habitatione , e vedono alla parte illuminata del medelìmo vifo aggiunto la chiarezza che vi lo fplendorc dell'aria: per la quale aumentatione d' ombre e di lu- mi il vifo ha gran rilievo , e nella parte alluminata 1' ombre quafi infenfibili; e di quefta rapprefentatione e aumentatione d' ombre e di lumi il vifo acquifta aliai di bellezza.

J)d lume (ioi'f fi ritrae V mcarnaùone dell'i 'volù ^ e Ignudi.

GAP. XXXVI.

Qucfta habitationc vuol' efTerc fcopcrta all' aria , con le pareti di colore mcarnato , e li ritratti fi faccino di ftate , quando li nu- voli cuoprono il fole: o veramente farai le pareti meridionali tant* alte , che li raggi del fole non percuotine le pareti fettcntrionali , acciocché li fiioi raggi riflefTì non guaftino X ombre .

Del rttrar figure per V hifiorle . GAP. XXXVI L

Sempre il pittore deve confiderarc nella parete , la quale ha da hirtoriare , 1* altezza del fito dove vuole collocare le Tue figure , e ciò che lui ritrae di naturale a detto propofito , e flar tanto con r occhio più baffo che la cofa che egli ritrae , quanto detta cofa fia mciTa in opera più alta che l' occhio del riguardante , altnmentc r opera fiaa farà reprobabile .

Ter rhrar un ignudo dal naturale , o altro . GAP. XXXVIII.

Ufa di tenere in mano un filo con un piombo pendente, per vedere li fcontri delle cofe ,

Mtfiire e comparttmentt della fiatua . GAP. XXXIX.

Dividi la tcfta in dodici gradi, e ciafcun grado dividi in I2. punti , e ciafcun punto in I2. minuti, ài. i minuti in minimi, òi 1 minimi in femiminimi.

Co»3e il pittore fi de<ve acconciar al lume col fiio riltenja .

GAP. XL

A. B. {Fig. I.) fia la fineftra , M. fia il punto del lume, dico che in qualunque parte il pittore fi flia, che egli ftarà bene, pur che r occhio Itia infra la parte ombrofii e la luminofa del corpq

B che

IP TRATTATO DELLA PITTURA

che fi ritrac: il qual luogo troverai ponendoti intra il punto M. e la divisone che fa l'ombra dal lume fopra il corpo ritratto.

T)ella qualità del lume. GAP. XLL

Il lume grande e alto, e non troppo potente, farà quello che renderà le particole de' corpi molto grate .

T>ell* inganno che fi rìcenje nel gtuditto delle memhrt^,

GAP. XLIL

Quel pittore che havrà goffe mani , le farà {ìmili nelle Tue opq- rc, e cofì gì' interverrà in qualunque membro, Te il lungo ftudio non glielo vieta . Però ogni pittore deve guardare quella parte che ha più brutta nella flia perfona , e a quella con ogni ftudio far buoq riparo ,

Che fi de<ve fi^per V intrinfeca forma dell' huomo. GAR XLIIL

Quel pittore che havrà cognitione della natura de' nervi, muf- coli, e lacerti, faprà bene, nel muover un membro, quanti e quali nervi ne lìano cagione , e qual mufcolo fgonfìando è cagione di far fcortare elfo nervo , e quali corde convertite in fottililTime cartilagini ravolgono, e circondano detto mufcolo: e non farà come molti, che in diverfi atti Tempre fanno dimoftrare quelle medefìme cofe in brac-^ eia, fchiene, petti, & altri mufcoh .

l)el difetto del pittore. GAP. XLIV,

GrandifTimo dififetto è del pittore ritrarre overo replicare li me- defimi moti, e medefìme pieghe di panni in una medefìma hilì;oria, e far fomigliar tutte le teff e 1' una con 1' altra .

'Precetto y perche il pittore non s inganni nelV elettione della figura in che fk hahito. GAP. XLV.

Deve il pittore far la fua figura fopra la regola d' un corpo naturale , il quale comunemente fìa di proportione laudabile i oltre di queflo far miflu"are medefìmo & vedere in che parte la fua perfona varia affai , o poco , da quella antedetta laudabile : e fatta quella notitia deve riparare con tutto il fuo ftudio , di non incorre- re , ne medefìmi mancamenti nelle figure da lui operate , che nella perfona fua ritrova: e con queffo vitio ti bifogna fommamente pui

gna.

DI LIONARDO DA VINCI. n

gnarc , conciofiach' egli è mancamento, eh' è nato infìeme col giu- ditio : perche 1' anima è maeftra del tuo corpo e quello del tuo pro- prio giuditio, e che volentieri ella fi diletta nell' opere fimili à quel- le , che elTa operò nel comporre il tuo corpo : e di qui nafce , che non è fi brutta figura di femmina, che non trovi qualche amante, già non fulTe monilruofà , e in tutto quello habbi avvertimento gran di (Timo.

Dtjfetto de pittori che ritraggono una cofa di rilienjo in cafa a un lume , e poi la mettono in campagna a un altro lume. GAP. XLVI.

Grand' errore è di quei pittori , li quali ritraggono una cofa di rilievo a un lume particolare nelle loro cafe , e poi mettono in o- pera tal ritratto à un lume univerfàle dell'aria in campagna, dove tal' aria abbraccia & allumina tutte le parti delle vedute a un me- defimo modoi e cofi coftui fa ombre ofcurc, dove non può eflere ombra i & pure ella vi è , è di tanta chiarezza , eh' ella è imper- cettibile: e eofi fanno li riflefli, dove è impoiTibilc quelli elTer veduti.

Velia pittura^ e [uà di'vijìone. GAP. XLVII.

Dividefi la pittura in due partì principali , delle quali la prima è figura , cioè la linea che diftinguc la figura de" corpi , e loro par- ticole i la feconda , è il colore contenuto da efli termini

Figura , e fua diijijlone . C AP, X LV III.

La figura de* corpi fi divide in due altre parti , cioè proportio- nalità delle parti infra di loro , le quah fiano corrifpondenti al tutto , & il movimento appropriato all' accidente mentale della cofa viva che fi move.

Trop9rttone di membra . GAP. X L I X.

La proportione delle membra fi divide in due altre parti , cioè cqualità, e moto. Equalità s'intende, oltre alle mifiire corrifpondenti al tutto , che non mefcoli le membra de giovani con quelle de' vec- chi, ne quelle de' graffi con quelle de magri, ne le membra leggia- dre con le inette e pigre: & oltre di quefto che non facci alli maf- chi membra femminili in modo che 1' attitudini overo movimenti de' vecchi non fiano fatti con quella mcdcfima vivacità che quelli de' giovani, ne quelli d'una femmina come quelli d'un mafchio: facen- do che li movimenti , e membri d' un gagliardo fiano tali , che in effe membra dimoftrino effa valetudine.

B 2 Vell't

12 TRATTATO DELLA PITTURA

T^elli monjimenù j e delle operaùom <varie . CAP. L.

Le figure de gì* huomini habbino atto proprio alla loro opcra- tione in modo che vedendoli tu intenda quello che per loro fi pen- fa ò dice , li quali faran bene imparati da chi imiterà li moti de mutoli, li quali parlano con i movimenti delle mani, de gl'occhi, delle ciglia, e di tutta la perfona, nel volere efprimere il concetto dell' animo loro . Ne ti ridere di me , perche io ti ponga un pre- cettore lenza lingua , il quale ti habbia ad infe^nar quell' arte che coli non sa fare j perche meglio t' infegnerà con tatti , che tutti gì' altri con parole. Dunque tu, pittore, dell'una e dell'altra fetta, at- tendi, fecondo che accade, alla quahtà di quelh che parlano, & al- la natura della cofa che fi parla.

Che fi de'von ftiggtre i term'wt fpeditl . CAP. L L

Non fare li termuii delle tue figure d' altro colore che del pro- prio campo, con che effe figure terminano, cioè che non facci pro- fili ofcuri mfra il campo e la tua figura.

Che nelle co psciole non fi <vedo» gV errori , come nelle grandi,

CAP. LIL

Nelle cofe di picciola forma non fi può comprendere la qualità del tuo errore come dalle grandi i e la ragione è , che quefta co- fa picciola fia fatta a fimilitudine d' un huomo , o d' altro animale , le fue parti per l' immenfa diminutione non ponno eflcr ricercate con quel debito fine del fì.io operatore che fi converrebbe : onde non ef- fendo finita, non puoi comprendere li fuoi errori. Riguarderai per cfempio da lontano un huomo per fpatio di 300. braccia, e con diligenza giudicherai quello è bello, o brutto, s' egli è monftruo- fo, o di commune qualità i Tedrai che con fommo tuo sforzo non ti potrai perfuadere a dar tal giuditio i e la ragione è , che per la fopra detta diflanza queft' huomo diminuifce tanto , che non fi può comprendere la qualità delle parti . E vuoi veder ben detta dimi- nutione dell' huomo fopra detto , ponti un dito preffo all' occhio un palmo, e tanto alza & abbafia detto dito, che la fua fiiperiore eftrc- mità termini fotto la figura che tu riguardi , e vedrai apparire un* incredibile diminutione : e per quelfo , fpelTe volte fi dubita la for- ma dell' amico da lontano .

Cerche

DI LIONARDO DA VINCI. 13

Tercbe Li pittura }ìon può })jai parere fpicccita , come le cofe }iatnrali .

GAP. LUI.

Li pittori ipcfle volte cadono in difperatione del loro imitare il naturale, vedendo le lor pitture non liaver quel rilievo, e quella viva- cità, che hanno le cofe vedute nello fpecchio , (■^/frf.iif'»?. 3 si.) allegando lo- ro haver colon che di gran lunpa per chiarezza e per ofcuntà avanza^ no la qualità de' lumi &; ombre della cofa veduta nello fpecchio i accu- lando in quello cafo la loro ignoranza, e non la ragione, perche non la conoicono . Impoflibile è che la cofa dipinta appanlca di tal rilievo, che il adornigli alle cofe dello fpecchio, benché 1' una e Y altra iia in fua fuperHcie, (alvo fia veduta {blo con un occhio i e la ragione è queRa : I due occhi che vedono una cola, dopo l'altra, come A. B. {Fig. 2.) che vedono M N. la M. non può occupare in- teramente N. perche la bafe delle linee vifuali è larga , che vede il corpo fecondo dopo il primo. Ma chiudi un occhio, come S. il corpo F. occuperà R. perche la linea vifuale nafce da un fol punto, e fa bafe nel primo corpo, onde il fecondo di pari grandezza non fia mai veduto.

Ter che t capitoli delle figure V una fapra V altra è cofa da fuggire.

GAP. LIV.

Qucfto univerfal' ufo il quale fi fa per li pittori nelle faccic del- le capelle , è molto da effere ragionevolmente biafimato , imperochc fanno un' iftoria in un piano col fuo paefe & cdiHtij , poi alzano un altro grado, e fanno un hiftoria , e variano il punto dal primo, e poi la terza & la quarta , in modo che una facciata fi vede fiuta con quattro punti , la quale è fomma ftoltitia di fimili maeftri . Noi (appiamo che il punto è porto all' occhio del riguardatore dell' hifto- ria : e tu volelTi dire : come ho da fare la vita d' un fanto com- partita in molte hil^orie in una medefima faccia.? A quefto ti rifpon- do, che tu debba porre il primo piano col punto all' altezza dell* occhio de' riguardanti d' effa hil^oria, e nel detto piano figura la pri- ma hiiloria grande , e poi di mano in mano diminuendo le figure e cafàmcnti in su diverfi colli e pianure , farai tutto il fornimento d' effa hiftoria . Il refto della faccia , nella fua altezza , farai alberi grandi a comparatione delle figure, o angeli, fullero a propofito dcir hifforia , ovcro uccelli, o nuvoli, o limili cofe: altrimenti non ten' impacciare , che ogni tua opera farà fiilfa.

^aì

14 TRATTATO DELLA PITTURA

^lual pittura jt de^e libare in far parer le co più fpiccate .

GAP. LV.

Le figure alluminate dal lume particolare fono quelle che moftra- no più rilievo , che quelle che fono alluminate dal lume univerfale , perche il lume particolare, fa i lumi riflenfi, li quali fpiccano le fi- gure dalli loro campi , le quali rifleffioni nafcono dalli lumi di una figura che rifalta ncU' ombra di quella che gli ftà d' avanti , e l' allu- mina in parte. Ma la figura polìia dinanzi al lume particolare in luogo grande e ofcuro non riceve rifleffo, e di quefta non fi vede non la parte alluminata : e quefta è fblo da effere uHita nell' imi- tationi della notte , con picciol lume particolare .

fimi ' è più di dtfcorfo C5* uttUtci , o il lume C5* ombre de corpi , « /; loro Uyieamenti . GAP. LV L

termini delli corpi (òno di maggior difcorfo & ingegno che r ombre & i lumi , per caufa che li lineamenti de i membri , che non fono piegabili , fono immutabili , e Tempre fono quei medcfimi , ma li fiti j qualità , e quantità dell' ombre fono infiniti .

Memoria che Jt fa dalV autore. GAP. LVIL

Deferivi quali fiano li mufcoli , e quali le corde , che median- te diverfi movimenti di ciafcun membro fi fcuoprono , o fi nafcon- dono , o non fanno ne l' uno ne \ altro : e ricordati che quefta tale attionc è importantiftima apprefto de' pittori e fcultori , che fanno pro- feifione de" mufcoli. Il fimile farai d'un fanciullo, dalla fua natività infino al tempo della fiia decrepità, per tutti li gradi dell' età fija, & in tutti defcriverai le mutationi delle membra e giunture , e quali ingraftano o dimagrano.

Trecetti di pittura. GAP. LVIII.

Sempre il pittore deve cercar la prontitudine ne gì' atti naturali fatti da gì' huomini all' improvifo , e nati da potente effe^tione de* loro affetti , e di quelli far brevi ricordi ne' fuoi libretti , e poi a fiioi propofiti adoperarli, col fare ftare un huomo in quel medefimo atto, per veder la qualità & afpetti delle membra che in tal atto fi adoprano.

Come

DI LIONARDO DA VINCI. ij

Come la pittura de-je ejfer n)!jìa da una fola fiueflra . GAP. L I X.

La pittura deve efler vifta da una (bla fineftra , come appare per cagione de' corpi coli fatti . E tu vuoi fare in un' altezza una palla rotonda, ti biiogna farla lunga à iìmilitudine d'un uovo, e ftar tanto in dietro eh' ella fcorciando apparifca tonda .

Veir ombre. GAP. LX.

L' ombre le quali tu difcerni con difìfìcultà , & i loro termini non puoi conofcere, anzi con confufb giuditio le pigli > e trasferirci nella tua opera, non le farai finite, o veramente terminate, fi che la tua opera fia d' ingegnofa rifblutionc ,

Coftje fi dehhono figurare i putti . GAP. L X I.

Li putti piccioli {{ debhon figurare con atti pronti e ftorti quando feggono , e nello dar ritti , con atti timidi e paurofi .

Come f dehhono fgurar i secchi , GAP. L X 1 1.

Li vecchi devono elTer fatti con pigri e lenti movimenti, e le gambe piegate con le ginocchia, quando ftanno fermi, i piedi pari, e diftanti 1' un dall' altro , fiano declinati in baffo , la tefta inanzi chinata, e le braccia non troppo diftefe .

Come fi dehhono fgurar le secchie . GAP. L X I II.

Le vecchie fi devon figurar ardite , e pronte , con rabbiofi mo- vimenti, a guifa di furie infernali, & i movimenti devono parer più pronti nelle braccia e tefta , che nelle gambe .

Come fi dehhono fgurar le donne . GAP. L X I V.

Le donne fi devono figurar con atti vergognofi, le gambe in- fieme rifirette, le braccia raccolte infieme, tefte bafle , e piegate in traverfo .

Come fi de've fgurar una notte . GAP. L X V,

Quella cofa che è priva interamente di luce, e tutta tenebre: euendo la notte in fimile conditione , tu vi vogli figurar' un' hi- Iforia, farai, che effendovi un gran fuoco, quella cofa che è propin- qua a detto fuoco pili {] tinga nel filo colore, perche quella co(a

che

i(S TRATTATO DELLA PITTURA

che è più vicina all'obbietto, più partecipa della Tua natura: e fa- cendo il fuoco pendere in color roifo , farai tutte le co(e illuminate da quello ancora rofìeggiare , e quelle che fon più lontane a detto fuoco , più fìano tinte del color nero della notte . Le figure che fon fatte innanzi al fuoco appanfcono fcure nella chiarezza d' ef^ fo fuoco, perche quella parte d' e(Ta co(a che vedi è tinta dall' ofcu-^ rità della notte , e non dalla chiarezza del fuoco : e quelle che i] trovano da i lati , fìano mezze ofcure , e mezze rofleggianti : e quelle che fi poiTono vedere dopo i termini della fiamma, faranno tutte allumate di roffeggiante lume in campo nero. In quanto agl'atti, farai quelli , che fono apprelTo , farfì feudo con le mani , e con i mantelli riparo dal foverchio calore, e voltati col vifo in contraria parte , mollando fuggire : quelli più lontani , farai ^ran parte di lo- ro farfi con le mani riparo a gì' occhi olTefi dal foverchio fplendorc i

Come fi àeue figurar una fortuna . GAP. L X V I ,

. Se tu vuoi figurar bene una fortuna, confiderà e pondera be- ne i Tuoi effetti, quando il vento foffiando fopra la fiiperficie del mare, o della terra, rimove, e porta feco quelle cofe che non fo- no ferme con la mafia univerfàle . E per figurar quella fortuna , fa- rai prima le nuvole fpezzate e rotte, drizzate per lo corfo del ven- to , accompagnate dall' arenofe polveri , levate da i lidi marini : e rami e foghe , levate per la potenza del vento , fparfe per 1' aria in compagnia di molte altre cofe leggiere : pF alberi & herbe piegate a terra , quafi moftrar di voler feguir il corfo de' venti , con i rami fìorti fuor del naturale corfo , con le fcompigliate e rovefciatc fo- glie : e gì' huomini , che vi fi trovano , parte caduti e rivolti per li panni , e per la polvere quafi fiano fconofciuti , e quelli che reflano ritti, fieno dopo qualche albero abbracciati a quello, perche il ven^ to non li flrafcini : altri con le mani a gì' occhi per la polvere chi- nati a terra , & i panni & i capelli dritti al corfo del vento . Il mare turbato e tempeftofo fia pieno di ritrofa fpuma infra 1' elevate onde , & il vento faccia levare infra la combattuta aria della fpu- ma più fiottile, a guifa di fpefia & avviluppata nebbia. Li navilij che dentro vi fono alcuni fenc faccia con vela rotta , & i brani d' elTa ventilando fra 1' aria in compagnia d'alcuna corda rotta: al- cun con alberi rotti caduti col navilio attraverfato e rotto infra le tempeftofe onde , & huomini gridando abbracciare il rimanente del navilio . Farai le nuvole cacciate da impetuofi venti , battute nell' alte cime delle montagne , far a quelli avviluppati ritorti , a fimili- tudinc dell' onde percoffe nelli fc ogl i : l'aria fpaventofa per 1* ofcure tenebre, fatte dalla polvere ^ nebbia e nuvoli folti,

Qoyne

DI LIONARDO DA VINCI. 17

Coìiie fi deue Jìgttrare ima hatt.^gUa . GAP. L X V 1 1.

Farai prima il fumo dell'artiglieria mifchiato infra l'aria infie- yne con la polvere molla dal movimento de' cavalli de' combattitori , la qual miftione ufcrai co(ì . polvere , perche è cofa terreRre e ponderofa, e benché per la Tua fòttilità facilmente fi levi e mcfcoli infra l'aria, nientedimeno volentieri ritorna a baffo, & il Tuo fom- mo montare è fatto dalla parte più fottile . Adunque il meno fìa veduta , e parrà quali del color dell' aria . Il fumo che fi mifchia infra l'aria polveratn . quando poi s'alza a certa altezza, parerà of- cure nuvole , e vedranTi nella fommità più efpeditamente il fumo che la polvere , &: il fumo penderà in colore alquanto azzurro , e la polvere terrà il fuo colore . Dalla parte che viene il lume parrà qucfla miif ione d' aria , fumo e polvere molto più lucida che dalla oppolita parte . Li combattenti quanto più fiano infra detta turbo- lenza, tanto m^no (\ vederanno, e meno diiTerenza farà da i loro lumi alle loro ombre. Farai rofleggiarc i vifi, t le perfone , e l'a- ria, e gli archibugieri infieme con quelli che vi fono vicini. Et det- to roffore quanto più fi parte della Tua cagione, più fi perda, e le figure che fono infra te & il lume , effendo lontane , parranno ofcu- re in campo chiaro , e le lor gambe quanto più s' apprefferanno al- la terra , meno fiano vedute ■■, perche la polvere vi è più groOa e Ipeffa. E farai cavalli correnti fuori della turba, fa gli nuvolcttì di polvere diflanti 1' uno dall' altro , quanto può elTer 1' intervallo de' falti fatti dal cavallo , e quel nuvolo che è più lontano dal detto cavallo, meno {\ veda, anzi fia alto, fparfo, e raro, &: il più preffo fia il più evidente, e minore, e più denfo. L' aria fia piena di fàettu- me in diverfe ragioni : chi monti , chi fcenda , qual fia per linea piana : e le pallottole de gli fcoppetieri fiano accompagnate d' al- quanto fumo dietro di lor corfi , e le prime figure farai polverofc ne' capelli , e ciglia , e altri luoghi atti a foftener la polvere . Farai i vincitori correnti con i capelli e altre cofe leggiere fiDarfe al vento, con le ciglia bafTe, e caccino contrari) membri inanzi , cioè man- deranno manzi il pie deftro, che il bracchio ftanco ancor eOo ven- ga inanzi , e farai alcun caduto , farai il fegno fdrucciolare su per la polvere condotto in fanguinofo fango : & intorno alla mediocre li- quidezza della terra farai vedere {lampare le pedate de gf huomini e de' cavalli che fono paffati . Farai alcuni cavalli ftrafcinar morto il fuo fignore , e di dietro a quello lafcla per la polvere e fango il fegno dello ftraicinato corpo. Farai li vinti e battuti pallidi, con le ciglia alte, e la loro conjuntione, e carne che refla fopra di loro, fia abbondante di dolenti crefpe . Le fauci del nafo fiano con al- quante grinze partite in arco dalle narici, e terminate nel principio

C dell'

i8 TRATTATO DELLA PITTURA

dell'occhio. Le narici aire, cagione di dette pieghe, e 1' arcate lab- bra fcuoprino i denti di fopra . 1 denti fpartiti in modo di gridare con lamento. Una delle mani faccia feudo alli paurofì occhi, vol- tando il di dentro verfo il nimico, 1' altra ftia a terra a follenere il ferito bufto . Altri farai gridanti con la bocca sbarrata , e fuggenti i farai molte forte d' armi infra i piedi de' combattitori , come feudi rotti , lance , fpade , & altre limili cofc . Farai huomini morti , al- cuni ricoperti mezzi dalla polvere , <;^ altri tutti . La polvere che mefcola con 1' ufcito {angue convertirli in rofìo fango , e vedere il fangue del fao colore correre con torto corlb dal corpo alla polve-^ re . Altri morendo llrignere i denti , travolgere gì' occhi , flrigner le pugna alla perfona , e le gambe ftorte. Potrebbelì vedere alcuno di- larmato & abbattuto dal nemico , volgerfì a détto nemico con mor- e graffi , e far crudele & afpra vendetta . Potrialì vedere alcun ca- vallo voto e leggiero correre con i crini fparfi al vento fra i nemi- ci , con i piedi far molto danno , e vederli alcuno ftroppiato cade- re in terra , e farli coperchio col fuo feudo , & il nemico piegato a balTo far forza di dargli morte . Potrebbonli vedere molt' huommi caduti in un gruppo fotto un cavallo morto. Vedranli alcuni vincito- ri lafciar il combattere , & ufcire dalla moltitudine , nettandoli con le mani gì' occhi , & le guancie coperte di fango , fatto dal lacri- mar de gì' occhi per caufa della polvere . Vedranli le fquadrc del foccorfo Bar piene di Iperanza e di fofpetto , con le ciglia aguzze, facendo a quelle ombra con le mani , e riguardare infra la folta & olcura caligine, e Ilare attente al commandamento del Capitano. Si può far ancora il capitano col baftone levato, corrente, & in ver- fo il fuo corlb moftrare a quelli la parte dov' è di loro bifogno . Et alcun fiume, dentrovi cavalli correnti, riempiendo la circolfante ac- qua di turbolenza d' onde, di Ipuma, e d' acqua confufa (aitante inverfo l'aria, e tra le gambe e corpi de' cavalli- E non far niffun luogo piano dove non liano le pedate ripiene di fangue .

T>el modo di condurre vi pittura le cofe lontane . GAP. LXVIII.

Chiaro li vede efTere un' aria grolla piiì che 1' altra , la quale confina con la terra piana, e quanto più li leva in alto, più è fot- tile e trasparente . Le cofe elevate e grandi , che fiano da te lonta- ne , la lor baffezza poco fia veduta , perche la vedi per una linea che paffa fra 1' aria più grofla continuata . La fommità di detta al- tezza li prova eflere veduta per una linea , la quale , benché dal canto dell' occhio tuo li cauli nell' aria groiTa, nondimeno termi- nando nella fomma altezza della cola viRa, viene a terminare in aria molto più fottile che non fa la fua baffezza ; per quella ragione quefta

li-

DI LIONARDO DA VINCI. i^

linea quanto pia s' allontana da te di punto in punto , lempre muta qualità di lottile in più ibttile aria. Adunque tu, pittore, quando fai le montagne, che di colle in colle Tempre T altezze lìeno pili chiare che le ballezze : e quanto le farai più lontane l' una dall'altra, fa le altezze più chiare, e quanto più leverà in alto, più moltrcrà la varietà della forma e colore,

Cowf l'aria ^ denje fare più chiara (jitanto più la fai Jììitr bajja,

GAP. LXIX.

Perche queft' aria è grofTa prefTo alla terra, e quanto più fi le- va , più s' allbttiglia , quando il fole e per levante , riguarderai ver- fo ponente , partecipante di mezzodì e tramontana , e vedrai quel!' aria grolla ricevere più lume dal fole che la fottile , perche i raggi trovano più refìf-lcnza . E il cielo alla viila tua terminerà con la bafTa pianura, quella parte ultima del cielo fìa veduta per quell'aria più grolfa e più bianca , la quale corromperà la verità del colore che vedrà per Tuo mezzo , e parrà il cielo più bianco che fopra te , perche la linea vifualc pafTa per meno quantità d' aria corrotta da grofTì humori . Et fc riguarderai invcrfo levante , 1' aria ti parrà più ofcura, quanto più s' abballa, perche in dett' aria balta i raggi luminofì meno palTano .

A far che le fgtire fpirchlìi» dal lor Campo . GAP. L X X.

Le figure di qualunque corpo più parranno rilevar e fpiccare dalli loro campi, delle quali elTi campi fieno di color chiari olcuri, con più varietà che fìa polTibile nelli confini delle predette figure, come fia dimofkato al Tuo luogo, e che in detti colori fia offervato la di- minutione di chiarezza ne' bianchi, e di ofcurità nelli colori olguri .

"Del figurar le gra>ìclez.-z,e delle cofe dipinte. GAP. LXXI,

Nella figuratione delle grandezze che hanno naturalmente le co- fe antcpoffe all' occhio , fi dcbbcmo figurare tanto finite le prime fi- gure, eflendo picciole come 1' opere de* miniatori, come le grandi de' pittori : ma le picciole de' miniatori debbono, elfer vedute d' ap- prclTo e quelle del pittore da lontano h coli facendo elTe figure deb- bono , cornfpondcrc all'occhio con egual grolfqzzai e quello na- fce perche elle vengono con egual grandezza d' angolo , il che fi prova cofi : fia 1' obbietto B.C. { Fig. 3.) e l'occhio fia A. e D. E. fia una tavola di vetro per la quale penetrino le fpecie del B. G. Dico che ftando fermo 1' occhio A. la grandezza della pittura

G 2 ^ tatta

20 TRATTATO DELLA PITTURA

fatta per l' imitatione di effo B. C. deve eflere di tanto minor figu- ra , quanto il vetro D, E. , farà più vicino all' occhio A. e deve ef- fere egualmente finita . E tu finirai efTa figura B. C. nel vetro D. E. la tua figura deve efìere meno finita che la figura B. C. e più finita che la figura M. N. fatta fu '1 vetro F, G. perche fc P. O. figura fulTe finita come la naturale B. C. la profpettiva d' effo O. P. farebbe falfa , perche quanto alla diminutione della figura effa dareb- be bene , effendo B. C. diminuito in P. O. ma il finito non li ac- corderebbe con la dif^anza , perche nel ricercare la perfetione del fi- nito del naturale B. C. allora B. C. parrebbe nella vicinità O. P. ma tu vorrai ricercare la diminutione del O. P. eflo O. P. par effe- re nella diftanza B. C, e nel diminuire del finito al vetro F. G.

Velie cofe finite , e delle confufe . GAP. L X X I L

Le cofe finite e fpedite fi debbono far d' appre(To , e le confu- fe, cioè di termini confuii, fi fingono in parti remote,

"Delle figure che fon feparate , acc'ioche non paiano congiunte .

GAP. LXXIIL

Li colori di che tu vefti le figure fieno tali che diano gratia l'uno air altro: e, quando un colore fi fa campo dell'altro, fìa tale che non paiano congiunti &: appiccati infìeme , ancor che fuf- fero di medefima natura di colore , ma fieno varij di chiarezza ta- le, quale richiede 1' interpofitione della diftanza, e della groffezza dell' aria , che fra loro s' inframette , e con la medefima regola vadi la notitia de' loro termini, cioè più o meno efpediti o confuii, fe- condo che richiede la loro propinquità o remotione .

Se il lume dei/ ejjer tolto tn faccia , o da parte , e quale da più gratta .

GAP. LXXIV,

11 lume tolto in faccia alli volti pofti a pareti laterali, le quali fìano ofcure , fia caufa che tali volti haranno gran rilievo , e maHi- me havendo il lume da alto : e quefto rilievo accade , perche le parti dinanzi di tal volto fono alluminate dal lume univerfale dell' aria, a quello antcpofta, onde tal parte alluminata ha ombre quafì infènfibili, e dopo effe parti dinanzi del volto fe^uitano le parti la- terali, ofcurate dalle predette pareti laterali delle flanzc, le quali tanto più ofcurano il volto, quanto effo volto entra fra loro con le fue parti : &. oltre di quefto feguita che il lume che fcende da alto priva di tutte quelle parti alle quali è fatto feudo dalli rilievi del

volto,

DI LIONARDO DA VINCI. 21

volto , come le ciglia che fottrag^ono il lume all' incaCfatura de gì' occhi, &i il nafo che lo toglie a gran parte della bocca, & il men- to alla gola , e fimi li altri rilievi .

Velia rherheratiofie , GAP. LXXV.

Le riveiI)erationi fon caulate da i corpi di chiara qualità, di piana e femidenfà fuperficie , li quali percofFi dal lume , quello a fi- militudine del balzo della palla ripercuote nel primo obbietto.

Vo've non può ejfcr rt-verberatione lumimfa. GAP. LXXVL

Tutti i corpi dcnfi fi vertono le loro fuperficie varie qualità di lumi & ombre. I lumi fono di due nature, 1' uno domanda originale , e 1' altro derivativo . L' originale dico eflcre quello che deriva da vampa di fuoco , o dal lume del fole , o aria . Lume derivativo fìa il lume reflelTo , Ma per tornare alla promelfa defìni- tione, dico che riverberatione luminofa non fìa da quella parte del corpo che fìa volta a corpi ombrofì , come luoghi ofcuri di tetti di vane altezze, d' herbe , bofchi verdi o fecchi , li quali, benché la parte di ciafcun ramo volta al lume originale fi verta della qualità d'elio lume, nientedimeno fono tante l'ombre fatte da ciafcun ra- mo r un fìi l'altro, che in fomma ne relulta tale ofcurità , che il lume vi è per niente : onde non poiTono fimili obbietti dare a i corpi oppofìti alcun lume riHerto .

Vi rifiejj;. GAP. L XXVII.

Li riflelFi fiano partecipanti tanto più o meno della cofa dove fi generano , che della cofa che li genera , quanto la cofa dove fi generano è di più pulita fuperficie di quella che li genera.

Ve r'ijìejjì de lumi che circondano V ombre . GAP- LXXVIII.

Li riflerti delle parti illuminate che rifaltano nelle contrapofte ombre alluminando o alleviando più o meno la loro ofcurità , fe- condo che elle fono più o meno vicine , con più o meno di chia- rezza , quefta tal confideratione è mclTa in opera da molti , e molti altri fono che la fuggono, e quefti tali fi ridono 1* un dell' altro. Ma tu per fuggir le calunnie dell'uno e dell'altro, metti in opera r uno e r altro dove fon necclTarij , ma fa che le loro caufe fieno .note , cioè che C\ veda maniferta caufa de i riflerti e lor colon , e cofi manifefta la caufa delle cofc che non riflettono; e facendo cofì

non

22 TRATTATO DELLA PITTURA

non f^rai interamente biafimato , ne lodato dalli varij giuditij, li quali, non faranno d'intera ignoranza, iìq, neceffario che in tutto ti laudino fi l' una come l'altra ietta.

!DoT/f ì rij!f/jì de lumi fo>!0 di Maggior o nimor chtarc'z,'z.a .

GAP. LXXIX.

Li riflefTì de' lumi fono di tanto minore o maggiore chiarezza ^ evidenza, quanto efTì fieno veduti in campi di maggiore o mi- nore ofcurità : e quefto accade , perche il campo è piiì ofcuro che il riflelTo, allora eOo riflclìo làrà forte & evidente per la diffe- renza grande che hanno effi colori infra loro : ma il riflenfo farà veduto in campo più chiaro di lui , allora tal rif^eflo Ci demo- rtrerà e(fere ofcuro rifpetto alla bianchezza con la quale confina , e cofi tal rifielfo farà infenfibik .

^al part( del rifieffo farà più chiara . GAP. L X X X.

Quella parte farà più chiara o alluminata dal rifleffo, che ricc- ve il lume intra angoli più eguali . Sia il lurninofc) N. {Tig. 4.) e lo A. B. fia la parte del corpo illuminata , la quale rifatta per tutta la con- cavità oppofita, la quale è ombrofa. E fia che tal lume, che riflet- te in F, fia percofTo infra angoli eguali . E. non farà nflcllo da bafe d' angoli eguali, come fi molerà T angolo E. A. B, che è più ottufo che r angolo E. B. A. ma f anaolo A. F. B. ancor che fia in- fra gf angoli di minor qualità che 1' angolo E. egli ha bafe B. A. che è tra gf angoli più eguali che cfìo angolo E. e però fia più chiaro m F. che in E. & ancora farà più chiaro, perche farà più vicino alla cofa che 1' allumina , per la fella che dice : Quella par- te del corpo ombrofo farà più alluminata che farà più vicina al fuo luminofo .

Ve' colori rijìejfi della cardie. GAP. LXXXL

Li riflelTi della carne che hanno lume da altra carne fono più roffi , e di più eccellente incarnatione che nilfun' altra parte di car- ne che fia neir huomo: e quefto accade per la 3.' del libro, che dice: La fuperficie d' ogni corpo opaco partecipa del colore del fuo obbietto i E tanco più quanto tale obbietto gli è più vicino , e tanto meno quanto gli è più remoto, e quanto il corpo opaco e mag- giore , perche effendo grande elfo impedifce le fpetie de gì' obbietti circofUnti, le quali fpelfe volte fono di color vari; , li quali corrom- pono le prime fpecie più vicine, quando li corpi fono piccioli: ma

non

DI LIONARDO DA VINCI. 23

non manca che non tinga più un riflelTo un picciolo colore vicino, che un color grande remoto , per la 6.* di profpcttiva , che dice : Le cole grandi potranno eflere in tanta diilanza, eh' elle parranno minori ailai che le picciole d' apprello ,

Vo^f li y'tfleffì fono faifibilt. CA?. LXXXII.

Quel rifleflo farà di più fpedita evidenza, il quale è veduto in campo di maggior ofcurità, e quel fìa meno fenfibile, che fi ve- drà in campo pai chiaro : e quefto nafce che le cofe di varie of- curità porte in contrailo , la meno ofcura fa parere tenebrofa quel- la che è più ofcura , e le cofe di varie bianchezze porte in contra- rto, la più bianca fa parere 1' altra meno bianca che non è.

Ve rtflefi duplicati e triplicati. GAP. LXXXIIL

Li riflefl'i duplicati fono di maggior potenza che li riflefTì fem- plici , e r ombre che s* interpongono inha '1 lume incidente & erti rit jlelli fono di poca ofcurità. Per efempio fia A. (Fig.y) il luminofo AN. AS. i diretti, S. N. lìan le parti d' efTì corpi alluminate, O. E. fian le parti d'erti corpi alluminati da i reflerti : & il reflerto A- N. E. è il ririerto femplice, A. N. O. AS. O. è il riflert"© duphcato . Il riflef- fo femplice è detto quello , che folo da uno alluminato è veduto , & il duplicato è vifto da due corpi alluminati, & il femplice. E. è fatto dall' alluminato B. D. il duplicato O. fi compone dall' allumi- nato B. D. &: dall' alluminato D. R. e 1' ombra fua è di poca of- curità , la quale s' interpone infra '1 lume incidente N. & il lume nflerto NO. SO.

Come >ìijfioì colore riflejjo è femplice , wa è mijlo con le fpetie de gV altri colon. GAP. LXXXIV.

Nlrtun colore che rifletta nella fuperficie d' un altro corpo , tinge erta i'uperficie del fuo proprio colore-, ma farà mirto con li concorfi de gl'altri colori riflerti , che nfaltano nel medefimo luogo: come farà il color giallo A. {Fig.6.) .che rifletta nella parte dello sfe- rico G. O. E. e nel medefimo luogo reflette il colore azzurro B. Di- co per qucrta liflcrtione mirtc'^ di giallo e di azzurro , che la percuf lione del fuo concorfb tingerà lo sferico i e che s* era in bianco , lo farà di color verde , perche provato è eh' il giallo e 1' azzurro mirti infieme fanno un bellirtimo verde .

Qotne

24

TRATTATO DELLA PITTURA

Come rar'tjTime njolte li r'tfleff f(j)i\ del colore del co/pó d^nje Jt co>ìgtu}]gono .

GAP. LXXXV,

Rariffime volte avviene che li riflefri fiano del medefìmo colo- re del corpo, o del proprio dove fi congiungono: per cfennpio fìa lo sferico D. F. G. E. {F'^.'j.) giallo, e 1' obbietto che gli riHette addo(To il Tuo colore fia B. C. il quale è azzurro , dico che la parte dello sfe- rico , eh* e percofla da tal rifleffione, fi tingerà, in color verde, ef- fendo B. C. alluminato dall' aria o dal fole .

Vo'-ve più fi njedra il rtflejfo . GAP- LXXXVL

Infra '1 rifleflb di medefima figura, grandezza, e potenza, quel> la parte dimoftra più o meno potente , la quale terminerà in cam- po più o meno ofcuro .

Le fuperficie de' corpi partecipano più del colore di quelli ob- bietti li quali riflettono in lui la Tua fìmilitudine infra angoli più eguali .

De' colori de gì' obbietti che riflettono le fue fìmilitudini nelle fuperficie de gì' antcpofli corpi infra angoli eguali , quel farà più po- tente , il quale avrà il ilio raggio rifleflb di più breve lunghezza .

Infra li colori de gì' obbietti , che fi riflettono infra angoli c- guali , e con qualche dilbnza nella fi.iperficie di contrapoili corpi, quel farà più potente, che farà di più chiaro colore.

Queir obbietto riflette più indenfamente il fuo colore ncU' antc- pofto corpo il quale non ha intorno a altri colon che della fua fpecie . Ma quel rifleffo farà di più confufo colore , che da varij colori d' obbietti è generato .

Quel colore che farà più vicino al rifleflb, più tingerà di f? eflb rifleflb , e cofi è conyerfo .

Adunque tu , pittore , fa adoprare ne' riflefll dell' effìgie delle figure , il colore delle parti de' veilimenti che fono preflo alle parti delle carni che le fono più vicine: ma non feparare con troppa lo- ro pronuntiatione non' bifogna .

Ve colori deriflefi.: GAP, LXXXVIL

Tutti ì colori rifleflì fbno di manco luminofità che il lume retto , e tale proportione ha il lume incidente col lume rifleffo , quale è quella che hanno infra loro le luminofità delle loro caufe,

Ve

DI LIONARDO DA VINCI. 2$

Ve termini de y'tflefi nel fuo campo . GAP. LXXXVIII.

Il termine del riflelTo in campo più chiaro d' elTo rifledo Hirà caufa che tale riHelTo farà inlenfìbile : ma tale ririello terminerà in campo più ofcuro di lui, allora efib riflelTo farà fenfìbile, e tan- to più fi farà evidente, quanto tal campo fìa più ofcuro, e cofi è convcrfo .

T>d collocar le figure . GAP. LXXXIX. ,

Tanto quanto la parte dell'ignudo D. A. {Vig.t.) diminuifce per pofare , tanto 1* oppoiìta parte crefce : cioè tanto quanto la par- te D. A. diminuifce di fua mifura, 1' oppofìta parte fopra crefce al- la fua mifura , & il bellico mai efce di fua altezza , overo il mem- bro virile i e qucfto abbaffamento nafce , perche la figura che pofà fopra un piede , quel piede fi fa centro del foprapoilo pefo : eflen- do cofi, il mezzo delle fpalle vi fi drizza di fopra, ufcendo fuori della fua linea perpendicolare, la qual linea paiTa per i mezzi fuper- ficiali del corpo : e quefta linea più fi viene a torcere nella fua fupe- riore eftremità, fopra il piede che pofai i lineamenti traverfi coftret- ti a eguali angoli C\ fanno co' loro eftremi più baffi in quella par- te che pofa, come appare in A. B. C.

Del modo d' imparar bene à comporre injìeme le figure nelle hijlorte .

GAP. XG.

Quando tu barai imparato bene profpettiva, & barai à mente tutte le membra & i corpi delle cofe , fij vago fpelTe volte nel tuo andar a fpallo , vedere e confiderarc i fiti de gì' huomini nel parla- re, o nel contendere, o nel ridere, o azzuffarfi infieme, che atti fia- no in loro , e che atti faccino i circoftanti , fpartitori , e veditori d' elle cofe , e quelle notare con brevi fegni in un tuo picciol libretto, il quale tu debbi fempre portar teco: e fia di carte tinte, acciò non r abbi à fcancellare , ma mutare di vecchio in nuovo i che quefte non fon cofe da cflere fcancellate , anzi con grandilfima diligenza ferbate, perche fono tante l'infinite forme & atti delle cofe, che la memoria non è capace a ritenerle; onde quelk riferberai come tuoi aiutori e maeftri .

"Del por prima una figura nell ' hifiorta . GAP. X G I.

La prima figura nell' hiftoria farai tanto minore che il natura- le, quante braccia tu la figuri lontana dalla prima linea, e poi più, r altre a comparatione di quella, con la regola di fopra.

D Modo

2(5 TRATTATO DELLA PITTURA

Modo del comporre le hijiorìe. GAP, XCII,

Delle figure che compongono 1' hiftorie, quella dimoftrerà di rnaggior rilievo la quale farà finta efler più vicina all' occhio: que- fìo accade per la 2.* del 3." che dice: Quel colore fi dimoftra di maggior perfettione, il quale ha meno quantità d' aria interpofta fra e r occhio che lo giudica : e per quefto Y ombre , le quah mo- ftrano li corpi efiere rilevati , fi dimoftrano ancora più ofcure d* ap- preflo che da lontano, dove fono corrotte dall' aria interpofla fira r occhio & c(\'c ombre : la qual cofà non accade nell' ombre vicine air occhio , dove ede moilrano li corpi di tanto maggior rilievo quanto effe fono di maggiore ofcurità .

Del comporre V hifiorie . GAP. XGIIL

Ricordati , pittore , quando fai una fola figura , di fuggire gli fcorci di quella, fi delle parti, come del tutto, perche tu havere- fti à combattere con 1' ignoranza de gì' indotti in tal arte ■■, ma nell' hiftorie fanne in tutti i modi che ti accade , e maffime nelle batta- glie , dove per necefìTità accadono infiniti fcorciamenti e piegamenti delli componitori di tal difcordia, o vuoi dire pazzia bcftialilfima ^r

Varietà à' huom'int neW hijlor'ie . GAP. XCIV-

Neil' hifiorie vi devono effer huomini di varie complefTioni , dature, carnagioni, attitudini, grafTezze , magrezze, grofTì, fottili j grandi, piccioh , graffi, magri, fieri, civili, vecchi, giovani, forti e mufcolofi , deboli e con pochi mufcoli , allegri , malinconici , e con capelli ricci e diftefi, corti e lunghi, movimenti pronti e languidi, e cofi varij abiti, e colori, e qualunque cofa in effa hifloria fi richiede.

T^eir imparar II mo'vhncnn dell' huomo . GAP. XGV.

Li movimenti dell' huomo vogliono effere imparati dopo la co- gnitione delle membra, & del tutto, in tutti li moti delle membra e giunture , e poi con breve notatione di pochi fegni vedere 1' attitu- dine de gì' huomini nelli loro accidenti , fenza eh* efTì s* avvegghino che tu li confideri : perche avvedendofene haveranno la mente oc- cupata a te , la quale bavera abbandonato la ferocità del fuo atto , al quale prima era tutta intenta, come quando due irati contendono infieme , eh* a ciafcuno pare haver ragione , li quali con gran fero- cità muovono le ciglia, e le braccia, e gì' altri membri, con atti appropriati alla loro intentione , & alle loro parole i il che far

non

DI LIONARDO DA VINCI. 27

non potrcfti, Ce tu gli volcHi far lìngcrc tal ira, o altro accidente, come rifo, pianto, dolore, ammiratione, paura, e fìmili: iìcche per quello fìi vago di portar teco un libretto di carte ingenate , e ccn lo ftile d' arc^ento nota con brevità tali movimenti, e iimilmcnte no- ta gì' atti de' circoilanti , e loro compartigione , e quello t' infe^neru a comporre 1* hiflorie : e quando barai pieno il tuo libretto, mettilo da parte , e ferbalo al tuo proposito ; &z il buon pittore ha da of- fervare due cofe principali , cioè 1' huomo , & il concetto fuo della mente, che Terbi in te, il che è importantifl'imo .

Del comporre V h'iflorìe . GAP. XCVI.

Lo ftudio de' componimenti dell' hiflorie deve efferc di porre le figure difgronatamentc , cioè abbozzate, e prima faperle ben fare per tutti li verfi , e piegamenti, e diftendimcnti delle loro membra 3 di poi fìa prefb la defcrittione di due che arditamente combattlno infieme , e quefta tale inventione fia efaminata in varij atti , & in varij afpetti: di poi fia feguito il combattere dell' ardito col vile e paurofo i e quefte tali attioni , e molti altri accidenti dell' animo , fiano con grande efiiminationc , e ftudio fpeculate .

Della rvar'teth mìV btfìovie. GAP. XGVII.

Dilcttifi il pittore ne' componimenti dell' hiftoriè della copia e varietà , e fugga il replicare alcuna parte che in elTa fatta fia , ac- cioche la novità & abbondanza attragga a fi: & diletti 1' occhio del riguardante . Dico dunque che nell' hiftoria fi richiede , fecondo ì luoghi, mifii gì' huomini di diverfe effigie, con diverfc età oc habi- ti , infieme mcfcolati con donne, fanciulli, cani, cavalli, 6c edifici], campagne , e colli : e fia ofTervata la dignità &: decoro al principe & al favio , con la feparàtione dal volgo : ne meno meicolerai li malenconici e piangenti con pT allegri , e ridenti: che la natura che gl'allegri ftiano con gì' allegri, e li ridenti con i ridenti, e coiì per il contrario.

Del d'i^erjìjìcctre l ' urte de njohì neli ' hìjìor'ie . GAP. XGVII I,

Gomun difetto è ne' pittori Italiani il riconofccrfi 1' aria e figu- ra dell'Imperatore, mediante le moke figure dipinte: onde per fug- gire tale errore , non fiano fatte , ne replicate mai , ne in tutto , ne m parte le medefime figure , ne eh' un volto fi veda nelf altra hi- ftoria . E quanto oiTerverai più in una hifioria, eh' il brutto fia vi- cino al bello, & il vecchio al giovane, & il debole al forte, tanto

D 2 pili

2% TRATTATO DELLA PITTURA

più vaga farà la tua hiftoria, e l' una per V altra figura accrefcerà in bellezza. E perche rpeffo avviene che i pittori, diiegnando quallì- voglia cofa , voghono , eh' ogni minimo fegno di carbone fìa valido , in quefto s ingannano , perche molte fono le volte , che 1' animale figurato non ha li moti delle membra appropriati al moto mentale : & avendo egli fatta bella e grata membrificatione , e ben finita , gli parerà cofa ingiuriofa a mutare effe membra .

T)ell accompag)mre li colori V tm con V altro y e che V um disi gratta

all'altro. GAP. XCIX.

Se vuoi fare che la vicinità d' un colore dia grafia all' altro che con lui confina , ufa quella regola che fi vede fare alli raggi del fo- le nella compofitione dell' arco celefte, li quali colon fi generano nel moto della pioggia, perche ciafcuna gocciola fi trafinuta nel fuo difcenfo in ciafcuno dei colori di tal arco, come s'è dimoflrato al fuo luogo .

Hora attendi, che tu vuoi fare un eccellente ofcurità, dagli per paragone un eccellente bianchezza, e cofi l'eccellente bianchezza farai con la maffima ofcurità i & il pallido farà parere il roflo di più focofa roffezza che non parrebbe per in paragone del pavonazzo . Ecci un altra regola la quale non attende a fare li colori in di più fuprema bellezza eh' ell'i naturalmente fiano, ma che la compagnia lo- ro dia gratia 1' un all' altro , come fa il verde al roffo , e cofi 1' op- pofito , come il verde con 1' azzurro . Et ecci una feconda regola ge- nerativa di difgrata compagnia , come 1' azzurro col giallo , che bian- cheggia, o col bianco, e limili, fi quali fi diranno al fuo luogo.

T>cl far <vi^i e belli colori nelle fue fu-perjicie . C A P. C

Sempre a quelli colori, che vuoi che habbino bellezza, prepa- rarai prima il campo candidiffimo, e queflo dico de' colori che fo- no trafparenti , perche a quelli che non fono trafparenti , non giova campo chiaro , e 1' efcmpio di queflo e' infegnano li colori de' vetri , li quali quando fono interpofli infra 1' occhio e 1' aria luminofa, fi mollrano d' eccellente bellezza, il che far non pofTono, havendo dietro a 1' aria tenebrofa o altra ofcurità.

2)<f' colori dell* ombre di qualunque colore. GAP. GL

Il colore dell' ombra di qualunque colore ferapre partecipa del colore del fuo obbietto , e tanto più o meno quanto egli è più vici- no o remoto da effa ombra, e quanto elfo è più o meno luminofo.

Velia

DI LIONARDO DA VINCI. j^

T)ella 'vartetà che fanno li colori delle cofe remote e p*pt)]qus .

GAP. CIL

Delle cofe più ofcure che X aria, quella fi dimoftrerìi di minor ofcurità , la quale fia più remota: e delle cofe più chiare che Tana, quella fi dimoftrerà di minor bianchezza , che farà più remota dall' occhio : perche delle cole più chiare e più olcure che Y aria , in lunga dilLmza fcambiando colore, la chiara acquifta ofcurità, e 1' ofcura acquifta chiarezza .

/;; (juanta c{tBaiiz,a Jt perdono coUri delle cofe tate grame ut e .

GAP. GUI.

Li colori delle cofe fi perdono interamente in maggior o mi- nor diftanza , fecondo che gì' occhi , e la cofa veduta faranno in mag- gior o minor altezza. Provafi per la 7.* di quefto , che «dice; L' aria è tanto più o meno grofTa , quanto più ella farà più vicina o remota, dalla terra . Adunque X occhio e la cofa. da lui veduta faranno vicini alla terra , allora la grolTezza dell" aria interpola fra l' oc- chio e la cofa , impedirà affai il colore della cofa veduta da eflo occhio . Ma fc tal' occhio infieme con la cofa da lui veduta faranno remoti dalla terra , allora tal aria occuperà poco il colore del pre- detto obbietto : e tante fono le varietà delle diftanzc , nelle quali fi perdono i colorì degl' obbietti , quante fono le varietà del giorno , e quante fono le varietà delle groffezze o fottilità dell* aria, per le quali p-netrano all'occhio le fpecic de' colori delli predetti obbietti,

Colore dell ' ombra del bianco . GAP. G | V.

L' ombra del bianco veduta dal fole e dall' aria ha le fue om» bre traenti all' azzurro , e quello nafce perche il bianco per non è colore, ma è ricetto di qualunque colore, e per la 4.' di quello, che dice : La fuperficie d' ogni corpo partecipa del colore del fuo obbietto i egli è necelTario che quella parte della fuperfìcie bianca par- tecipi del colore dell' aria fuo obbietto .

flual colore farà omb^^ft più nera . GAP. G V.

Queir ombra parteciperà più del nero , che fi genererà in più bianca fuperfìcie , e quefta bavera maggior propenflone alla varietà che nilTun' altra fupcrficici e quefto nafce, perche il bianco non è connumerato infra li colori , & e ricettivo d' ogni colore , e la fu- perfìcie fua partecipa più intenfamentc de' colon delli fuoi obbietti

so TRATTATO DELLA PITTURA

che niffun' altra fuperficie di qualunque colore e malTime del fuo retto contrario, che è il nero, (o altri colon ofcuri ) dal quale il bianco è' più remoto per natura, e per quefto pare, &C e gran de- ferenza dalle Tue ombre principali alli lumi principali .

'Del colore che non mojlva ^jarietà tn njarie groJfez.'Le d ana.

GAP. CVL

Pofìibile è che un mededmo colore non faccia mutatione in va- rie dirtanze , e quefto accadere q,uando la proportione delle groflez- ie dell' arie, e le proportioni delle diftanze che haveranno i colori dall'occhio, lìa una mcdelima, ma converla . Provafì cofi: A. {Ft^- 9-) iia l'occhio, H. iìa un colore qual tu vuoi, pollo in un grado di di- fìanza remoto dall' occhio, m ana di quattro gradi di groiìezza, ma perche il grado di fopra A. M. N. L. ha la metà più fottile, l'a- ria portando in efia il medehmo colore , è neceflario che tal colore iìa il doppio più remoto dall'occhio che non era di prima: adun- que gli porremo li due gradi A. F. & F. G. difcolio dall' occhio , e ftrà il colore G. , il quale poi alzando nel grado di doppia fottilita alla 2.* in A. M. N. L. che farà il grado O. M. P. N., egli è ne- ceflario che fia pollo nell'altezza E. , e farà diftante daU' occhio tutta la linea A. E., la quale fi prova valere in groflezza d'aria quanto la diftanza A. G. , e provafì cofì . Se A. G. difì:anza interpola da una me- defìma aria infra 1' occhio e '1 colore occupa due gradi , &; A. E. due gradi & mezzo, quefta diftanza è fufficiente a fare che il colore G. al- zato in E. non varij di fua potenza, perche il grado A.C. &', il gra- do A. F. elfendo una medefìma groflezza d'aria fon limili & eguali, & il grado C. D. benché lìa eguale in lunghezza al grado F. G. non è fìini'e in groflezza d' aria, perche egh è mezzo nell' aria di dop- pia grolfezza all' aria di fopra, della quale un mezzo grado di diftan- za occupa tanto il colore , quanto faccia un grado intiero dell' a- ria di fopra , che è il doppio più fottile che V ana che gh confina di fotto . Adunque calcolando prima la grolfezza dell' aria, e poi le diftanze , tu vedrai i colori variati di fìto , che non havranno mu- tato di bellezza j E diremo cofì per la calcolatione della groflezza dell'aria: il colore H- è pofto in quattro gradi di grolfezza d'aria: G. colore, è pofto in aria di due gradi di groflezza: E. colore fi trova in aria d' un grado di grolfezza : ora vediamo le diftanze fo- no in proportione eguale , ma converfi . Il colore E. fi trova diftan- te dall' occhio a due gradi e mezzo di diftanza . Il G. due gradi , r H. un grado : quefta diftanza non fcontra con la proportione del- la groffezza, ma è neceffario fare una terza calcolatione, e queft' e che ti bifogna dire. 11 grado A. C. come fu detto di fopra, è fi-

mik

DI LIONARDO DA VINCI. 31

mile &: eguale al grado A. F. & il mezzo grado C. B. è fìmile ma non eguale al grado A. F. , perche è folo un mezzo grado di lun- ghezza , il quale vale un grado intiero dell' aria di fopra . Adunque la calcolationc trovata fatisf à al propofìto , perche A. C. vai due gradi di grolfezza dell' aria di fopra, & il mezzo grado C. B. ne va- le un intiero d' eOa aria di fopra, fi che habbiamo tre gradi in va- luta d' effa groficzza di fopra, & uno ven* è dentro, cioè B. E. ef fo quarto. Seguita A. H. ha quattro gradi di groffezza d'aria: A. G. ne ha ancora quattro, cioè A. F. ne ha due, &: F. G. due altri, che fa quattro. A. E. ne ha ancora quattro, perche A. C. ne tie- ne due , & uno C. D. che è la metà dell' A. C. e di quella mede- hma aria, & uno intero ne è di fopra nell'aria fottile che fa quat- tro. Adunque la dilìanza A. E. non è doppia della diftanza A. G. ne quadrupla dalla diftanza A. H. ella è relUurata dal C. D. mezzo grado d' aria grofla che vale un grado intero dell' aria più fottile che li fl:à di fopra : E cofi e conclufo il noftro propofito , cioè che il colore H. G. E. non fi varia per varie diftanze .

Velia profpettha de colori. GAP. CVII.

D* un medefimo colore porto in varie diflanze & eguale altezza , tal fia la proportione del fuo rifchiaramento , qual farà quella delle di' ftanze che ciafcuno d'elfi colori ha dall'occhio che li vede. Provafi, fia che E. B. C. D. (Fig. io.) fia un medefimo colore: il i.* E. fia porto due gradi di diftanza dall' occhio A : il 2." eh' è B. fia difcorto quat- tro gradi: il terzo eh' è C. fia fei gradi: il 4**. eh' è D. fia otto gra- di: come moftrano le dcfìnitioni de' circoli che fi tagliano fu la li- nea, come fi vede fopra la linea A- R. di poi A. R. S. P. fia un gra- do d'aria fottile S. P. E. T. fia un grado d* aria più grolla: feguirà eh* il primo colore E. paHerà all' occhio per un grado d' aria grolTa E. S. , e per un grado d' aria men groffa S. A. , 6c il colore B. man- derà la fua fimilitudine all' occhio A. per due gradi d' aria groffa, e per due della men groffa , & il C. la manderà per tre gradi del- la groffa , e per tre della men grofìa » & il colore D. per quattro della grofla , e per quattro della men grofia , e cofi habbiamo pro- vato qui tal effere la proportione della diminutione de' colori , o vuoi dire perdimenti , quale è quello delle loro diftanze dalf occhio che li vede: e qucrto folo accade ne* colori che fono di eguale altezza, perche in quelli che fono d' altezza ineguale , non fi offerva la me- defima regola , per efìer loro in arie di varie groiì'ezze > che fanno varie occupationi a effi colon .

Xfel

32 TRATTATO DELLA PITTURA

X)el colore che >ion fi muta tn 'vane gyojfeijie d' aria. GAP. CVIII.

Non fi muterà il colore porto in diverfe groffezze d'aria, quan- do farà tanto più remoto dall' occhio 1' uno che 1' altro ; quanto troverà in più fottil' aria l'uno che 1' altro j Provafi cofi. Se la prima aria balta ha quattro gradi di grolTezza , & il colore fìa dillante un grado dall' occhio , & la feconda aria più alta habbia tre gradi di grolTezza, che ha perfo un grado, fa che il colore acquifli un gra- do di diltanza j e quando 1' aria più alta ha perfb due gradi di grof- fezza, & il colore ha acquiflato due gradi di diflanza, allora tale è il primo colore quale è il terzo ; e per abbreviare , il colore s' in- nalza tanto eh' entri nell' aria che habbia perfo tre gradi di grolTez- za, & il colore acquiftato tre gradi di diftanza , allora tu ti puoi render certo, che tal perdita di colore ha fatto il colore alto e re- moto , quanto il colore baflb e vicino , perche Y aria alta ha per- duto tré quarti della grolTezza dell' aria bafTa , il color nell' alzarli ha acquiftato li tre quarti di tutta la diftanza per la quale egli fi tro- va remoto ciall' occhio ; e cofi fi prova l' intento noftro .

Se li colori n}artj ^ojfono ejfere o parere ci' una uniforme ofcurita , mediante

una medejìma ombra . GAP. C I X,

PolTibile è che tutte le varietà de' colori da una medefìma omr bra paiano tramutate nel color d' efTe ombre . Quefto fi manifefta nelle tenebre d'una notte nubilola, nella quale nilTuna figura p color di corpo comprende ; e perche tenebre altro non è che privatio- ne di luce incidente e riflelTo, mediante la quale tutte le figure e colon de' corpi fi comprendono, egli è neceffario che tolto integra- mente la caufa della luce, che manchi T effetto e cognitione de' co- lori e figure de' predetti corpi .

Della caufa de perdimenti de' colori e figure de corpi , mediante le tenebra che paiono e non fono . GAP. G X.

Molti fono i fiti in alluminati, e chiari che fi dimoftrano tenebrofi , & al tutto privi di qualunque varietà di colon e figure delle cofe che in efle fi ritrovano: quefto avviene per caufa della lu- ce dell' aria alluminata che infra le cofe vedute e 1' occhio s' inter- pone, come fi vede dentro alle fineftre che fono remote dall'occhio, nelle quali folo ii comprende una uniforme ofcurità affai tenebrofa: tu entrerai poi dentro a elTa cafa , tu vedrai quelle in effer forte alluminate , e potrai fpeditamente comprendere ogni minima parte di qualunque cofa dentro a tal fineftra, che trovar fi potelTe . - E

DI LIONARDO DA VINCI, 33

E quella tal dimortratione nafce per difetto dell'occhio, il quale vinto dalla foverchia luce dell'aria, rellringe aliai la grandezza della Tua pupilla, e per quello manca alTai della- flia potenza: e nelli luo- 2;hi pili ofcuri la pupilla fi allarga, e tanto crefce di potenza, quant' ella acquilla di grandezza , Provato nel 2." della mia prò (petti va -

Coiue mlftiìU'. co fa mojìra il jho color njeyo s ella ìwìi ha lum? da un ahr^

fìnnl colore . GAP. CXI,

NclTuna cofa dimoflrcrà mai il Tuo proprio colore, il lume che r illumina non è in tutto d' elTo colore , e quello fi manitella nelli colori de' panni , de' quali le pieghe illuminate, che riflettono o danno lume alle contrapofle pieghe , li fanno dimoftrare il lor vero colore. Il medefimo la foglia dell' oro nel dar lume 1' una all'al- tra , & il contrario fa da pigliar lume da un' altro colore .

J)e colorì che jl àtmojlrano cariare dal loro ejjere , mediante U paragoni

de lor campi . C A P. C X 1 1.

NelTun termine di colore uniforme fi dimoflrerà elTere eguale, Te non termina in campo di colore limile a lui. Quello fi vede mani- feflo quando il nero termina col bianco , che ciaicun colore pare più nobile nelli confini del fi.10 contrario che non parerà nel fi.10 mezzo .

T)ella miuatione de colori trafparenti dati 0 meijì [opra dfverjt colon , con la lor dt<verfa relattone . C A P. C X 1 1 1.

Quando un colore trafparente è fopra un' altro colore variato da lui , (\ compone un color mirto diverfo da cialcun de' femplici che lo compongono . Quello fi vede nel lumo che cfce dal cammi- no, il quale quando è rincontro al nero d' eflo cammino fi az- zurro, e quando s' innalza al rifcontro dell' azzurro dell'aria, pare berettino , o rolTeggiante . E cofi il pavonazzo dato fopra 1' azzurro fi fa di color di viola: e quando l'azzurro fiirà dato lopra il gial- lo , egli fi fa verde : & il croco fopra il bianco fi fa giallo : & il chiaro fopra l' ofcurità fi fa azzurro, tanto piti bello, quanto il chia- ro e r ofcuro faranno più eccellenti .

Qlucil parte d' un mede fimo colore mojlrera più hella tn pittura.

GAP. CXIV.

Qui è da notare qual parte d' un medefimo colore {\ moflra più bello in pittura, o quella che ha il luftro, o quella che ha il lume;,

E o

34 TRATTATO DELLA PITTURA

o quella dell' ombre mezzane, o quella dell' ofcure, overo in trafpa- rentia . Qui bifogna intendere che colore è quello che dimanda : perche diverfi colori hanno le loro bellezze in diveria parte di me- defimi: e quello ci dimollra il nero, che ha la fua bellezza nell'om- bre , il bianco nel lume , 1' azzurro , verde , e tanè , nell' ombre mez- zane, il giallo e rollo ne' lumi, l'oro ne' rirtelfi , e la lacca nell'om- bre mezzane .

Come ogni colore che }ion ha lujlro è più bello bielle fue parti luminofe che

nelV ombro fé. GAP. C XV.

Ogni colore e più bello nella Tua parte alluminata che nell' om- bro(a , e quefto nafce , che il lume vivifica e vera notitia della qualità de' colori , e 1' ombra ammorza & ofcura la medefima bellez- za, & impedifce la notitia d'elfo colore. E Te per il contrario il nero è più bello nell' ombre , che ne' lumi , fi rilponde che il nero non è colore .

Veli ' e'videtma de colori . GAP. G X V L

Quella cofa che è più chiara più apparifce da lontano, e la più ofcura fa il contrario.

^Iml parte del colore ragioueijolmente deve ejfer più bella.

GAP. Gxvn.

Se A. {Ttg. II.) fia il lume, e B. fia f alluminato per linea da elfo lume: E. che non può vedere effo lume, vede folo la parete alluminata: la qual parete diciamo che fia roffa . Effendo coli, il lume che fi genera alla parete fomiglierà alla fua cagione, e tingerà in roffo la faccia E., e E. fia ancora egli rollo, vedrai eilere mol- to più bello che B. , & E. fulfe giallo, vedrai crearfi un color can- giante fra giallo e roifo.

Come il bello del colore debb' eJfer ni lumi , G A Pr G X V 1 1 1.

Se noi vediamo la qualità de' colori effer conofciuta mediante il lume, è da giudicare che dove è più lume quivi {\ vegga più la vera qualità del colore alluminato, e dove è più tenebre il co- lore tingerfi nel colore d' effe tenebre. Adunque, tu pittore, ricor- dati di moftrare la verità de' colori in tal parte alluminate .

Del

DI LIONAPvDO DA VINCI. 5^

T)el color <vnc{e fatto dalla rugginf di rame. GAP. CXIX.

Il verde fatto dal rame, ancor che tal color fìa inelTo a oglio, Tene va in fumo la Tua bellezza , s' egli non è fubito invernicato : e non folamente Tene vh in lumo , ma s' egli farà lavato con una fpo- gna bagnata di femplice acqua comune, fi leverà dalla Tua tavola, dove e dipinto , e malTimamente s' il tempo farà umido : e quello nafce perche tal verderame è facto per forza di fìile , il qual Tale con facilità rilolve ne' tempi piovofi , e malTimamente clfendo bagnato e lavato con la predetta fpogna,

Aumentat'ioue di hellcz.z.a nel (verderame. GAP. CXX.

Se farà miflo col verde-rame l'aloe cavallino, effo verde-rame acquifera gran bellezza, e più acquiftarebbe il zaffaranno, non fen' andade in fumo. E di quefto aloe cavallino fi conofce la bontà quando elfo fi rifolve nell'acquavite, eflendo calda; che meglio lo rifolve , che quando clTa è fredda . E tu avefii finito un' opera con eflo verde femplice , e poi fottilmente la veladi con effo aloe rifoluto in acqua , allora eOfa opera il farebbe di bellifiimo colore ; & ancora elfo aloe fi può macinare a oglio per , & ancora iri- fieme col verde-rame, e con ogn altro colore che ti piacefle .

Velia m'ijìmie de colori l ' un con l ' altro . GAP. C X X I.

Ancora che la miftionc de colori l' un con 1' altro fi ftenda verfo r infinito , non refterò per quello che io non ne facci un po- co di difcorfo . Ponendo prima alquanti colori femplici , con ciafcun di quelli mefcolerò ciafcuno degl' altri a uno a uno , e poi a due a due , & a tre a tre , e cofi feguitando , per fino all' intero numero di tutti li colori : poi ricomincierò a mefcolare li colon a due con due, & a tre con tre, e poi a quattro, cofi feguitando fino al fi- ne, fopra elfi due colon femplici fenc metterà tre, e con elfi tre accompagnerò altri tre, e poi fei , e poi icguiterò tal miifione in tutte le proportioni . Golori femplici domando quelli che non fono comporti, ne fi poiTono comporre per via di milbone d' altri colo- ri, nero, bianco: benché quelli non fono mefli ha colori, perche r uno è tenebre , X altro e luce , cioè 1" uno è privatione e 1' altro è generativo: ma io non li voglio per quefto lafciare in dietro, per- che in pittura fono li principali , concioiìache la pittura fia compolla d' ombre , e di lumi , cioè di chiaro e ofcuro . Dopo il nero e il bianco feguita 1' azzurro , e giallo , poi il verde e lionato , cioè ta- nè, o vuoi dire ocriai di poi il morello, cioè pavonazzo, & il

E 2 rof-

^6 TRATTATO DELLA PITTURA

roffo : e quefli fono otto colori , e più non è in natura , de* .quali io comincio la miftione. E fìa primo nero e bianco, di poi nero giallo, e nero e rolTo, di poi giallo e nero, e giallo e ro(To: e per- che qui mi manca carta, dice l' autore ^ lafcierò a far tal diftintio- ne nella mia opera con lungo procedo, il quale farà di grand' utili- tà , anzi neceflarufTimo : e quefta tal defcrittione s' intrametterà infra la teorica e la pratica .

Della fuperjic'te d* ogni corpo omhrofo . CAP. CXXIL

La Tuperficie d* ogni corpo ombroCj partecipa del col ^rc del fuo obbietto. Quello lo dimoftrano li corpi ombrofì con certezza, conciofìache nifluno de' predetti corpi moftra la Tua figura , o colo- re, s" il mezzo interpolo fra il corpo & il luminofb non è allumi- nato . Diremo dunque che le il corpo opaco fìa giallo , & il lumi- nofo fìa azzurro , che la parte alluminata fìa verde , il qual verde fi Compone di. giallo e azzurro.

^ale è la fuperjicie ricettinja di più colori, CAP. CXXIII,

Il bianco è più ricettivo di qualunque colore che niflun altra fuperfìcie di qualunque corpo che non è fpecchiato . Provafì , dicendo che ogni corpo vacuo è capace di ricevere quello che non pofTono ricevere li corpi che non fono vacui, diremo per queflo che il bianco è vacuo , o vuoi dir privo di qualunque colore , & efTen- do egli alluminato del colore di qualunque luminofa, partecipa più d* eflo luminofo che non farebbe , il nero , il quale è fìmile ad un vafo rotto , che è privo d' ogni capacità a qualunque cofa .

2lual corpo tingerà, più del color del fuo obbietto . CAP. C X X I V.

La fuperfìcie d' ogni corpo parteciperà più interamente del co- lor di queir obbietto il quale gli farà più vicino . Quefto avviene , perche 1' obbietto vicino occupa più moltitudine di varietà di fpetie, le quali venendo a effa fupeificie de' corpi corromperebbero più la fupeificie di tal obbietto, che non farebbe efTo colore, fuffe ri- moto: & occupando tali fpetie, efTo colore dimoflra più integramen- te la Tua natura in eOo corpo opaco .

^al corpo fi' dimojlrerà di più bel colore. CAP. CXXV.

La fuperfìcie di quell' opaco fi moftrerà di più perfetto colo- re , la quale haverà per vicino obbietto un colore fìmile al fuo .

VclV

DI LIONARDO DA VINCI. 37

Dell ' v2carmtio>;e de ^olti . GAP- C X X V L

Quel de' corpi più fi conferva in lunga diftanza che fàr^ di maggior quantità . Quefta propofitione ci moftra eh' il vifo fi faccia ofcuro nelle diftanze , perche 1' ombra è la maggior parte eh' habbia il volto, & i lumi fon minimi: e però mancano in breve diftanza ; & 1 minimiflimi fono i loro luftri , e quefta è la caufa che reflan- do la parte più ofcura , il vilo fi faccia e fi moftri ofcuro . Et tan- to più parrà trarre in nero, quanto tal vifo havcrà in doifo o in tefta cofa più bianca.

Modo di ritrarre il rilievo^ e di preparar le carte per quejlo..

GAP. GXXVIL

I pittori per ritrarre le cofe di rilievo debbono tingere la fu* pcrficie delle carte di mezzana ofcurità , e poi dare 1' ombre più ofcure j & in ultimo i lumi principali in picciol luogo , li quali fon quelli che in picciola diilanza fon li primi che (\ perdono all' occhio.

Tìella ryarietà d' un medefimo colore in «varie dijìani^e dalV occhio,

GAP. GXXVIIl

Infra li colori della medefima natura, quello manco fi varia che meno fi rimove dall' occhio . Provafi , perche 1' aria che s' inter- pone infra 1' occhio t la cofa veduta occupa alquanto la detta co- fa : e r aria interpofta farà di gran fomma , allora la cofa veduta fi tinge forte del colore di tal aria , e l aria farà di fottile quan- tità, allora 1' obbietto farà poco impedito.

'Della «verdura «veduta in campagna . GAP- C X X I X.

Della verdura veduta in campagna di pari qualità , quella par- rà effere più ofcura che farà nelle piante degl' alberi , e più chiara fi dimoflrerà quella de' prati .

^al «verdura parrà piìi d* azzurro . GAP. CXXX.

Quelle verdure fi dimoftreranno partecipare più d' azzurro , le quali faranno di più ofcura ombrofità , e qucfto fi prova per la 7.' che dice , che V azzurro fi compone di chiaro e d' ofcuro in lunga difianza .

fiii^i'^

i% TRATTATO DELLA PITTURA

^lual' è quella fif^erjicte che nieno che V altre dtmojlra il fuo <vero colore.

CAR CXXXI.

Quella fuperficic moftrcrà meno il fuo vero colore , la quale farà più terfa e pulita : Quefto vediamo nell' erbe de' prati , e nelle foglie degl' alberi , le quali efìendo di pulita e luftra fupcrficie , pi- gliano il luftro nel qual fi fpecchia il fole, o 1' aria che l'allumina, e cofi in quella parte del luftro fono private del naturai colore .

ilual corpo mofirera piì ti fuo wero colore . GAP. CXXXI L

.Quel corpo più dimoftrera il fuo vero colore, del quale la fupcrfi- cie farà mcn pulita e piana . Quefto fi vede ne' panni lini , e nelle foglie deir herbe & alberi che fono pelofi , nelle quali alcun luftro non fi può generare , onde per necefl'ità non potendo fpccchiarc gì' obbietti , folo rendono alf occhio il fuo vero colore e naturale > non eflendo quello corrotto da alcun corpo che 1' allumini con un colo- re oppofito, come quello del roffor del fole, quando tramonta, e tinge li nuvoli del fuo proprio colore .

T>ella chìarez,'La de paejt . GAP. CXXXIII.

Mai li colori , vivacità e chiarezza de' paefi dipinti haranno conformità con paefi naturali alluminati dal fole, efii paefi dipin- ti non faranno alluminati da elfo fole.

Trofpett'fva comune della dìminutìone de colori in lunga dijìanx>a, .

GAP. GXXXIV.

L' aria farà tanto meno partecipante del colore azzurro, quanto effa è più vicina all' orizzonte , è tanto più ofcura , quanto ella a eflb orizzonte è più remota. Quefto {\ prova per la 3.' del 9.' che moftra che quel corpo farà manco alluminato dal fi^le , il quale fia di qualità più rare . Adunque il fuoco , elemento che vefte 1' aria , per elìer lui più raro e più fottile che l' aria , manco ci occupa le tenebre che fon fopra di lui che non fa effa aria, e per confeguen- za , r aria corpo men raro che il fuoco più s' allumina dalli raggi fò- lari che la penetrano, & alluminando l'infinità degl' atomi, che per effa s' infondono , fi rende chiara alli noftri occhi : onde penetrando per effa aria la fpetie delle fopraddctte tenebre, necelTariamente fa che effa bianchezza d' aria ci pare azzurra, come è provato nella 3.* del IO.* e tanto ci parrà di azzurro più chiaro, quanto fra efle te- nebre e gl'occhi noftri s' interporrà maggior groffezza d'aria. Come

DI LIONARDO DA VINCI. ^c,

r occhio di chi lo confiderà fLiffe P. [Fig. 12.) e guardaffe fopra di la grolTezza dell' aria P. R. poi declinando alquanto , T occhio vedeiTc l' aria per la linea P. S. la quale gli parrà più chiara , per c(Ter maggior grofTezza d' aria per la linea P. S. che per la linea P. R. e tal occhio s' inchina all' orizzonte , vedrà 1' ana quali in tutto privata d' azzurro s la qual cofa feguita , perche la linea del vedere penetra molto maggior fomma d' aria per la rettitudine P. D. che per 1' obliquo P. S. , e coli fi è perluafo il noftro intento.

t)dle cofe fpecchiate nelV acqua de pae/t , e prima dell" ana .

GAP. CXXXV.

Queir aria fola farà quella che darà di fimulacro nella fii- perficie dell' acqua , la quale rifletta dalla fupcrficie dell' acqua all' occhio infra angoli eguali, cioè che l'angolo dell'incidenza fia e- guale all' angolo della rifleffione.

T>imiymt'ione de colorì per mex.'z.o uiterpojlo tnfra loro e l ' occhio .

GAP. GXXXVL

Tanto meno dimoflrerà la cofa vlfibile del Tuo naturai colore , quanto il mezzo interpofìio fra lui e 1' occhio farà di maggior grof- fezza .

De" campi che con'vengono ali ' ombra tS' a lumi .

GAP. GXXXVII.

Li campi che convengono a 1' ombre & a' lumi , &C alli termi- ni alluminati & adombrati di qualunque colore , faranno più fepa- ratione 1' un dall' altro , faranno più varij , cioè eh' un colore of- curo non deve terminare in altro colore ofcuro , ma molto vano , cioè bianco i e partecipante di bianco , in quanto puoi ofcuro, o traente all' ofcuro .

Come dc'Ve riparare ^ quando ti hiaucn terrnhia in bianco , e V ofcuro

in ofcuro. GAP. GXXXVIII.

Quando il colore d' un corpo bianco s' abbatte a terminare in campo bianco, allora i bianchi o faranno eguah , o nò: e fa- ranno eguali , allora quello che ti è più vicino fi farà alquanto of- curo nel termine che egli fa con elTo bianco: e tal campo farà men bianco che il colore che in lui campeggia, allora il campeggiante fpiccherà per medefimo dal fuo differente fenz' altro aiuto di ter- mine ofcuro.

Vclht

49 TRATTATO DELLA PITTURA

'Della /icitiiYci de colon de camp [opra li quali campeggia ti bianco .

GAP. CXXXIX.

La cofa bianca fi dimoftierà più bianca che farà in campo pili ofcuro , e fi diniortrerà più olcura che fia in campo più bianco : e qucfto ci ha infegnato il fioccar della neve , la quale , quando noi la veggiamo nel campo dell' aria , ci pare ofcura , e quando noi la veggiamo in campo di alcuna fineftra aperta , per la quale ^\ vede 1' ofcurita dell' ombra d' efla calii , allora elTa neve fi moftrerà bian^ chilTima i e la neve d' apprefìo ci pare veloce, e da lontano tarda, e la vicina ci pare di continua quantità , a guifa di bianche cor^ de, Q la remota ci pare difcontinua ,

"De campi delle figure . C A P. C X L,

Delle cofe d' egual chiarezza , quella fi dimoftrerà di minor chiarezza , la quale farà veduta in campo di maggior bianchezza i e quella parrà più bianca , che campeggerà in fpatio più ofcuro : e 1' incarnata parrà pallida in campo rollo, e la pallida parrà rolTeggian- te, efiendo veduta in campo giallo: e fimilmente li colori faranno giudicati quello che non fono mediante li campi che li circondano .

"De campi delle coje dipìnte . GAP. G X L I,

Di grandiffima dignità è il difcorfo de' campi ne' quali cam- peggiano li corpi opachi veftiti d' ombre e di lumi , perche a quel- li fi conviene aver le parti alluminate ne* campi ofcuri , e le parti ofcure ne' campi chiari , fi come per la figura vicn dimoliraco

Di quelli che Jìngono in campagna la cofa più remota far/i più ofcura.

GAP. GXLIL

Molti fono che in campagna aperta fanno le figure tanto più ofcure quanto effe fono più remote dall' occhio , la qual cofa è in contrario , già la cofa imitata non folle bianca , perche allora aca- derebbe quello che di fotte fi propone.

De colori delle cofe remote dall ' occhio . GAP, CXLIII.

L' aria tinge più gì' obbietti, eh' ella fepara dall' occhio, del fuo co- lore, quanto ella farà di maggior grolTezza. Adunque havendo l'aria di- vifo un' obbietto ofcuro con grolTezza di due miglia , <;lla Io tinge

più ,

DI LIONARDO DA VINCI. 41

più , che quella che ha groffczza d' un miglio . Rifpondc qui l' av- vcrfario , e dice che li paefi hanno gY alberi d' una medefìma Ipc- tic più ofcuri da lontano che d' apprelFo , la qual cofà non è vera , Ce le piante faranno eguali , e divife da eguali fpatij : ma farà ben vera li primi alberi faranno rari , e vedrafTì la chiarezza delli pra- ti che li dividono, e gì' ultimi faranno fped'ii come accade nelle ri- ve e vicinità de' fiumi , che allora non fi vede fpatio di chiare pra- terie, ma tutti inficme congiunti, facendo ombra T un fopra l'altro, Ancora accade che molto maggiore è la parte ombrofà delle pian- te , che la luminofa , e per le fpetie che manda di effa pianta air occhio, fi moftrano in lunga diftanza , &: il colore ofcuro che fi trova in maggior quantità più mantiene le fue fpetie che la parte men' ofcura : e cofi ciTo mifto porta con feco la parte più potente in più lunga diflanza,

Gmdi di pitture. GAP. CXLIV.

Non è femprc buono quel che è bello, e qucfto dico per quei pittori che amano tanto la bellezza de' colori , che non fenza gran confcienza danno lor dcbolilTime, e quafi infenfibil' ombre , non Ri- mando il lor rilievo. Et in qucfto errore fono i ben parlatori Ten- ia alcuna fentenza .

7)ello fpccchtamento e colore dell' acqua del mare ^veduto da di^verfì afpeiti.

GAP. GXLV.

Il rnarc ondeggiante non ha colore univerfale , ma chi lo vede da terra ferma il vede di colore ofcuro , e tanto più ofcuro quan- to e più vicino l'orizzonte, e vedcfi alcun chiarore, over luitri , che fi muovono con tardità ad ufo di pecore bianche negl' armenti , e chi vede il mare ftando in alto mare lo vede azzurro; &c quefto nafce perche da terra il mare pare ofcuro, perche vi vedi in lui r onde che fpecchiano 1' ofcurità della terra, e da alto mare paio- f'

no azzurre , perche tu vedi nell' onde 1' ari^ azzura di tal' onde fpecchiata ,

Della uatura de paragom . GAP. G X LV I.

Li veftimenti neri fanno parer le carni de' fimulacri humani più bianche che non fono , e li veflimcnti bianchi fanno parere le carni ofcurc , & i veflimcnti gialli le fanno parere colorite , e U veili rofTe le dimofìrano pallide.

F Vel

42 TRATTATO DELLA PITTURA

T>el color delV ombra di quahtnque corpo. CAP. CXLVIL

Mai il color dell' ombra di qualunque corpo farà vera, ne pro- pria ombra , T obbietto che 1' adombra non è del colore del cor- po da lui adombrato . Diremo per efempio eh' io habbia una habi- tationc nella quale le pareti fiano verdi, dico che in tal luogo farà veduto 1' azzurro, il quale fia luminato dalla chiarezza dell'az- zurro, che allora tal parte luminata farà di bellilTimo azzurro, e l'ombra farà brutta, e non vera ombra di tal bellezza d'azzurro, perche fi corrompe per il verde che in lui riverbera : e peggio fa- rebbe fé tal parete fuffe tanè,

T>ella p'ofpeiti'va de colori ne luoghi ofcur'i . C A P. C X LV 1 1 L

Ne' luoghi luminofi uniformemente deformi infino alle tenebre quel colore farà più ofcuro , che da elfo occhio fìa più remoto .

Trofpettinja de colori. CAP. CXLIX,

I primi colori debbono elTer femplici, & i gradi della loro di- mlnutione infieme con li gradi delle diftanze fi debbono convenire, cioè che le grandezze delle cofe parteciperanno più della natura del punto quanto elfi gli faran più vicini, & i colori han tanto più a partecipare del colore del fuo orizzonte , quanto elfi a quello fon più propinqui .

De colori, CAP. CL.

II colore che fi trova infra la parte om.brofi e f alluminata de' corpi cmbrofi, fia di minor bellezza che quello, che fia interamente alluminato: dunque la prima bellezza de' colori fìa ne' principali lumi,

X>a che tmfce l ' a'Zj-z.urro nell ' aria . CAP. C L I,

L' azzurro dell' aria nafcc dalla grolTezza del corpo dell' aria al- luminata , interpola fra le tenebre fuperiori e la terra : L' aria per non ha qualità d' odori, o di fapori , o di colori, ma in pi- glia le fimilitudini delle cofe che dopo lei fono collocate, e tanto là.- di più beli' azzurro quanto dietro ad elTa faran maggior tenebre , non cHTendo lei di troppo fpatio, ne di troppa groHezza d'humiditài e vedefi ne' monti, che hanno più ombre, effer più bell'azzurro nel- le lunghe diftanze , e cofi dove è più alluminato, moftrar più il co- lor del rnonte che dell' azzurrq appiccatoli dell' aria che infra lui Q 1' occhio s' interpone .

Ve

DI LIONAPvDO DA VINCI, 43

Tfe colori. GAP. CLIL

Infra i colori che non fono azzurri, quello in lunga diltanza parteciperà più d' azzurro , il quale farà più vicino al nero , e cofi cii converfo ii manterrà per lunga diilanza nel Tuo proprio colore , il quale farà più difTimile al detto nero. Adunque il verde delle campagne fi tralmuterà più nell' azzurro , che non fa il giallo o il bianco , e cofì per il contrario il giallo e bianco manco fi trafmutara che il verde & il roffo,

'Bicolori. GAP. GLIII.

I colori porti neir ombre parteciperanno tanto più o meno del- la loro naturai bellezza , quanto efii faranno in maggiore o minore ofcurità. Ma i colori faranno fìtuati in fpatio luminofo, allora effi il moflreranno di tanta maggior bellezza quanto il luminofo fìa di maggior fplendore. L' avverfario dirà: Tante fono le varietà de* co- lori dell' ombre , quante fono le varietà de' colori che hanno le co- fe adombrate. E io dico che li colori pofti nell'ombre moflreranno infra loro tanta minor varietà , quanto l' ombre che vi fono fìtuate fìano più ofcure, e di queflo ne fon testimoni quelli che dalle piaz- ze guardano dentro le porte de' tempij ombrofi , dove le pitture ve- nite di varij colori apparifcono tutte vel^ite di tenebre .

De camp delle figure de corpi dipnti . GAP. G L I V,

Il campo che circonda le figure di qualunque cofa dipinta de- ve cffcre più ofcuro che la parte alluminata d' effe figure, e più chiaro che la parte ombrofa .

Terche il bict)Jco non è colore . G A P. G L V.

Il bianco non è colore , ma è in una potenza ricettiva d' ogni colore . Quando effo è in campagna alta , tutte le fue ombre fono azzurre i e queflo nafce per la 4.* che dice : La fuperHcie d' ogni corpo opaco partecipa del color del fuo obbictto . Adunque tal bianco cITendo privato del lume del fole per interpofitione di qual- che obbietto trafmelTo fra il fole & elio bianco, refta tutto il bian- co , che vede il fole e 1' aria partecipante del color del fole e dell' aria, e quella parte che non è villa dal fole refta ombrofa, e par- tecipante del color dell' aria : e tal bianco non vedeffe la verdu- ra della campagna infine all' orizzonte , ne ancora vedeife la bian-

F 2 chezza

44 TRATTATO DELLA PITTURA

chezza di tale orizzonte , fenza dubbio eflo bianco parrebbe eficre di femplice colore , del quale fi moiìra elTere Y aria ,

Ve colon. GAP. CLVL

11 lume del fuoco tinge ogni cofa in giallo y ma quello non apparerà elTcr vero , non al paragone delle cofe alluminate dall' a- ria j e quello paragone fi potrà vedere vicino al fine della giornata , e ficuramente dopo 1' aurora, & ancora dove in una ftanza ofcura dia fopra 1' obbietto un fpiracolo d'aria, & ancora un fpiracolo di lurne di candela, & in tal luogo certamente faran vedute chiare e fpedite le loro differenze. Ma fenza tal paragone mai farà conofciuta la lor differenza, fiilvo ne' colon che han piiì fimilitudine, ma fian cono- fciuti , come bianco dal giallo, chiaro verde dall'azzurro, perche gialleggiando il lume che allumina 1' azzurro , è come mefcolare in- lieme azzurro e gial'o, i quali compongono un bel verde j e niefcoli poi giallo co.i verde, fi aliai piiì bello.

J)e colori de lumi incidemi ^ nflejfi . GAP. GLVII.

Quando due lumi mettono in mezzo a il corpo ombrofo , non poffono variarfi non ir due modi , cioè o faranno d' egual potenza, o effi faranno ineguali, cioè parlando de' lumi infra loro: fiiranno eguali , fi potranno variare in due altri modi , cioè fecon- do il loro fptendore fopra 1' obbietto, che fìirà o eguale, o difugua- le : eguale farà quando faranno in eguale dillanza^ difuguali, nelle difusuali diftanze . In epuali dillanze fi varieranno in due altri mo- di , cioè r obbietto fituato con egual difianza infra due lumi eguali in colore & in fplendore, può effer alluminato da eili lumi eguali in colore & in fplendore può effere alluminato da e(ìi lumi in due modi, cioè o egualmente da ogni parte, o difugualmente: egual- mente farà da elfi lumi alluminato, quando lo fpatio che reffa in- torno a' due lumi farà d' egual colore e ofcurità e chiarezza : di- fi.iguali faranno, quando effi l'patij intorno a due lumi faranno varij in ole uri .

Di colori dell'ombra. GAP. GLVIIL

Speffe volte accade 1' ombra de' corpi ombrofi non effcr corq-i pagna de' colon de' lumi , e faran verdeggianti 1' ombre , & i lumi rolleggianti, ancora che il corpo fia di colore eguale. Quello acca- de che il lume verrà d'oriente fopra 1' obbietto , & alluminerà 1' ob- bietto 3 del colore del fuo fplendore , & dall' occidente farà un' altro

ob-

DI LIONAPvDO DA VINCI. 45

obbietto dal mcdefìmo lume alluminato , il quale farà d' altro colore eli il primo obbietto , onde con 1 llioi lumi ririedi rilalta verfo le- vante, e percuote con i Tuoi raggi nelle parti del primo obbietto lai volto, & 2I1 fi tagliano 1 Tuoi raggi-) e rimangono fermi infìeme con i loro colori, e fplcndori. Io ho f pelle volte veduto un' obiet- to bianco, i lumi rofli , e l'ombre azzurreggianti , e quefto accade nelle montagne di neve quando il fole tramonta all' orizzonte, e fi moflra infocato (f/^. 14.)

Delle co pojìe m campo chiaro , e perche tal ufo è utile tn pittura .

GAP. CLIX.

Quando il corpo ombrofo terminerà in campo di color chiaro p alluminato , allora per neceH'ità parrà fpiccato e remoto da elio campo; e quefto accade perche i corpi di curva fuperfìcie per ne- celfità fi fanno ombrofì nella parte oppoflta d' onde non fono per- cofTì da' raggi luminofì, per elTer tal luogo privato di ta'i raggi: per la qual cofa molto fi varia dal campo , e la parte d' e(To corpo alluminato non terminerà mai in efto campo alluminato con la fua prima chiarezza, anzi fra il campo & il primo lume del corpo s'in- terpone un termine del corpo , che è più ofcuro del campo , o del lume del corpo rifpettive [Fig. 15.)

Ve Cam fi . C A P. C L X.

De i campi delle figure , cioè la chiara nell' ofcuro , e 1' ofcura nel campo chiaro, del bianco col nero, o nero col bianco, pare più potente 1' uno per 1' altro , e coli li contrarij 1' urlo per 1' altro moftrano femprc più potenti .

De colorì che ri Cult ano dalla mijliouc cV altri colon j li quali dimandonQ

fpecie feconde . GAP. G L X I.

De' fcmplici colori il primo e il bianco , benché i filofofi non accettano ne il bianco ne il nero nel numero de' colori , perche 1' u- no è caufa de' colori , l'altro è privatione. Ma perche il pittore non può far fenza quelli , noi li metteremo nel numero degl' altri , e di- remo il bianco in quefto ordine elTere il primo, ne 1 femplici, il giallo il fecondo; il verde il terzo, X azzurro il quarto, il rollo il quinto, il nero il fefto: & il bianco metteremo per la luce fenza la quale nilTun colore veder fi può , & il giallo per la terra , il verde per l'acqua, l'azzurro per l'aria, & il roffo per il fuoco, & il ne- ro per le tenebre che Itan fopra 1' elemento del fuoco , perche non

> \ V e

46 TRATTATO DELLA PITTURA

v' è materia o grofTezza dove i raggi del fole habbiano à penetrare e percuotere, e per confeguenza alluminare. Se vuoi con brevità ve- dere la varietà di tutti li colori compoftì, togli vetri coloriti, e per quelli guarda tutti i colori della campagna che dopo quello fi veg- gono, e cofi vedrai tutti li colori delle cofe che dopo tal vetro {{ veggono eflere tutte miiì:e col colore del predetto vetro , e vedrai qua! fia il colore , che con tal milione s* acconci , o gualii : farà il predetto vetro di color giallo, dico che la fpecie degl' obbietti che per elio paiìano all'occhio, poHono cofi peggiorare come megliora- re : e quei1:o peggioramento in tal colore di vetro accaderà all' az- zurro, e nero, e bianco fopra tutti gl'altri, & il meglioramento ac^ caderà nel giallo , e verde fopra tutti gì' altri , e coli anderai fcor^ rendo con l'occhio le miftioni de' colon , le quali fono infinite: & a quello modo farai elettione di nove inventioni di colon miftì & comporti, & il medefimo fi farà con due vetri di varij calori ante- poili all'occhio, e cofi per te potrai feguitare.

Decolori. GAP, CLXIL

L' azzurro 6i il verde non è per femplice, perche 1' azzurro è comporto di luce e di tenebre, come è quello dell' aria, cioè ne- ro pertettilfimo , e bianco candidifTimo. Il verde è comporto d' un femplice e d'un comporto, cioè fi compone d'azzurro e di giallo.

Sempre la cofa fpecchiata partecipa del color del corpo che la fpecchia, & il fpecchio fi tinge in parte del color da lui fpecchia- to , e partecipa tanto più 1' uno dell'altro, quanto la cofi che fi fpecchia è più o m^no potente che il colore dello ipecchio, g quel- la cofa parerà di potente colore nello fpecchio, che più partecipa del color d' elfo fpecchio.

Delli colori de' corpi quello farà veduto in mac^gior dirtanza, che fia di più fplendida bianchezza. Adunque fi vedrà in minor longinquità, quel che farà di maggior ofcurità .

Intra li corpi di egual bianchezza e dirtanza dall' occhio, quel- lo fi dimortrerà più candido eh' è circondato da maggior ofcurità : e per contrario quell' ofcurità fi dimortrerà più tenebrofa , che fia ve- duta in più candida bianchezza.

Delli colon di egual perfettione , quello fi dimortrerà di mag- gior eccellenza che fia veduto in compagnia del color retto contra- rio , &C il pallido col rorto, il nero col bianco, benché ne l'uno ne l'altro fia colore: azzurro e giallo, verde e roffo, perche ogni co- lore fi conofce meglio nel fuo contrario , che nel fuo limile , co- pie r ofcuro nel chiaro, il chiaro nell'ofcuro.

Quella cola che fia veduta in aria ofcura e torbida, effendo

bian-

DI LIONARDO DA VINCI. 47

bianca parrà di maggior forma che non è. Quello accade, perche, come è detto 'di {òpra, la coia chiara crefce nel campo ofcuro , per le ragioni dianzi aflegnate.

11 mezzo che è tra 1' occhio e la cofa vifta tramuta effa cofa in fuo colore, come l'aria azzurra farà che le montagne lontane faran- no azzurre , il vetro roffo fa che ciò che vede l' occhio dopo lui pare rodo i & il lume che finno le llelle intorno a elle, è occupa- to per la tenebrofìtà della notte che fi trova infra 1' occhio e la lu- minatione d' effe ftclle .

Il vero colore di qualunque corpo fi dimoftrerà in quella par- te che non fìa occupata da alcuna qualità d'ombra, ne da luflro, farà corpo pulito .

Dico che il bianco che termina con 1' ofcuro , fa che in cfTì termini, 1' ofcuro pare più nero, & il bianco pare più candido.

Del colore delle montagne. GAP. CLXIII.

Quella montagna all' occhio fi dimoflrerà di più beli' azzurro che farà da più ofcura , e quella farà più cfcura , che farà più alta e più bofcareccia , perche tali bofchi coprono affai arbufti dalla parte di fotto , fi che non gli vede il cielo; ancora le piante falva- tiche de* bofchi fono in più ofcure delle domeniche . Molto più ofcure fono le quercie , faggi , abeti , ciprèlTi , & pini , che non fo- no gli alberi domeftici , e ulivi . Quella lucidità che s' interpone in- fra l'occhio e '1 nero, che farà più fottile nella gran fua cima , fa- rà nero di più beli' azzurro, e cofì di converfo : e. quella pianta manco pare di dividerli dal fuo campo, che termina con campo di colore più fìmile al fuo, e cofì di converfo: e quella parte del bian- co parrà più candida , che farà più preflo al confino del nero , e cofì parranno meno bianche quelle che più faranno remote da effo fcuro : e quella parte del nero parrà più ofcura, che farà più vicina al bianco, e coli parrà manco ofcura quella che farà più remota da elfo bianco.

Come ti pittore denje mettere in pratica la profpettt<va de colori ,

GAP. CLXIV.

A voler mettere quefla profpettiva del variare, o perdere, o vero diminuire la propria edenza de' colori , piglierai di cento in cento braccia cofe poftc infra la campagna , come fono alberi , ca- fe , huomini , e fìti , & inquanto al primo albero , haverai un vetro fermo bene e coli fìa fermo 1' occhio tuo : & in detto vetro difc- gna un albero fopra la forma di quello, dipoi fcoftalo tanto per tra-

verfo ,

TRATTATO DELLA PITTURA

vcrfo , cht r albero naturale confini qiiafi col tuo difegno , poi co lorifci il tuo difègno, in modo che per colore e forma fìia a para- gone r un dell'altro, o che tutti due, chiudendo un occhio, paiano dipinti, e fìa detto vetro d'una medefima diftanza : e quefta regola medefima fa degl'alberi fecondi, e de terzi di cento m cento brac- cia, di vano in vano, & quefti ti fervino come tuoi adiutori, e naeftri , Tempre operandoli nelle tue opere, dove fi appartengono, e faranno bene sfuggir 1' opera . Ma io trovo per la regola che il fecondo diminuilcc j del primo, quando fuiTe lontano venti bracci* dal primo,

J)clla profpettha aerea . C A P. C L X V,

Evvi un* altra prospettiva, la quale fi dice aerea, imperochc per la varietà dell' aria fi poffono conofcerc le diverfe diftanze di ( varij edificij terminati ne' loro nafcimenti da una fola linea , come V farebbe il veder molti cdificij di da un muro , fi che tutti appa* rifcano fopra 1' eftr?mità di detto muro d' una medefima grandezza , e che tu volefTì in pittura far parer più lontano 1' uno che 1' altro . E* da figurarfi un' aria un poco grolla . Tu (ai che in fimil aria 1' ultime cofe vedute in quella, come fon le montagne, per la gran quantità dell' aria che fi trova infra l' occhio tuo e dette montagne , paiono azzurre , quafi del color dell' aria , quando il fole è per levante . A' dunque farai fopra il detto muro il primo edificio del fuo colore» il più lontano fallo meno profilato, e più azzurro, e quello che tu vuoi che fia più in altrettanto, fallo altrettanto più azzurro, e quello che vuoi che fia cinque volte più lontano, fallo cinque volte più azzurro, e quefta regola farà che gli edifici; che fono fopra una linea , parranno d' una medefima grandezza , e chiaramente fìi conofcerà quale e più dinante, e qual maggior dell'altro {Fig.iy)

Ve <vaytj accidenti e mo'vimem dell' huomo j e froporttone de memori ,

GAP. CLXVL

Varianfi le mifure del]' huomo in ciafcun membro, pli^gando quello più o meno, & a diverfi afpetti, diminuendo o creicendo tanto più o meno da una parte, quant* elle crefcono, o diminuii^ cono dal lato oppufito.

Velie mutationi delle mifure dell' huomo dal fuo nafcimeyito al fuo ultimi

crefcmento . GAP. GLXVIL

L' huomo nella fua prima infantia ha la larghezza delle fpallc eguale alla lunghezza del vifo, & allo fpatio che è dalla giuntura

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DI LIONARDO DA VINCI. 49

à' cOe fpalle alle gomita, clTcndo piegato il braccio, ^ è fimile allo fpatio che è dal dito grolìo della mano al detto gomito, & è fimile allo fpatio che è dal nafcimento della verga al mezzo del ginocchio, & e fìmils allo fpatio che e da effa giuntura del ginoc- chio alla giuntura del piede. Ma quando 1' huomo è pervenuto all' ultirna fua altezza, ogni predetto fpatio raddoppia la lunghezza fua, leccetto la lunghezza del vifo , la quale infìeme con la grandezza di tutto il capo Fa poca variecà: e per quefto 1' huomo , che ha finito la fua grandezza, il quale ila bene prpportionato , è dicci de' fuoi volti , e la larghezza delle fpalle è due d' effi volti , e cofi tutte Y altre lunghezze fopraddette fon due d' elfi volti: & il refto fi dirà neir uniyerfal mifura dell' huomo .

Come tt tutttnt hanno le giuntuve coutrcirte agV huomim nelle loro gi'of-

fe'z.x.e. GAP. CLXVIII.

Li putti piccioli hanno tutti le giunture fottili, e gli fpatlj po- fìi fra r una e l'altra fono grolTi : e quefto accade perche la pelle fopra le giunture e fola fenz' altra polpa, eh' è di natura di nervo, che cinge e lega infìeme l'offa, e la carnofità humorofa fi trova fra r una e X altra giuntura inclufa fra la pelle e 1' oflo : ma perche 1 offa fono più grolTe nelle giunture che fra le giunture, la carne nel crcfcere dell' huomo viene a lafciare qiiella fuperfluità che ftava fra la pelle e 1' offo , onde la pelle s' accorta più a 1' olTo , e viene ad affottigliar le membra : ma fopra le giunture , non vi eifendo altro che la cartilaginofi e nervofa pelle , non può difeccare , e non di- feccando non diminuifce : onde per quefte ragioni li puttini fono fottili nelle giunture, e groffi fra elTe, come fi vede le giunture delle dita, braccia, fpalle fottili, e concave i e 1' huomo per il con- trario effer grolTo in tutte le giunture delle braccia, e gambe: e do- ve li puttini hanno in fuori , loro haver di rilievo .

Velia d'tjfereni.a della mifura. che è fra li putti t^ gli huomini .

GAP. GLXIX.

Fra gV huomini, & i puttinl trovo gran dilTerenza di lunghez- za dall' una all' altra giuntura , imperoche ]' huomo ha dalla giuntura delle fpalle al gomito , e dal g mito alla punta del dito groilo , e dall' un homero della fpalla all' altro due teftc per mezzo , & il putto ne ha una , perche la natura compone prima la grandezza del- )a cafi dell' intelletto, che quella degli fpiriti vitali.

T>elU

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jo TRATTATO DELLA PITTURA

Delle giunture delle dtta . C A C L X X.

Le dita della mano ingrolTano le loro giunture per tutti li lo- ro afpetti quando fi piegano , e tanto più s' ingrolTano quanto più fi piegano, e cofi diminuifcono quanto più fi drizzano, il firnile ac- cade delle dita de' piedi, e tanto più fi varieranno quanto elle fa- ranno più carnofe ,

Delle giunture delle fpalle , e fuot crefctmentt

GAP. CLXXL

Le giunture delle fpalle, e dell' altre membra piegabili, fi di- ranno al filo luogo nel trattato delia notomia, dove li moftrano le caufe de' moti di tutte le parti di che fi compone l'huomo.

Delle fpalle. GAP. GLXXIL

Sono li moti {empiici principali del piegamento fatto dalla giuntura delle fpalle, cioè quando il braccio a quella appiccato move in alto, o in bailo, o in dietro, benché fi potrebbe dire tali moti efTere infiniti, perche fi volterà la fipalla a una parete di muro , e fi fegnerà col fuo braccio una figura circolare , fi farà fat- to tutti i moti che fi^no in effa fpalla, perche ogni quantità conti- nua è divifibile in infinito , e tal cerchio è quantità continua fatta dal moto del braccio , il qual moto non produce quantità conti- nua , Te eiTa continuazione non la conduce . Adunque il moto d' ef- fo braccio è flato per tutte le parti del cerchio , 6c edendo il cer- chio divifibile in infinito, infinite fono le varietà delle fpalle.

Delle mifure um^erfali de corpi . GAP. GLXXIH.

Dico che le mifure univerfali de' corpi fi debbono olTervare nelle lunghezze delle figure, e non nelle grollezze, perche delle lau- dabili e maravigliofe cofe che apparifcono nell' opere della natura , una è che mai in qualunque fpetie un particolare con precifione C\ fomiglia all' altro. Adunque tu imitatore di tal natura, guarda & attendi alla varietà de' lineamenti . Piacemi bene che tu fugga le cofe mofiruofe , come di gambe lunghe , bufti corti , petti foret- ti, e braccia lunghe s piglia dunque le mifiire delle giunture, e le grolTezze nelle quali forte varia effa natura , e vanerai ancor tu.

Delh

DI LIONARDO DA VINCI. 51

T)elle rnifure dA corpo bitmaìio , e piegamenti di membra ,

GAP. CLXXIV.

La nccelTità coftnnge il pittore ad haver notitia dell' offa fofte- nitori , e armatura della carne che fopra efTe fi polà , e delle giun- ture che accrefcono e diminuifcono nelli loro piegamenti , per la qual cofa la mifura del braccio diftefb non confà con la mifura del piegato . Crefce il braccio e diminuifce mfra la varietà dell' ultima fua eftenfione e piegamento l'ottava parte della Tua lunghezza. L'ac- crefcimento e X accortamento del braccio viene dall' ofTo che avan- za fuori della giuntura del braccio, il quale, come vedi nella figura A. B. [Ftg. 17.) fa lungo dalle fpalle al gomito, efiendo l'ango- lo d' cfTo gomito minor che retto, e tanto più crefce, quanto tal angolo diminuifce, e tanto più diminuifce quanto il predetto angolo fi fa maggiore : & tanto più crefce lo fpatio dalla fpalla al gomi- to, quanto l'angolo della piegatura d' effo gomito fi fa minore che retco , e tanto più diminuifce quanto eflo è maggior che retto .

Della proporùonalitk delle membra . GAP. G L X X V-

Tutte le parti di qualunque animale fiano corrifpondenti al fuo tutto , cioè che quel che e corto e groflo deve havere ogni mem- bro in corto e groffo , e quello che è lungo e fottile habbia le inembra lunghe e fottili , & il mediocre habbia le membra della medefima mediocrità, & il medefimo intendo haver detto delle pian- te, le quali non fiano ftroppjate dall' huomo o da venti, perchè quefte rimettono gioventù fopra vecchiezza, e cefi è dellrutta la fua naturale proportionalità ,

Velia giimtura delle mani col braccio. GAP. GLXXVI.

La giuntura del braccio con la fija mano diminuifce nello firi- gner , &C ingroffa quando la mano fi viene ad aprire , & il contra- rio fa il braccio infra il gemito e la mano per tutti li fuoi verfi: e quefto nafce che nell* aprir la mano li mufcoli domeftici fi di- fendono, & affottigliano il braccio infra il gomito e la mano, e quando la mano fi (tringe , li mufcoli domeftici e filveflri fi ritira- no & ingroHano , ma li filveflri folo fi difcoftano dall' olio , per ef- fer tirati dal piegar della mano ,

G 2 Velie

52 TRATTATO DELLA PITTURA

Delle giunture de* piedi , e loro hi ^rojf amenti , ^ diminutioue .

GAP. CLXXVII.

Solo la dimlnutlone & accrefcimento della giuntura del piede è fatta neir afpetto della Tua parte fì.veftre D. E, F. {Fig. i8.), la quale crefce quando l'angolo di tal giuntura fi fa più acuto, e tan- to diminuifce quanto egli falli più ottufo, cioè dalle giunture di- nanzi A. C. B. fi parla.

!Delle membra che dtminuifcono quando piegano , e crefcom quand» jt difendono. GAP. GLXXVIH.

Infra le membra che hanno giunture piegabili fblo il ginocchio è quello che nel piegarfi diminuifce di fua grolTezza, e nel diitsa^ derfi ingrofla.

^elle membra che tngrojjano nella loro giuntura quando piegano ,

GAP. GLXXIX.

Tutte le membra dell' huomo ingroffano nelli piegamenti del- le loro giunture, eccetto la giuntura della gamba.

X>elle membra degV huomini ignudi. GAP. GLXXX.

Le membra degV huomini ignudi , li quali s* affaticano in di- verfe attioni, fole fiano quelle che fcoprano i lor mufcoli da quel lato dove i lor mufcoli muovono il membro delle operationi , e li altri membri fiano più o meno pronuntiati ne' loro mufcoli, fecon- do che più o meno s' affaticano.

'Delli moti potenti delle membra dell' huomo . GAP. GLXXX L

Quel braccio farà di più potente e lungo moto , il quale fen- dofi moffo dal fuo naturale fito, bavera più potente aderenza degl* altri membri a ritirarlo nel fito dove lui defidera muoverfi . Gomc r huomo A. {Ftg. 19.) che muove il braccio col tratto E. e portalo in contrario fito col moverfi con tutta la perfona in B.

Del mònjimento delV huomo. GAP. GLXXXII.

La fomma e principal parte dell' arte e l' inveftigatione de' com- ponimenti di qualunque cofa, & la feconda parte de' movimenti , è che habbino attentione alle loro operationi i le quali fiano fatte con

pron-

DI LIONARDO DA VINCI. 55

prontltudine , fecondo li gradi delli loro operatori, cofi in pigricia, come in follecitudine : e che la prontitudine di ferocità lìa de la fomma qualità che fi richiede all'operatore di quella. Come quan- do uno debba gittar dardi, o falTi , o altre (ìrnili c/e, che la fi- gura dimoftri Tua f.rnma difpolìtione in ta'e attione , della quale qui ne fono due figure in modi varij in attione, 6c in potè za: &c il primo in valetudine è la figura A. {Fig. 20.) la feconda è il movimento B., ma 1' A. rimoverà più da la cofa gettata, che non farà la B. perche ancora che 1' uno e 1* altro moftri di voler tuare il fuo pefo ad un medefimo afpetto, T A. havendo volto li piedi ad eflb afpetto quando fi torce o piega, e fi rimove da quello in con- trario fito, dove elfo apparecchia la difpcfiticne del a potenza, eflo ritorna con velocità e comodità al fito dove eiTo lafcia ufcir il pefo delle fue mani. Ma in quello medefimo cafo la figura B. havendo le punte de' piedi volte in contrario fito al luog > d ve ef Co vuol tirare il fuo pefo, fi ftorce ad elfo luogo c^n grand' inco- modità, e per confeguenza 1' effetto è deb^-le , & il m . to partecipa della fua caufa, perche 1' apparecchio della forza in ciafcun movi- mento vuol elTerc con iftorcimenti e piegamenti di gran violenza, &C il ritorno fia con agio e comodità , e coli 1' operatione ha buon ef- fetto : perche il baleftro che non ha dilpofiti -ne violente, il moto del mobile da lui rimolfo farà breve, o nulla: perche dove non è disfattione di violenza non è moto, e dove n .n è violenza, ella non può efier diftrutta , e per queito 1' arco che non ha violenza non può far moto non acquiita efia violenza , e nell' acquilhr- la varierà da fé. Cofi 1' huomo che non fi ftorca , o pieghi non ha acquilkto potenza. Adunque quando A. harà tratto il fuo dardo, elio fi troverà elTere ilorto e debole per quel verfo dove elfo ha tratto il mobile, &: acquiftato una potenza, la quale fol vale a tor- nare in contrario moto .

Delle attttud'im , mo^meiìtt , e lor membri , GAP. CLXXXIII.

Non fìano replicati i medefimi movimenti in una medefima fi- gura nelle fue membra, o mani, o dita: ne anco la fi replichi le medefime attitudini in una hilloria . E 1' hiiloria fufie grandiflì- ma, come una battaglia, o una occifionc di foldati , do\c no'i e nel dare non tre modi, cioè una punta, un rovefcio, & un fen- dente : in quello cafo tu ti hai ad ingegnare che tutti li fendenti lia- ne fatti in varie vedute, c( me dire a cuno fia v^ Ito indietro, al- cuno per lato, & alcuno dinanzi, e c-.fi tutti gl'altri afi etti delle medefime tre attitudini \ e per queflo dimanderem > tutti gì' altri , partecipanti d' uno di quelli. Ma li muiii c^mpoili (ono nelle bat-

54 TRATTATO DELLA PITTURA

taglie di grand' artificio, e di gran vivacità, e movimento i e ion

detti comporti quelli , che una fola figura ti dimofira , come s' ella

fi vedrà con le gambe dinanzi , e parte per il profilo della (palla . E di quefti fi dirà in altro luo^o.

T>elle giunture delle membra . CAR CLXXXIV,

Nelle giunture delle membra, e varietà delle loro piegature, è da confiderare come nel crefcere carne da un lato , viene a man- car nell'altro, e quefto s' ha da ricercare nel collo, degl' ani- mali , perche li loro moti Tono di tre nature , delle quali due ne fono femplici , & un comporto , che partecipa dell' uno , e dell' altro femplice, delli quali moti femplici, l'uno è quando fi piega all'una e r altra fpalla , o quando elTo alza o abafia la tefta che lopra gli pofà . Il fecondo è quando effo collo fi torce a dertra o finiftra fenza incurvamento , anzi rerta dritto , & haverà il volto voltato verfo una delle fpalle, Il terzo moto, che è detto comporto, è quan- do nel piegamento fuo fi aggiunge il fuo torcimento , come quando l'orecchia s' inchina inverfb una delle fpalle, & il volto fi volta in- verfo la medefima parte, o la fpalla oppofita , col vifo volto al cielo ,

Velia memhr'tfìcaùone dell ' huomo . GAP- CLXXXV.

Mi fura in tela la proportlone della tua membrificatione , e fc la trovi in alcuna parte difcordante, notala, e forte ti guarderai di non r ufare nelle figure che per te fi compongono , perche quefto è comune vitio de' pittori di dilettarfi di far cofe fimili a fé.

Ve moti de' membri dell ' buomo , GAP. CLXXXVJ.

Tutti li membri efercitino quell' ohicio, al quale furono defti- nati , cioè che ne' morti e dormienti niifun membro apparifca vivo o defto , cofi il piede , che riceve il pefo dell' huomo , fia fchiaccia- to, e non con dita fcherzanti, già non pofarte fopra il calcagno.

Ve moti delle parti del <njolto , GAP. GLXXXVIL

Li moti delle parti del volto, mediante gì* accidenti mentali, fono molti j de' quali i principali fono ridere, piangere, gridare, can- tare in diverfe voci acute e gravi, ammiratione, ira, lentia, malin- conia, paura, doglia, e fimili, delle quali (\ farà mentione, e pri- ma del rifo, e del pianto, che fono molto fimili nella bocca, e nelle guancie, e ferramento d' occhi, ma folo fi variano nelle cigfia,

e

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DI LIONARDO DA VINCI. 55

.e loro intervallo : e quefto tutto diremo al Tuo luogo , cioè delle varietà che piglia il volto , le mani , e tutta la perfona per ciafcun de^r accidenti, de' quali a te, pittore, è necelTaria la cognitione , non la tua arte dimoftrerà veramente i corpi due volte morti . Et ancora ti ricordo che li movimenti non fiano tanto sbaleftrati , e tanto mofl'i, che la pace paia battaglia o morefca d'imbriachi: e fo- pra il tutto che li circolanti al cafo per il quale è fatta 1' hiiloria fìano intenti con atti che moftrino ammiratione , riverenza, dolore, fofpetto , paura, o gaudio, fecondo che richiede il cafo per il qua- le è fatto il congiunto , o vero concorfo delle tue figure : e fa che le tue hiflorie non fieno 1' una fopra 1' altra in una medefìma parte con diverfì orizzonti , fi che ella paia una bottega di mereiaio con le fue cafTette fatte a quadretti.

Ve membri e defcr'tt'ione ci' effigie . GAP. CLXXXVIII.

Le parti che mettono in mezzo il globo del nafo fi variano in otto modi , cioè o elle fono egualmente dritte , o egualmente conca- ve , o egualmente convelTe : i.* Overo fon difegualmente rette, con- cave , t convefle , 2."* Overo fono nelle parti fuperiori rette , e di fotto concave, 3.* Overo di fopra rette, e di fotto convelle, 4." Ove- ro di fopra concave e di fotto rette , 5." O di fopra concave , e di fotto conveffe, 6." O di fopra convefTe , e di fotto rette, 7.* O di fopra convefle , e di fòtto concave .

L' applicatura del nafo col ciglio è di due ragioni , cioè , o eh' ella è concava , o eh' ella è dritta .

La fronte ha tre varietà , o eh' ella è piana , o eh' ella è con- cava , o eh' ella è colma . La piana fi divide in due parti , cioè o ch'ella è convelTa nella parte di fopra, o nella parte di fotto, ove- ro di fopra e di fotto, overo piana di fopra e di fotto.

Modo di tener a mente , e del fare uri effgie humanci in profilo , folo col guardo d' una fol <volta . GAP. CLXXXIX.

In quefto cafo ti bifogna mandare alla memoria la varietà de' quattro membri diverfì in profilo, come farebbe nafo, bocca, mento, e fronte. E prima diremo de' nafi, li quali fono di tre for- ti , dritto , concavo , e coveflo . De' dritti non ven' è altro che quat- tro varietà, cioè lungo, curto , alto con la punta, e baffo. I nafì concavi fono di tre forti, delle quali alcuni hanno la concavità nel- la parte fuperiore , alcuni nel mezzo , & alcuni nella parte inferio- re. Li nafi conveffi, ancora fi variano in tre modi, alcuni hanno in gobbo nella parte di fopra, alcuni nel mezzo, alcuni di fotto:

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5<5 TRATTATO DELLA PITTURA

li fporti che mettono in mezzo il gobbo del naio fi variano in tre modi ^ cioè o fono dritti, o fono concavi, o fono convefli .

Modo di tener a mente la forma d* un molto. CAP. CXC.

Se tu vuol con facilità tener a mente un' aria d' un volto , im^ para prima di molte tcfte, bocche, pcchi , nafi, menti, go^c , col!i, e fpalle: e poniamo cafo , Li nafi fono di dieci ragioni ; dritto, gob- bo , cavo , col rilievo più sii , o più giù che il mezzo , acquilino , fi- mo , tofido , & acuto : quefti fono buoni in quanto al profilo . In faccia fono di undici ragioni: eguali, groffi in mezzo, {bttili in mez- zo , la punta grolla e fottile nell' appiccatura , fottile nella punta e grolTo nell'appiccatura, di larghe narici, di ilrette , di alte, di baf- fe , di buchi fcoperti , e di buchi occupati dalla punta : e cofi tro- verai divcrfità neir altre particole : le quali cofe tu devi ritrarre dal naturale, e metterle a mente. Overo quando tu devi fare un volto a mente , porta teco un picciol libretto , dove fiano notate fimili fat- * tioni , e quando hai dato un' occhiata al volto della pcrfona che vuoi ritrarre , guarderai poi in difparte qual nafo o bocca gì' aflomi- glia, e fagli un picciolo fegno per riconofccrlo poi a cafa, e met- terlo infieme,

T)elle bellezze di evolti. CAR CXCL

Non fi faccia mufcoli con afpre diffinitionl, ma H dolci lumi fìnifchino infenfibilmente nelle piacevoli & dilettevoli ombre , e di quello nafce gratia e formofità .

DelV attitudine . CAP. CXCIL

La fontanella della gola cade fopra il piede , e gittando un brac^ ciò innanzi , la fontanella efce di elfi piedi , e la gamba getta in <liecro, la fontanella va inanzi, ^ cofi fi rimuta in ogni attitudine.

2)/ movimenti delle membra quando fi figura V huomo che Jìano atti

frofrij. CAR CXCIIL

Quella figura , della quale il movimento non è compagno dell' accidente che è finto elTer nella mente della figura, moftra le mem- bra non efier obbedienti al giuditio d' effa figura, & il giuditio dell' operatore valer poco j però deve moftrare tal figura grand' affettionc e fervore , e moftrar che tali moti , altra cofa di quello per cui fia- no fatti non poflino fignificare.

Velie

DI LIONARDO DA VINCI. 57

Velie me-mhrtjìcatiom degV ignudi. GAP. CXCIV.

Le membra degl' ignudi debbono effere più o meno evidenti nel difcoprimento de' mufcoli fecondo la maggior o minor fatica di detti membri, e mollrar Iblo quelli membri che più s' adoprano nel moto o attione , & più fi manifclli quello eh' è più adoperato, e quello che nulla s adopera reftì lento e molle.

"Del moto e cor Co dell ' hnomo ^ altri animali . GAP. G X G V.

Quando V huomo fi muove con velocità o tardità , femprè quella parte che fopra la gamba foftiene il corpo , farà più bafla che r altra .

binando è maggior dijfereni^a d^ altet.i.a di fpalle mlV attioni dell' huomo .

GAP. GXGVI.

Quelle fpalle o lati dell' huomo, o d' altri animali, haranno infra loro maggior differenza nell' altezza , delle quali il fuo tutto farà di più tardo moto 5 feguita il contrario , cioè che queUe parti dell' animale haranno minor differenza nelle loro altezze, delle quali il Cuo tutto farà di più veloce moto . E quello fi prova per la 9.^ del moto locale, dove dice: Ogni grave pefa per la linea del fuo moto: adunque movendofi il tutto verfo alcun luogo, la parte a quella unita, feguita la linea breviffima del moto del fuo tutto, fenza dar di pefo nelle parti laterali d' elfo tutto ,

tifpojla contra. GAP. GXGVII.

Dice r avverfàrio , in quanto alla prima parte di fopra , non efTer neceffario che 1' huomo che flà fermo , o che camma con tar- do moto , ufi di continuo la predetta ponderatione delle membra fopra il centro della gravità che foftiene il pefo del tutto , perche molte volte 1' huomo non ufa ne oiferva tal regola, anzi fa tutto il contrario, conciofiache alcune volte effo {\ piega lateralmente, lìando fopra un fol piede , alcuna volta fcarica parte del ilio pefo fopra la gamba che non è retta , cioè quella che fi piega nel gi- nocchio, come fi molerà nelle due figure B. G. {Fig. 21.) Riipon- òc{\ che quel che non è fatto dalle fpalle nella figura G. è fatto nel fianco , come fi è dimoflrato a fuo luo^o .

H Coma

58 TRATTATO DELLA PITTURA

Come ti braccio raccolto muta tutto V huomo dalla jlia ^nma fonder atwne (Quando ejfo braccio s ejìende . GAP. CXCVIII.

L' eftenfione del braccio raccolto muove tutta la pondeiatione dell' huomo fopra il fuo piede fblìentacolo del tutto, come il mo- fìra in quello che con le braccia aperte va lopra la corda fcnza altro baftone ,

3)ell' huomo e altn avimalt che nel muo-oerfi con tardità non hanno il centro (iella gratuità troppo remoto dal centro delli fojlentacoli

GAP. GXGIX.

Queir animale harà il centro delle gambe fuo fofìentacolo tan- to pili vicino al perpendicolo del centro della gravità , il quale farà di pili tardi movimenti, e cofi di convergo, quello harà il centro de' foftentacoli più remoto dal perpendicolo del centro della gravi- tà Tua , il quale fia di più veloce moto .

T)eir huomo che porta un pefo fopra le fue fpalle .

GAP. ce.

Sempre la fpalla dell' huomo che foftiene il pefo è più alta che la fpalla fenza pefo, e quefto moftra nella figura, {tig. 22.) per la quale paffa la linea centrale di tutto il pefo dell' huomo, e del pefo da lui portato : il qual pefo comporto non fufle divi- fo con egual foma fopra il centro della gamba che pofa , farebbe neceffità che tutto il comporto rovinaile ; ma la necertità provede che tanta parte del pelo naturale dell' huomo getta da un de' la- ti, quanto è la quantità del pefo accidentale che aggiunge dall' op- posto lato : e querto far non li può le l' huomo non piega e non s' abballa dal lato luo più lieve con tanto piegamento che partecipi del pefo accidentale da lui portato : e quello far non può la fpalla del pefo non alza, e la fpalla lieve non s' abbafla . E que- llo è il mezzo che 1' artilìtiola nccelfità ha trovato m tale attiene .

"Della ponderatione dell ' huomo fopra li fuoi piedi , GAP. GGL

Sempre il pefo dell' huomo che pola fopra una lòl gamba farà divifò con egual parte oppolìta fopra il centro della gravità che forti ene (f/^- 23.)

•DelV

Poe/, /«f.

DI LIONARDO DA VINCI. 59

"Dell ' huomo che fi morje . C A P. C C II.

L* huomo che fi move harà il centro della Tua gravità fopra il centro della gamba che pofa in terra {Ftg. 24.)

Velia biltcat'toìie del pefo di quahmcjiie ammale immobile fopra le fue gambe.

GAP. ceni.

La privatione del moto di qualunque animale, il quale pofa li Tuoi piedi , nafce dalla privatione dell' inegualità che hanno infra lo- ro oppofitj pefi che fi foftengono fopra i lor pefi (F/^. 25.)

\D e piegamenti e 'voltamenti dell' huomo. CAP. CCIV.

Tanto diminuifce 1' huomo nel piegamento dell' uno de' Cuoi lati quanto egli crefcc nell' altro Tuo lato oppofito , e tal piegatura farà all' ultimo fubdupla alla parte che fi eftende . Et di quefto (i farà particolar trattato.

Ve' piegamenti. CAP. CCV.

Tanto quanto uno de' lati de' membri piegabili fi farà più lun- go, tanto la fua parte oppofita farà diminuita. La linea centrale e- itrinfeca de' lati che non fi piegano , ne membri piegabih , mai di* minuifce o crefce di fua lunghezza.

Velia equiponderantia . CAP. C C V I.

Sempre la figura che foftiene pefo fuor di e della linea cen- trale della fua quantità , debbe gettar tanto pefo naturale o acci- dentale dall' oppofita parte , che faccia equiponderanza de' pefi in- torno alla linea centrale che fi parte dal centro dalla parte del pie che fi pofa , e paffa per tutta la foma del pefo fopra cffa parte de* piedi in terra pofata . Vedefi naturalmente uno che piglia un pc(b dall' uno de' bracci , gittar fuori di il braccio oppofito ; e que- llo non baila a far 1' equiponderanza , vi porge tanto più pefo di (e medefimo piegandofi , che fi fa fufficiente a refiftere all' applicato pefo . Si vede ancora in uno che fia per cadere rovefcio l' uno de* fuoi lati laterali , che femprc getta in fuori il braccio dell' oppofita parte .

H 2 Piì

6o TRATTATO DELLA PITTURA

Del ìnoto humano . C A P. C C V IL

Quando tu vuoi fare 1' huomo motore d* alcun pefo confiderà che li moti debbono eOfer fatti per diverfc linee, cioè o di baffo in alto con femplice moto, come fa quello che chinando fi piglia il pefo che rizzandofi vuole alzare, o quando vuole ftrafcinarfi al- cuna cofa dietro, overo fpingere innanzi, o vuoi tirar in balio con corda che palTa per carruccola . Qui fi ricorda che il pefo delf huo- mo tira tanto quanto il centro della gravità fua è fuori del centro del fuo foitentacolo . A quello s' aggiunge la forza che fanno le gambe o fchiena piegate nel fuo rizzarfi ,

Mai fi fcende o fale, mai fi cammina per niffuna linea, che il pie di dietro non alzi il calcagno.

Del moto creato dalla dejìrutttone del bilico. GAP. CCVIIL

Il moto è creato dalla dcftruttione del bilico, cioè dall' inegua- lità: imperoche niffuna cofa per fi move che non efchi dal fuo bihco, e quella fi fa più veloce, che più fi rimovc dal detto fuo bilico .

Vel bilico delle figure . C A P. C C I X.

Se la figura pofà fbpra uno de* fuoi piedi , la fpalla di quel Iato che pcfa fia fempre più balTa che 1' altra, e la fontanella della gola farà fopra il mezzo della gamba che pofà. Il medefimo acca- derà per qualunque linea noi vedremo effa figura elTendo fcnza brac- cia f^ortanti non molto fuori della figura , o fqnza pefo adolTo , o in mano, o in fpalla, o fportamento della gamba che non pofa innanzi o indietro. {Fig. 26.)

Della grafia delle membra. GAP. CCX.

Le membra nel corpo debbono effcre accommodatc con gratia al propofìto dell' effetto che tu vuoi che faccia la figura: e tu vuoi fare la figura che mofiri in leggiadria , debbi far membri gentili, e difìefi, fenza dimoftratione di troppi mufcoli , e quei po- chi che al proposto farai dimoflrare, farli dolci, cioè di poca evi- denza, con ombre non tinte, e le membra, e maffiniamente le brac» eia difnodate , cioè che niffun membro non ftia in linea dritta col membro che s'aggiunge feco. E il fianco polo dell' huomo fi tro- va, per lo pofare fatto, che il dcfiro fia più alto che il finifiro, farai la giuntura della fpalla fuperioré piovere per linea peroendico- lare fopra il più eminente oggetto del fianco, e fia ella fpalla deftra

più

DI LIONARDO DA VINCI. 6\

più baflfa della finiflra, e la fontenella fia Tempre fuperiorc al mezzo della giuntura del pie di fopra che pofa la gamba : e la gamba che non pofa habbia il Tuo ginocchio più balio che l'altro, e prefTo ali' altra gamba.

Le hutitudini della tefta e braccia fono infinite, però non m' eften- derò in darne alcuna regola . Dirò pure che elle fiano facili e grate con varij torcimenti, acciò non paiano pezzi di legno.

Delle comodità delle membra. GAP. CCXI,

In quanto alla comodità d* efTì membri , harai a confìdcrare che quando tu vuoi figurare uno che per qualche accidente fi hab- bia a voltare in dietro, o per canto, che tu non facci muovere piedi e tutte le membra in quella parte dove volta la tefta, anzi farai operare col partire efio fvolglmento in quattro giunture, cioè quella del piede, del ginocchio, del fianco, e del collo: e pofe- rai fu la gamba deftra , farai il ginocchio della finiftra piegare in dentro, & il Tuo piede fia elevato alquanto di fuori, e la fpalla fi- nilka fia alquanto più bafia che la deftra , e la nucca fi fcontri nel medefimo luogo dove è volta la noce di Riori del pie finiflro , e la fpalla finiflra farà fopra la punta del pie dcflro per perpendicolar linea: e fcmprc ufa, che dove le figure voltano la tefta , non vi fi volga il petto, che U natura per noRra comodità ci ha fatto il col- lo , che con facilità può fervire a divcrfc bande , volendo 1* occhio voltarfi in varij fiti : & a quefto medefimo fono in parte obbedienti r altre giunture: e fai 1' huomo a federe, e che le fue braccia s' a- veflcro in qualche modo ad adoprare in qualche cofa traverfa, fa fhe il petto fi volga fopra la giuntura del fianco.

2)' una figura fola fuor dell ' hifìoria . GAP. C C A II.

Ancora non replicar le membra ad un medefimo moto nella figura la quale tu fìngi efTer fola, cioè che la figura moftra di correr fola, che tu non gli facci tutte due le mani innanzi, ma una innanzi, e l'altra indietro, perche altrimentc non può correrci e fc il pie deftro è innanzi , eh' il braccio deflro fia indietro , & il fini- ftro innanzi, perche fcnza tal difpofitione non fi può correr bene. E gli farà fatto uno che lo feguiti, che habbia una gamba che fi getti alquanto innanzi , fa che f altra ritorni fotto la tefta , & il braccio fuperiore fcambij il moto, e vada innanzi: e cefi di que» {lo fi dirà a pieno nel libro de' tpovimcnti.

6t TRATTATO DELLA PITTURA

Sluah fono le principali import ant'ie che appartengono alla figura.

GAP. CCXIII.

Fra le principali cofe importanti che fi richiedono nelle figura- tioni degl' animali , è fituar bene la fella fopra le (palle , il bullo fopra i fianchi, e i fianchi e fpalle fopra i piedi.

Del bilicar ti pefo intorno al centro della gravita de corpi .

GAP. ccxiy.

La figura che fenza moto fopra li fiioi piedi fi rofiicnc, darà (di eguali pefi oppofiti intorno al centro del fiio fi-ilcntacolo . Di- co che la figura fenza moto farà pofata fopra li fuoi piedi , che s'ella getta un braccio inanzi al fuo petto, eh* ella debba gettar tanto pefo naturale indietro quanto ne getta del naturale & acci- dentale inanzi j e quel medefimo dico di ciafcuna parte che fporta fuori del fuo tutto oltre al folito.

Delle fgure cioè hanno a maneggiare e portar pefi, GAP. CCXV.

Mai fi leverà o porterà pefo dall' huomo , che non jnandi di più di altrettanto pefo che quello che vuole levare, e lo fporti in oppofita parte a quella dove eiTo leva il detto pefo.

Delle attitudini degV huomini. GAP. GGXVI.

Siano le attitudini degl' huomini con le loro membra in tal mo- do difpofti, che con quelle fi dimoflri 1' intentione del loro animo.

Varietà d' attitudini. GAP. GCXVIL

Pronuntlanfi gì* atti negl* huomini fecondo le loro età e digni- tà, e fi variano fecondo le fpetie , cioè de' mafchi & delle femmine.

Delle attitudini delle figure . GAP. G G X V 1 1 L

Dico che il pittore deve notar le attitudini e li moti degl' huo- mini nati di qualunque accidente immediate , e fiano notati o meffi nella mente , e non afpettar che 1' atto del piangere fia fatto fare a uno in prova fenza gran caufa di pianto, e poi ritrarlo , perche tal atto non nafcendo dal vero cafo, non farà ne pronto ne naturale: ma e ben buono haverlo prima notato dal cafo naturale, e poi fare ftar uno in quell'atto per yederc alcuna parte al propofito, e poi ritrarlo.

Delle

DI LIONARDO DA VINCI. 6^

Delle atttoìi de c'irco^Iaìiti a un cefo notnv.do . GAP. C C X I X,

Tutti li circolìanti eh qualunque caio degno d' eflere notato ftanno con divedi atti ammirativi a confìdcrare eflo atto , come quando la ^iuftitia punifcc li malfattori : e il cafb e di cofa. de- vota, tutti li circoftanti drizzano gì' occhi con divcrfì atti di devo- tionc a elio cafo, cerne il mollrare 1' oilia nel (acriHcio , e fìmili : e s' egli e cafo degno di rifo , o di pianto , in quello non è ne- cedario che tutti li circolanti voltino gì' occhi a elio calo , ma con diverfi movimenti , e che gran parte di quelli fi rallegrino , o dolghino infieme: & Te il calo è paurofb , li vifi fpaventati di quel- li che fuggono faccino gran dimoftratione di timore, &. di fuga, con varij movimenti , come fi dirà nel libro de' moti .

%uahtci degV ignudi , GAP. G G X X.

Non far mai una figura che babbi del fottilc con mulcoli ò\ troppo rilievo i imperoche gì' huomini fottili non hanno mai troppa carne fopra 1' ofTa , ma fono fottili per la fcarfità di carne , e dove è poca carne , non può effer grolTezza di mufcoli ,

Come li mufcolt fon corti e grojf, GAP. G C X X I,

I mufcolofi hanno grolTe I* offa, e fono huomini groflì e cor- ti, & hanno careltia di graffo, imperoche le carnofità de* mufcoli per loro accrefcimento fi riilringono infieme , & il graflo che inha loro (i fuole interporre non ha luogo , & i mufcoh in tai magri efiendo in tutto colhetti infra loro , e non potendofi dilatare , cref- cono in groifezza , e più crefcono in quella parte che è più remota da loro cltremi, cioè inverfo il mezzo della loro larghezza e lon- ghezza .

Come li gycfjfì mn hanno grofjì mufcoli . GAP, GGXXII,

Ancora che li graffi fiano in corti e groffi, come gì' antidec- ti mufcolofi, elfi hanno fiottili mufcoli, ma la loro pelle velie mol- ta groflezza fpognoia e vana, cioè piena d' aria i però efii gralh {\ foftengono più lopra 1' acqua che non fanno li mufcolofi , che han- no nella pelle rinchiufa meno quantità d'aria.

^Imlt fono li mufcolt che fparifcono ne' mo'vtmenù di'verft dell ' kuomo .

GAP. GGXXllI.

Neir alzare & abballare delle braccia le poppe fparifcono, o

elle

64 TRATTATO DELLA PITTURA

elle fi fanno di piìà rilievo : il ornile fanno li rilievi de' fianchi nel piegarfi in fuori o in dentro nelli loro tìanchii e le fpalle fanno più varietà , & li fianchi , & il collo , che nilìun' altra giuntura , perche hanno li moti più variabili: e di quello iarà un libro particolare.

Vemufcoli. GAP. ce XXIV.

Li membri non debbono haver nella gioventù pronuntiationc de' mufcoli , perche fegno di fortezza attempata , e ne' giovanetti non è tempo, ne matura fortezza: ma fiano i fentimenti delle mem- bra pronuntiate più o meno evidenti, fecondo che più o meno fa- ranno affaticati: e Tempre li rnufcoli che fono affaticati fono più alti e groffi che quelli che ftanno in ripofo , e mai le linee centrali in- trinfeche de' merpbri che fi piegano ftanno nella loro naturai lunghez- za.

Che r ignudo Jìgurato con grand* enjide;rx>a de mufcolt Jìa fenica moto . GAP. G G X X V.

L* ignudo figurato con grand' evidenza di tutti i fi.ioi mufcoli fìa fenza moto , perche non fi può muovere